VIRO (MAIE): BENE L’ESPERIENZA ALL’ESTERO PER NOSTRI GIOVANI MA INCENTIVIAMOLI A TORNARE IN ITALIA

VIRO (MAIE): BENE L’ESPERIENZA ALL’ESTERO PER NOSTRI GIOVANI MA INCENTIVIAMOLI A TORNARE IN ITALIA

SANTO DOMINGO\ aise\ - "I dati contenuti nella XII edizione del "Rapporto Italiani nel mondo", della Fondazione Migrantes, parlano chiaro: 50mila giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni, con un incremento del 23,3 per cento rispetto all’anno precedente, hanno lasciato l’Italia per motivi legati a studio o lavoro". Per Angelo Viro, dirigente del Movimento Associativo Italiani all’Estero – MAIE, vicepresidente della Casa de Italia di Santo Domingo e consigliere Comites di Panama, "questo dato va analizzato da diversi punti di vista. Non sempre è corretto, infatti, parlare di "fuga dall’Italia", che, certo, può essere una efficace sintesi giornalistica; la verità", afferma Viro, "è che i nostri giovani spesso scelgono di andare all’estero per provare nuove esperienze, migliorare la propria formazione, conoscere o perfezionare una nuova lingua e scoprire nuovi orizzonti".
"Quando si decide di andare all’estero", continua il rappresentante del MAIE, "è certamente per un miglioramento personale e professionale che soddisfa le proprie esigenze di ulteriore crescita culturale e al tempo stesso può essere utile nel lavoro e nella vita. Altra cosa è, invece, spostarsi per cercare l’eccellenza universitaria che l’Italia solo in pochi casi riesce a offrire ai nostri ragazzi, oppure per un’offerta di lavoro adeguata alla propria preparazione e ai propri sogni, perché il mercato italiano non è nelle condizioni di offrire quelle gratificazioni, anche economiche, che si meriterebbero".
"Ecco che", sostiene Angelo Viro, "se da una parte dobbiamo spingere i nostri giovani a fare delle esperienze all’estero, dobbiamo anche incentivarli a tornare in Italia, perché è qui che li abbiamo formati ed è all’Italia che appartengono. C’è davvero tanto da fare per offrire maggiori opportunità, a partire da borse di studio mirate a favorire la scelta universitaria fino all’abbattimento del costo del lavoro, affinché gli imprenditori siano spinti ad assumere chi è senza esperienza. Qualcosa, a furia di parlarne, forse sta cambiando, ma c’è davvero ancora tanto da fare".
"Non smettiamo di pensare che senza giovani non c’è futuro", è l’invito del rappresentante MAIE, per il quale, "se l’attuale governo sembra avere preso coscienza della necessità di una politica incentrata sulla valorizzazione dei nostri giovani, sappiamo che non può bastare una detassazione provvisoria alle imprese che assumono. Si devono trovare risorse per benefici e stimoli ben più consistenti, spostando lo sguardo dalle scelte per lo più conservatrici dell’esistente a una visione di più ampio respiro che produca un cambiamento strutturale della nostra società. Un equilibrio che riduca l’attuale gap generazionale e lasci ai padri e ai nonni il ruolo affettivo indispensabile nei rapporti familiari, senza che", conclude Viro, "siano tagliate le ali al volo libero e consapevole che una società di pari diritti deve sapere garantire ai propri giovani". (aise) 

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