A LONDRA LA “PAZZA FEMMINISTA” SI PRENDE LA RIVINCITA CONTRO MUSSOLINI

A LONDRA LA “PAZZA FEMMINISTA” SI PRENDE LA RIVINCITA CONTRO MUSSOLINI

LONDRA\ aise\ - La suffragetta inglese Sylvia Pankhurst che venne temuta, insultata e schedata dal regime fascista si è presa la rivincita a Londra. Ha occupato il palazzo che fu la sede del partito fascista italiano nel Regno Unito. Un passo simbolico, ovviamente, avvenuto nel quadro di una mostra inaugurata la scorsa settimana che la vede protagonista insieme al suo compagno italiano, Silvio Corio.
È stata inaugurata il 16 marzo scorso la mostra “Sylvia and Silvio”, organizzata dalla sezione dell’Anpi di Londra e curata dallo scrittore e storico Alfio Bernabei, che tre anni fa installò nello stesso edificio accanto a Trafalgar Square che ospitò la Casa del Fascio tra il 1936 e il 1940 una mostra sugli antifascisti italiani in Inghilterra durante il Ventennio. “Una riappropriazione culturale”, dice Bernabei.
La Pankhurst rimane famosissima tra le suffragette che all’inizio dello scorso secolo adottarono l’azione diretta, anche violenta, per ottenere il voto alle donne finendo spesso in prigione. Raggiunsero lo scopo, anche se solo in parte, nel 1918, per cui quest’anno in Inghilterra sono in corso molte celebrazioni del centenario con la partecipazione delle attuali deputate in parlamento.
Ciò che distingue la Pankhurst è il suo interesse per l’Italia che cominciò nel 1917 dopo aver incontrato a Londra Silvio Corio, un anarco-socialista torinese associato al gruppo di rifugiati politici italiani giunti in Inghilterra intorno all’inizio del secolo. Fu Corio che portò la Pankhurst a Torino ad incontrare Antonio Gramsci per intervistarlo sul movimento Ordine Nuovo. E fu nel corso di quella visita che lei osservò di persona alcune violente incursioni delle camicie nere.
All’epoca la Pankhurst era editrice del giornale Workers’ Dreadnought e fu la prima persona influente in Inghilterra a denunciare i Fasci di combattimento e poi il partito fascista a cominciare dal 1922.
Diventata nemica giurata del fascismo, insieme a Corio ormai convivente fisso, nei primi anni Trenta organizzò una campagna insieme ad altre donne inglesi per far uscire dall’Italia la vedova di Giacomo Matteotti, Velia. Documenti nell’Archivio di Stato a Roma dimostrano che la Pankhurst fu schedata come pericolosa sovversiva e che venne incrementata la sorveglianza intorno alla vedova per impedirne l’eventuale espatrio clandestino scortata dalle soccorritrici d’Oltremanica. La stampa fascista si scagliò con un torrente di insulti contro la “femminista inglese” descrivendola come una zitella pazzoide desiderosa di farsi “massaggiare” dalla polizia britannica. Gli attacchi aumentarono quando la Pankhurst e Corio, diventati amici di Carlo Rosselli, lanciarono una persistente campagna contro l’invasione italiana dell’Etiopia.
La mostra allestita a Londra traccia il rapporto di collaborazione tra la Pankhurst e Corio durante il Ventennio e propone il loro esempio come antidoto contro quello che Bernabei definisce il “brutto vento” che tira attraverso vari paesi d’Europa, non escluso il Regno Unito, dove l’estremismo di destra torna ad alzare la testa.
La mostra, inaugurata con la partecipazione di Helen Pankhurst, nipote della suffragetta, rimarrà aperta fino al 13 maggio. (aise) 

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