UNHCR: PREOCCUPATI PER L’IMPATTO DELLA SOSPENSIONE DEL PROGRAMMA PER I RIFUGIATI AMERICANO

UNHCR: PREOCCUPATI PER L’IMPATTO DELLA SOSPENSIONE DEL PROGRAMMA PER I RIFUGIATI AMERICANO

GINEVRA\ aise\ - L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi è “profondamente preoccupato” per l'incertezza che stanno vivendo migliaia di rifugiati in tutto il mondo in procinto di essere reinsediati negli Stati Uniti.è quanto si apprende da una nota dell’UNHCR, in cui si ricorda che, solo questa settimana, l’America sarebbe dovuta diventare la nuova casa di oltre 800 rifugiati, mentre ora è stato vietato loro l’ingresso negli Stati Uniti.
L’UNHCR stima che 20.000 rifugiati in condizioni precarie sarebbero dovuti essere reinsediati negli Stati Uniti durante i 120 giorni della sospensione annunciata venerdì, sulla base dei valori medi mensili degli ultimi 15 anni.
I rifugiati, riporta l’Agenzia Onu, “sono in ansia, confusi e con il cuore spezzato a seguito di questa sospensione in un processo che è già molto lungo”. I rifugiati “condividono le stesse preoccupazioni di sicurezza degli americani. Loro stessi fuggono da guerre, persecuzioni, oppressione e terrorismo. Le persone e le famiglie che l’UNHCR segnala ai governi per essere reinsediati sono le categorie più vulnerabili - come ad esempio le persone che necessitano di assistenza medica urgente, vittime di torture, donne e bambine a rischio. Le nuove case messe a disposizione dai Paesi che aderiscono al programma di reinsediamento sono salva vita per le persone che non hanno alternative”.
La stragrande maggioranza dei rifugiati nel mondo, ricorda l’UNHCR, “sono accolti dai Paesi in via di sviluppo, e meno dell'1 per cento è stato reinsediato a livello globale. Le persone che gli Stati Uniti decidono di reinsediare, dopo aver passato rigorosi controlli di sicurezza americani, arrivano nel Paese per ricostruire le loro vite con dignità e in sicurezza”. L'UNHCR auspica che “possano farlo il più presto possibile”.
Il reinsediamento “è stato un segno di solidarietà tangibile nei confronti dei rifugiati più vulnerabili nel mondo”, rposegue l’UNHCR. “È anche uno strumento importante per i governi e le comunità di condivisione delle responsabilità con i principali Paesi che accolgono i rifugiati, che hanno dovuto sopportare il peso delle crisi che hanno portato migliaia di persone alla fuga negli ultimi anni".
Per decenni, ricorda l’Agenzia Onu, “gli Stati Uniti sono stati leader mondiali nella protezione dei rifugiati, una tradizione radicata nella tolleranza e nella generosità del popolo americano”. L'UNHCR auspica che “gli Stati Uniti continuino a ricoprire il loro forte ruolo di leadership e che proseguano nella loro lunga storia di protezione di coloro che fuggono da guerre e persecuzioni”.
Ancora oggi, Grandi ha ribadito la posizione dell'UNHCR secondo la quale i rifugiati dovrebbero ricevere “parità di trattamento di protezione e assistenza e opportunità per il reinsediamento, a prescindere dalla loro religione, nazionalità o razza”. (aise) 

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