24 AGOSTO: DUE ANNI DAL TERREMOTO

24 AGOSTO: DUE ANNI DAL TERREMOTO

ROMA\ aise\ - Nomi entrati tristemente nelle cronache nazionali ed europee: Amtrice, Accumoli, Arquata del Tronto. E poi ancora, Norcia, Castelsantangelo sul Nera, Ussita e una miriade di centri più o meno grandi, più o meno conosciuti e ancora oggi, a due anni di distanza, ridotti a cumuli di macerie o, nel migliore dei casi, a paesi fantasma.
Due anni da quella notte del 24 agosto 2016, quando una devastante scossa di terremoto (la prima di un lunghissimo sciame sismico che ancora oggi mette paura) provocò circa 300 morti nel Centro Italia, devastando intere zone tra Lazio, Abruzzo e Marche in quel periodo frequentate soprattutto da villeggianti.
A distanza di tempo è ancora vivo il ricordo di quelle ore e di quei giorni frenetici, quando la macchina dei soccorsi e della solidarietà si mise in moto. Anche gli italiani residenti all’estero si mossero per fornire il loro contributo, assecondati in questo senso della Farnesina, dai Comites e dalle varie associazioni, che si adoperarono per aprire vari canali di contatto mentre ancora i dispersi giacevano sotto le macerie.
La situazione di oggi, purtroppo, è ben lontana dal fermento di quei giorni. La macchina burocratica ha rallentato la ripresa di quelle zone e ancora tanti, troppi sono gli sfollati senza una casa, sradicati dai loro paesi ancora oggi transennati e, in molti casi, tenuti sotto stretta sorveglianza dall’Esercito, ancora oggi schierato contro eventuali sciacalli.
Giusto per citare qualche dato, il MIBACT fa sapere che, a due anni dal terremoto, “sono oltre 22mila le opere d’arte recuperate e più di 15mila i libri, mentre i beni archivistici superano i 5mila metri lineari. Dopo essere stato salvato dalle macerie e dal rischio di nuovi crolli, questo immenso patrimonio è attualmente custodito nei depositi allestiti nelle quattro regioni colpite, dove viene sottoposto ai necessari interventi conservativi. Intanto, oltre 1.600 edifici di interesse culturale sono già stati messi in sicurezza”.
Ancora intenso il lavoro svolto di concerto tra Vigili del Fuoco, Carabinieri, Nucleo Tutela della Protezione Civile, volontari, Esercito, Marina e Aeronautica, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Croce Rossa e enti vari. Queste istituzioni operano in diversi ambiti, tra cui il ripristino della viabilità e delle infrastrutture essenziali, distribuzione del vitto alla popolazione sfollata, trasporti, rimozione delle macerie e realizzazione di alcune soluzioni abitative di emergenza.
Attualmente, sempre per citare alcuni dati, oltre 360 militari dell’Esercito stanno operando presso i comuni delle Marche (Arquata del Tronto, Castelsantangelo sul Nera, Visso, Sarnano e Montegallo), Lazio (Amatrice e Accumoli) e Abruzzo (Campotosto), e centinaia sono i mezzi speciali del Genio impiegati in quelle località.
Ciononostante, fa male pensare che molti di questi splendidi luoghi, un tempo meta di turismo, probabilmente resteranno interdetti per ancora molto, molto tempo. Non resta che sperare nelle istituzioni dello Stato e, per quanto possibile, contribuire a non abbandonare le persone sfollate, a far rinascere una qualche forma di economia, permettendo così a queste popolazioni di ripartire. (aise) 

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