ALDO MORO: 40 ANNI DOPO MATTARELLA A VIA FANI

ALDO MORO: 40 ANNI DOPO MATTARELLA A VIA FANI

ROMA\ aise\ - Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel 40° anniversario del rapimento di Aldo Moro, ha deposto una corona di fiori in via Mario Fani, dove le Brigate Rosse sequestrarono il Presidente della Democrazia Cristiana, uccidendo i cinque agenti della scorta. L'anniversario è stato celebrato con l'inaugurazione di un monumento commemorativo dedicato a Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi.
Erano quasi le nove di mattina di un 16 marzo dal tempo sereno. Il traffico nel nord della Capitale, nel 1978, non era quello cui siamo abituati oggi e per la strada non c’era quasi nessuno.
Due macchine transitano su via Mario Fani, dirette all’incrocio con via Stresa. Nella Fiat 130 c’è Aldo Moro, presidente della DC e uomo politico tra i più importanti a livello internazionale, che in quegli anni sta faticosamente tentando di “aprire a sinistra” e formare un governo di coalizione dove anche i comunisti di Enrico Berlinguer possano governare il paese. Con lui ci sono Domenico Ricci, 42 anni, che si trova alla guida, e Oreste Leonardi, il capo della scorta di 52 anni, uomo esperto di cui lo statista si fida ciecamente.
Nell’auto che segue, un’Alfetta, i giovanissimi agenti Giulio Rivera, di 24 anni, Francesco Zizzi, di 30, e Raffaele Iozzino, 24 anni. Quello che accade negli istanti successivi rimane a tutt’oggi poco chiaro.
I testimoni (tra cui un benzinaio su via Fani e alcuni passanti) parlano del rumore di gomme che stridono sull’asfalto e, quasi contemporaneamente, di spari. Tanti spari.
Gli attimi sono concitati, ma il tutto non dura che pochi secondi. A terra restano i corpi crivellati dei cinque agenti della scorta e, sulla strada, resta abbandonata una Fiat 128 bianca con targa del corpo diplomatico, da dove, probabilmente, sono scesi gli assalitori.
Moro viene rapito. Si apre così una delle parentesi più buie della nostra storia repubblicana. Una parentesi che durerà 55 giorni e che si chiuderà nel peggiore dei modi possibili, con un omicidio che, a tutti gli effetti, segna la fine della Prima Repubblica.
A 40 anni da quei tragici eventi, ancora sono tanti gli interrogativi. Le dichiarazioni che i Brigatisti hanno rilasciato negli anni non hanno aiutato a fare luce sulle effettive responsabilità, ma resta il dato oggettivo di sei morti innocenti che, oggi più che mai, chiedono di non essere dimenticati. (gianluca zanella\ aise) 

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