È USCITO IL NUMERO DI OTTOBRE DI “BELLUNESI NEL MONDO”/ L’EDITORIALE DEL DIRETTORE BRIDDA

È USCITO IL NUMERO DI OTTOBRE DI “BELLUNESI NEL MONDO”/ L’EDITORIALE DEL DIRETTORE BRIDDA

BELLUNO\ aise\ - “C’è un’altra Belluno in Brasile” è il titolo che accompagna la foto di copertina del numero di ottobre di “Bellunesi nel mondo”, rivista dell’omonima associazione. Un’immagine che rappresenta un gruppo di bellunesi che emigrarono alla fine dell’Ottocento nella “Quinta colonia” brasiliana e che, proprio in questa zona, fondarono la città Nova Beluno.
L’articolo di fondo, a firma del direttore responsabile Dino Bridda, punta il dito sulla mancanza di rispetto e sullo stato di rassegnazione che sta vivendo il popolo italiano.
Spazio anche alla Brexit e al parere da parte di un bellunese residente in Uk e di un inglese residente a Belluno. Le pagine di attualità riguardano l’occupazione in Italia e il “Rapporto immigrazione 2017-2018”; viene inoltre ricordato il 55.mo anniversario del disatro del Vajont, con una serie di testimonianze. Numerose le pagine dedicate all’associazionismo, alla provincia di Belluno, al turismo e alla cultura nel territorio bellunese. Toccanti le storie di emigranti. Concludono la rivista le rubriche delle Famiglie Abm con le loro molteplici attività.
L’editoriale del direttore Dino Bridda.
“Cercando di leggere la realtà quotidiana del nostro Paese mi scontro sempre con una parola: “rassegnazione”. Pare che oggi gli italiani seguano alla lettera la spiegazione che ne dà il vocabolario Treccani: “Disposizione dell’animo ad accogliere senza reagire fatti che appaiono inevitabili, indipendenti dal proprio volere”.
Peggio ancora: pare che la maggioranza degli italiani segua l’altra definizione della parola “rassegnazione”, ovvero “Accettazione della volontà altrui anche se contraria alla propria”. Traduzione: una minoranza dedita alla corruzione, alla furbizia, alla sopraffazione dell’altro, ha sempre partita vinta contro chi non reagisce. Un’altra parola mi angoscia per la sua latitanza dalla scena pubblica e privata: “rispetto”.
A tal proposito il vocabolario Treccani recita: “Sentimento che porta a riconoscere i diritti, il decoro, la dignità e la personalità stessa di qualcuno, e quindi ad astenersi da ogni manifestazione che possa offenderli”. Se ci fosse più rispetto, anche verso se stessi, dalla cronaca quotidiana scomparirebbero quasi del tutto notizie di omicidi/femminicidi e violenze d’ogni specie. Pure quelle di aggressioni verbali. Più rispetto e meno rassegnazione potrebbero farci raggiungere quell’equilibrio armonico che serve a costruire una società davvero civile. Al contrario è inevitabile l’imbarbarimento. Come uscirne? Con le due fondamentali agenzie formative: la famiglia e la scuola. La prima educando i figli al rispetto di se stessi e dell’altro, la seconda puntando sull’educazione civica per formare l’individuo-futuro cittadino”. (aise) 

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