BELT AND ROAD INITIATIVE: COINVOLGERE ANCHE IL SUD/ LA MOZIONE DI PETROCELLI (M5S) IN SENATO

BELT AND ROAD INITIATIVE: COINVOLGERE ANCHE IL SUD/ LA MOZIONE DI PETROCELLI (M5S) IN SENATO

ROMA\ aise\ - “Attivarsi nelle competenti sedi internazionali, affinché vengano coinvolte nella Belt and Road Initiative anche le infrastrutture del Sud Italia” e “favorire e facilitare l'ingresso delle regioni meridionali nelle rotte marittime e terrestri della BRI”. Questo il dispositivo della mozione a prima firma Petrocelli (M5S) che il senatore, presidente della Commissione Affari Esteri, ha depositato a Palazzo Madama.
Nella lunga premessa, Petrocelli ricorda che “è in fase avanzata la procedura di sottoscrizione del Memorandum di adesione al progetto "Belt and Road Initiative" (BRI), un utile strumento strategico di sviluppo economico e geopolitico per il nostro Paese; la Belt and Road Initiative (BRI) è una proposta che punta ad incrementare le interconnessioni nello spazio euro-asiatico attraverso infrastrutture energetiche, dei trasporti, finanziarie e digitali, che agevolino flussi di risorse, merci, servizi e persone tra l'Asia orientale e i mercati europei, passando per Asia centrale, Medio Oriente, penisola arabica e Africa settentrionale; la via marittima dell'Iniziativa assume un ruolo centrale per il continente europeo, dato che appena il 2 per cento delle merci veicolate tra Cina ed Europa è trasportato via terra”.
“Per l'Italia, in particolare, - annota il senatore pentastellato – l'impatto virtuoso del dinamismo commerciale cinese nei mari del vicinato italiano ha un'enorme rilevanza, anche in virtù della tendenza che vede il 56 per cento del traffico marittimo passante per Suez prediligere la rotta dei porti mediterranei piuttosto che quella, precedentemente privilegiata, dei porti del nord Europa; in questo contesto l'Italia può ambire a un ruolo di maggior rilievo nello sviluppo e nell'attuazione dell'Iniziativa, soprattutto in quanto i Paesi coinvolti nella BRI sono i destinatari di quasi un terzo dell'exportnazionale e per via dei notevoli benefici che l'espansione a nuove reti logistiche eurasiatiche porterebbe agli scali italiani; per il nostro Paese, - ribadisce Petrocelli – l'interazione con i Paesi dell'area BRI, che siano destinatari o mittenti, riveste un ruolo fondamentale. Osservando alcuni dati sull'interscambio, si è passati da 73,7 miliardi di euro nel 2006 a 103,6 miliardi di euro nel 2016. Sebbene il ritmo di crescita sia diminuito (già nel 2011 si era arrivati a 96,9 miliardi di euro), rimane nell'interesse del Paese aumentare l'export per riequilibrare la bilancia commerciale con molti Paesi coinvolti nel progetto”.
“Rispetto all'interscambio italiano globale totale, - si legge ancora nella premessa – la tendenza è in aumento: la quota che corrisponde all'area BRI è passata dal 25,1 per cento nel 2006, al 29,2 per cento nel 2016. La bilancia commerciale, profondamente deficitaria dopo la prima drammatica contrazione dell'economia mondiale (con un calo di 50 miliardi di dollari nel 2011), si è ripresa successivamente, pur rimanendo in disavanzo (con 11 miliardi di dollari in meno nel 2016), in parte grazie all'alleggerimento della bolletta energetica (non va infatti dimenticato che l'universo BRI include sia la Russia, sia molti membri OPEC)”.
“A livello commerciale – ricorda ancora Petrocelli – i Paesi BRI assorbono il 27 per cento dell'export italiano nel mondo. Nel dettaglio, la Cina rappresenta il nono mercato per le esportazioni di prodotti made in Italy, che nel 2016 hanno toccato gli 11,1 miliardi di euro (con un aumento del 6,4 per cento rispetto all'anno precedente) e dovrebbero registrare un ulteriore incremento di 296,8 milioni entro il 2020; l'Italia è il quinto partner commerciale di Pechino, nonché uno dei principali destinatari degli investimenti cinesi all'estero; il commercio è stato identificato come un elemento chiave nell'attuazione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, essendo un motore di crescita economica e di trasferimento tecnologico in tutte le economie; di conseguenza, se l'obiettivo finale della BRI è quello di aumentare la crescita economica e contribuire allo sviluppo economico della regione, il commercio internazionale è sicuramente lo strumento che accelererà questo obiettivo”.
La Belt and Road Initiative, aggiunge il senatore, “si presenta, poi, come un potenziale moltiplicatore di opportunità anche in settori diversi dal commercio e che riguardano direttamente le persone, quali il turismo e gli scambi culturali, con un evidente vantaggio economico indotto, perché è un volano per aumentare la capacità di attrarre investimenti, intercettare la crescita impetuosa del turismo cinese out-going e valorizzare progetti mirati a potenziare l'istruzione e la valorizzazione del patrimonio culturale; il progetto BRI riguarda anche i Paesi dell'Africa e del Medio Oriente, con i quali l'Italia ha interessi geostrategici importanti avendo realizzato, nel 2016, un interscambio con i Paesi MENA (Middle East North Africa) pari a 70 miliardi di dollari (con un incremento del 54,8 per cento rispetto al 2001), che si stima possa raggiungere gli 82 miliardi nel 2019; l'interesse dell'Italia non si limita alla possibilità di intercettare flussi commerciali, ma anche a puntare sullo sviluppo economico e sulla stabilità dell'area MENA, cruciale per la difesa degli interessi geopolitici e geo-economici del nostro Paese nel Mediterraneo. Bisogna inoltre tenere conto dell'aumento di investimenti cinesi in Africa, il continente caratterizzato dallo sviluppo più rapido e dalla crescita demografica più accelerata. Dato che il territorio africano è poco coinvolto nelle catene globali del valore, l'Italia avrebbe l'opportunità di svolgere un ruolo di primaria importanza”.
Nell'ambito della BRI, annota Petrocelli, “la "Rotta Sud" assume un ruolo strategico, innanzitutto dal punto di vista geografico, ruolo che deve essere confermato e difeso come priorità del nostro Paese, anche includendo almeno un grande porto delle regioni del Sud nella strategia di partecipazione italiana alla BRI”; dunque “risulterebbe fondamentale l'integrazione nella BRI dei progetti di ZES (zone economiche speciali), che riguardano diverse regioni del Sud e che favorirebbero l'attrazione di investimenti diretti esteri, attraverso: il completamento della disciplina relativa alle ZES, e la messa in opera delle relative azioni attuative; la previsione all'interno delle ZES situate nel Mezzogiorno d'Italia, nei retroporti delle relative città portuali, di zone doganali intercluse (cosiddette zone franche) ai sensi del regolamento UE (nuovo codice doganale dell'Unione - Reg. (UE) 952/2013); zone che permetterebbero l'insediamento di industrie manifatturiere export oriented e quindi necessarie per dare vigore alle politiche per il Mezzogiorno; l'attuazione di politiche atte allo sviluppo del traffico intermodale attraverso l'estensione del regime di favore, già previsto per il porto di Trieste, anche al traffico dei rotabili da e per le regioni del Sud coinvolte nel progetto”.
L'Italia, sottolinea il senatore, “è il secondo Paese manifatturiero nell'Unione europea, con una forte vocazione a livello industriale, scientifico e tecnologico e con un gran numero di piccole e medie imprese dinamiche e innovative; i progetti per la promozione del settore industriale del nostro Paese e della Cina sono complementari (made in China 2025 e Industria 4.0) in termini di tecnologia, capitale, accesso al mercato e altri aspetti, per cui vi è ampio margine per promuovere la complementarietà ed una integrazione delle rispettive strategie di sviluppo industriale; per riuscire a sfruttare a pieno le potenzialità della BRI occorre: adottare un sistema di regolazione chiaro, di responsabilità non sovrapposte, proporzionato ad altri simili sistemi europei; ampliare i confini amministrativi dei vari enti e delle amministrazioni periferiche, adottando un coordinamento centrale, al fine di offrire un'interlocuzione affidabile e adeguarsi, così, alle dimensioni dei mercati di riferimento; rafforzare gli strumenti di verifica sugli accessi ai mercati delle infrastrutture e della logistica mantenendoli aperti e non distorsivi; rafforzare la misurabilità e l'affidabilità delle prestazioni delle amministrazioni pubbliche su standard continentali, a cominciare da quelle che sono leve più sensibili per l'attrattività di un Paese e fonte di ingenti risorse nazionali (ad esempio l'amministrazione doganale)”.
In quest'ottica, Petrocelli auspica “la creazione di un'unica piattaforma logistica di servizi nazionale, basata su 3 mega hub (Nord Adriatico, Nord Tirreno e Sud) interconnessi e collegati ai corridoi europei e capace di integrare servizi e competenze delle strutture portuali ed interportuali, degli aeroporti e delle ferrovie delle aree interessate, con il sistema fieristico e dei cluster industriali; l'Italia ha rappresentato per secoli il punto di partenza e di arrivo dell'antica via della seta e la sua posizione geografica la pone come naturale ponte sia nei confronti dell'Europa (sud-occidentale, balcanica e del nord), sia verso l'Africa nord-occidentale e medio orientale, tutte aree coinvolte dalle rotte marittime della BRI”.
Alla luce di questa lunga premessa, la mozione impegna il Governo “ad attivarsi nelle competenti sedi internazionali, affinché vengano coinvolte nella BRI anche le infrastrutture del Sud Italia, oltre a quelle del Nord già molto ben avviate nelle negoziazioni, realizzando un'unica piattaforma logistica di servizi nazionali, come esposto in precedenza; a favorire e facilitare l'ingresso delle regioni meridionali nelle rotte marittime e terrestri della BRI, anche in virtù della nascita delle zone economiche speciali, che potranno incentivare l'attrazione di investimenti e lo sviluppo delle regioni maggiormente in difficoltà nel nostro Paese” e, infine, “ad intraprendere ogni iniziativa utile, anche in seno alle trattative con la controparte cinese, affinché vengano favorite forme di dialogo e cooperazione con i Paesi terzi dell'area MENA, la cui stabilità e prosperità potenziale, attraverso la BRI, è da considerarsi un interesse strategico nazionale prioritario”. (aise) 

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