5 ANNI ALLA FARNESINA: MARIO GIRO RINGRAZIA E SALUTA

5 ANNI ALLA FARNESINA: MARIO GIRO RINGRAZIA E SALUTA

ROMA\ aise\ - “Il mio è un ringraziamento di cuore a tutti voi per avermi sostenuto in questi cinque anni straordinari alla Farnesina, prima come Sottosegretario e poi come Vice Ministro degli esteri”. Inizia così il lungo post pubblicato sabato da Mario Giro sulla sua pagina facebook.
Al termine del suo incarico al Ministero degli Esteri, Giro scrive: “ho tanti da ringraziare: dai due Presidenti della Repubblica Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella, ai tre Presidenti del consiglio Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, ai quattro ministri degli esteri, Emma Bonino, Federica Mogherini, Paolo Gentiloni e Angelino Alfano, a tutti i diplomatici, dai segretari generali Michele Valensise ed Elisabetta Belloni, ai membri di gabinetto, alle varie DG e DC, all’URP, alle aree funzionali e agli impiegati del MAE, ai contrattisti, all’AICS e tutti i suoi operatori, a quelli della cultura, a quelli delle nostre ambasciate e consolati, ai sindacati, a tutto il personale tecnico del Ministero, ai Carabinieri, alla Guardia di Finanza e alle Guardie giurate, a chi ha pulito, ci ha fatto da mangiare, ci ha assistito in ogni modo. Alle mie tutele. Non posso citarvi tutti anche perché cinque anni alla Farnesina sono tanti. Di ognuno di voi porto con me un pensiero e un ricordo”.
Poi, aggiunge, “ci sono tutti coloro con cui ho collaborato: gli altri Ministri, viceministri e sottosegretari, i dipendenti degli altri ministeri, in particolare prefetti e personale del Ministero dell’Interno, inclusa la PS; responsabili e personale del MIBACT, del MIUR, della Presidenza del Consiglio, del MISE, del MEF, del MATTM, del Ministero della Giustizia, del Ministero della Difesa, della Camera e del Senato, delle Regioni e dell’ANCI, dell’ICE, della SACE, della CDP, dell’AISE, dell’IILA, della Dante Alighieri, degli IIC, degli enti gestori, del CGIE, delle Università per Stranieri, delle scuole e licei italiani nel mondo, degli addetti scientifici, ricercatori e archeologi… Perdonatemi se dimentico qualcuno. Inoltre ringrazio i partiti e i loro responsabili nazionali e parlamentari, assieme a tutti coloro che dalla società civile ed economica hanno collaborato in questi anni con il nostro lavoro: le ONG e le OSC, il Terzo Settore, i membri e i gruppi del Consiglio nazionale della cooperazione, le imprese e le loro organizzazioni, la Confindustria, i media, i sindacati e le tante associazioni e organismi di ogni tipo nell’ambito della cultura, dei servizi, dell’imprenditoria, della ricerca e del sociale, senza dimenticare i tantissimi cittadini e cittadine che individualmente mi hanno scritto. A tutti ho cercato di dare una risposta”.
“Vi ringrazio – scrive Giro – perché senza di voi non avrei potuto fare ciò che ho fatto: avevo infatti immaginato un lavoro corale, di condivisione e collaborazione, senza pregiudizi di appartenenza, con trasparenza, coinvolgimento e circolazione delle idee, per giungere insieme alle decisioni migliori. Mi sono dato alcune priorità, lo sapete: una nuova riflessione sull’Africa come opportunità; una cooperazione allo sviluppo più rapida e al passo coi tempi; un nuovo legame politico con l’America Latina; la ripresa della proiezione della cultura e della lingua italiana nel mondo; una sinergia più forte tra istituzioni, ONG e imprese al fine di internazionalizzare il sistema Italia. Inoltre ho avuto l’onore di incontrare i tanti italo-discendenti e le loro collettività: un pezzo significativo di Italia nel mondo che aumenta la nostra reputazione. Ho provato a svolgere il mio compito nel solco dell’umanesimo storico italiano che mira alla costruzione di convivenza e pace ovunque. Ho sempre creduto nella forza dell’“estroversione”: un Paese che non si apre e non coopera è destinato al declino”.
“Ho provato a dare il massimo, ho imparato tanto da ciascuno. Spero di non avervi deluso”, continua. “Spesso la condizioni politiche sono state assai complesse, come quando mi sono occupato di migrazioni –uno dei temi più caldi di questi anni- e delle loro conseguenze: dai centri di detenzione in Libia, agli accordi con i paesi di origine e transito, ai corridoi umanitari. Anche in questi casi non ho mai rinunciato al tentativo di umanizzare gli inferni di questo mondo”.
“Alla fine del mio mandato come Viceministro della cooperazione avrei tante cose da dire. Mi limito ad alcune di esse”, aggiunge Giro, che si dice “convinto che stia nascendo un’Africa nuova che ha come protagonisti giovani generazioni più intraprendenti, molta creatività e tanta voglia di fare. Credo che la spinta migratoria sia figlia anche di tale dinamismo, che per l’Europa può diventare il presupposto di un nuovo partenariato, di un vero “co-sviluppo”. L’unica scelta possibile è svilupparsi assieme e in questi anni ho lavorato per favorire la connessione di interessi e per promuovere un messaggio culturale e politico: l’Africa è vicina non come minaccia ma soprattutto come opportunità. Non dimentico nessuna delle iniziative politiche e culturali per e con tanti altri Paesi nel mondo. Un pensiero particolare va all’America Latina –tre Conferenze Italia-America Latina e Caraibi sono tante!- alla quale ci lega tanta storia ma oggi soprattutto la comune riflessione su quale possa essere la difesa del welfare, della giustizia sociale e dell’eguaglianza nel contesto di questa globalizzazione difficile”.
“Credo che oggi – osserva – la cooperazione allo sviluppo sia tornata al centro dell’agenda nazionale e ciò lo si deve anche al governo di Mario Monti e ad Andrea Riccardi, che fu ministro della Cooperazione e dell’Integrazione, che volle il Forum di Milano e che ringrazio sentitamente. Quella fu per me una scuola. In quel governo c’ero (anche se non allo stesso livello) e posso dire che oggi se ne dà una lettura troppo riduttiva. Ringrazio i volontari, le associazioni, le reti, i professori, gli insegnanti, i cooperanti, gli esperti, le diaspore, gli imprenditori, i giovani, le donne e gli uomini impegnati nella cooperazione internazionale in Italia e all’estero, venuti in più di 3000 alla Conferenza Nazionale della Cooperazione allo Sviluppo organizzata dall’Agenzia, per discutere del suo futuro, di come renderla più efficace e importante. Tutti hanno detto di credere in un mondo dove sia possibile non lasciare indietro nessuno, nel pieno rispetto dei limiti delle risorse naturali. Per questo dissi in quell’occasione che lì era riunito “il centro morale della nazione”. Ringrazio anche le oltre 20 Università e gli studenti che hanno assistito alle mie conferenze sulla cooperazione, in cui abbiamo fatto anche orientamento. Ci sono tante opportunità nell’internazionale per i giovani italiani, un modo di “partire senza andarsene””.
Quanto alla lingua italiana, Giro aggiunge: “sono stato felice di ideare gli Stati Generali della Lingua e della Cultura Italiana nel mondo e di concepire l’idea di un piano straordinario per la cultura italiana all’estero. Ringrazio tutti i partecipanti agli Stati generali, che ci hanno seguito con passione. La seconda edizione dell’evento mi ha convinto ancora di più a ritenere fondamentale la valorizzazione delle nostre lingua e cultura come soft power di influenza e non di ingerenza. Infine ho fiducia che l’Italia possa gestire il fenomeno migratorio con umanità e senza odio. Se resteremo umani, tutti i “salvati” si ricorderanno di questa nostra umanità e la trasmetteranno ai loro figli, anche ai nomi dei “sommersi”. Non posso dimenticare di ringraziare tutti i colleghi ministri, commissari e alti funzionari dell’Unione Europea –specialmente al SEAE e alla DEVCO- e degli altri paesi del mondo, con i loro ambasciatori, delegati e rappresentanti a Roma, senza dimenticare gli ambasciatori dell’Unione europea, i responsabili e rappresentanti delle Nazioni Unite e delle varie Agenzie -tra le quali un pensiero particolare va all’UNESCO-, sparsi per il mondo, con cui ho lavorato assieme. Le nostre relazioni non si esauriscono qui”.
“Un grazie particolare alla mia segreteria e ai miei collaboratori più stretti. Insieme abbiamo compiuto un bel viaggio italiano, siatene fieri. Grazie infine a tutte le persone che mi hanno sostenuto o anche solo seguito da lontano, sui media, su questa pagina, su quella pubblica o su twitter. Sono certo che il lavoro che abbiamo fatto continuerà a maturare e che i suoi frutti potranno crescere ancora negli anni a venire. Concludo con la nota dolorosa che ci ha accompagnato in questi anni: la guerra di Siria con tutte le sue lunghe e tragiche conseguenze. Credo che la pace sia una scelta politica da fare ogni giorno e che per la Siria vi sia stata una colpevole rinuncia ad operare in questo senso da parte dell’Europa e dell’Occidente. È una sconfitta per tutti, - stigmatizza Giro – frutto della rassegnazione. Non può essere questo il nostro destino. Dobbiamo reagire all’impotenza e smettere di pensare che l’unico modo di agire in questi casi sia schierarsi militarmente. Sempre si può fare qualcosa per la pace. Un’Italia aperta al mondo che prepara un futuro più giusto è una grande opportunità per se stessa, per l’Europa e per la pace. Quest’Italia migliore – conclude – continuerà ad essere una mia responsabilità, anche da semplice cittadino. Grazie a tutti”. (aise) 

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