BOLSONARO È PRESIDENTE DEL BRASILE: E ADESSO?

BOLSONARO È PRESIDENTE DEL BRASILE: E ADESSO?

BELO HORIZONTE\ aise\ - Jair Messias Bolsonaro del PSL - Partido Social Liberal, è il 38º presidente della repubblica del Brasile; ha interrotto una serie di vittorie del Partito dei Lavoratori (PT) che fin dal 2002 è riuscito ad eleggere la massima carica del paese per 4 volte consecutive.
Il 63enne neopresidente, che ha ricevuto 57.797.847 voti (55,13%) contro i 47.040.906 (44,87%) di Haddad, ha le sue origini ad Anguillara Veneta, da dove il bisnonno Vittorio partì nel 1888, a soli 10 anni di età; il cognome che era Bolzonaro divenne Bolsonaro per adattarsi al portoghese.
Ad un’analisi geografica del voto vediamo che Bolsonaro ha vinto in 16 stati, per lo più del centro est e del sud, mentre Haddad in 11. Il neopresidente ha trionfato in ben 21 capitali contro le 6 che si è aggiudicato l’avversario.
Quindi il voto ha confermato sostanzialmente quanto si era già visto nel primo turno, con Bolsonaro avanti nelle città e più in generale nelle regioni più moderne del paese.
La campagna si è giocata molto sulle reti sociali dove l’emozione l’ha fatta da padrone, si sono viste molto fake news e poco i programmi e le proposte dei candidati.
Bolsonaro è legato ad un gruppo evangelico ed il suo primo discorso è stato preceduto da una preghiera di ringraziamento per il successo elettorale. Dopo aver espresso gratitudine a medici e infermieri per l’aiuto ricevuto in seguito all’attentato, per le 3 ferite di coltello ha avuto l’asportazione di 10 cm. di intestino crasso e subito due operazioni con una trasfusione di 2 litri di sangue, ha adottato un tono conciliante e tranquillizzante dichiarandosi difensore della democrazia e della libertà politica e religiosa, promettendo un governo costituzionale e democratico, che diminuisca il suo peso e favorisca il federalismo e il trasferimento delle risorse a stati e municipi.
Ha promesso riforme che favoriranno tutti i cittadini, dagli imprenditori ai “seringueiros” del nord che estraggono la gomma dagli alberi; è l’idea di “una sola nazione democratica” dove vengono difesi i diritti alla proprietà e al lavoro, un governo “per tutti i Brasiliani”. Sarà perciò un “governo che pensa al futuro del paese e non alla prossima elezione”, un governo che vuole favorire le imprese e ritornare all’equilibrio di bilancio, vuole interessi più bassi ed anche favorire rapporti internazionali basati sulla convenienza reciproca e non sulle ideologie.
Bolsonaro ha chiuso il discorso parafrasando Trump con “Il Brasile e Dio prima di tutto”, ha ricordato i valori della famiglia e sottolineato l’importanza che la moglie Michelle ha avuto “senza mia moglie non sarei arrivato dove sono oggi”; forse è stato anche modo per riconciliarsi con le donne, in ogni modo appariva sincero.
Al contrario, il discorso dello sconfitto è stato molto duro: ha parlato di coraggio per difendere la giustizia; di istituzioni messe alla prova continuamente a partire dalla destituzione della presidente Dilma, cosa che è avvenuta nelle forme legali con il presidente del Supremo Tribunale alla presidenza del Parlamento; dell’“ingiusto arresto di Lula”, che però è stato incarcerato secondo le leggi brasiliane dopo la condanna nei tribunali di primo e secondo grado; della missione di difendere i suoi votanti in nome della democrazia; ha poi concluso affermando che mette la sua vita al servizio del paese, che bisogna mettere il paese al di sopra della propria vita e ha invitato i suoi elettori a non aver paura e a rimanere uniti.
È stato probabilmente un discorso che molti, ed anche quella parte di elettori di Haddad che lo hanno votato solo perché contrari alle posizioni di Bolsonaro, avrebbero voluto più conciliante, ma i militanti presenti hanno applaudito più volte; probabilmente era questo l’obiettivo di Fernando Haddad: guadagnare spazio all’interno del partito in un momento in cui deve sentire che la sua posizione si è molto indebolita. Chi rappresenterà il PT (Partido dos trabalhadores) alle prossime elezioni, che pure sono state citate nel discorso?
Da un candidato che è stato sindaco di San Paolo e nel tentativo di farsi rieleggere ha raggiunto solo il 16% e successivamente ha perso l’elezione a presidente?
A sfavore dell’ormai ex candidato, che non è stato mai molto carismatico, c’è anche il fatto che con lui il PT è ritornato su posizioni e percentuali di voto che non aveva dal 1998.
L’operazione Lava Jato, che corrisponde alla nostra Mani Pulite, ha provocato nel paese un generale sentimento di ripudio per la vecchia politica, ha favorito il ricambio di buona parte del parlamento e un crescente rifiuto verso il PT che è stato visto come uno dei principali attori del sistema di corruzione; forse anche perché ha scelto di presentare le condanne nei confronti dei propri esponenti come una persecuzione politica, invece di imboccare il cammino di una rifondazione interna.
Per Bolsonaro è stata certamente una grande vittoria, ma adesso le difficoltà aumenteranno per il nuovo inquilino del Palácio do Planalto (la residenza del presidente). Le elezioni hanno favorito un candidato che ha saputo convincere gli elettori che era uno di loro, stanco di corruzione e criminalità, mentre l’avversario rappresentava la vecchia politica; ma adesso sono tutti in attesa di risultati, anche coloro che hanno scelto il voto bianco o nullo e che rappresentano il 30% dell’elettorato.
Come riuscirà Bolsonaro ad adempiere le promesse elettorali? Il presidente dipende non solo dalla sua volontà ma anche dal Parlamento; lo studioso Sergio Abranches ha coniato per il Brasile la definizione di “Presidenzialismo di coalizione” per mettere in evidenza la debolezza istituzionale del Presidente in un paese che ha ben 30 partiti in Parlamento.
La Camera dei deputati ha 513 seggi: di questi il PSL di Bolsonaro, pur essendo il secondo partito, ha solo 52 seggi; il PT ne ha 56, poi ci sono 9 partiti che hanno fra i 28 e i 37 seggi, ed altri 12 fra i 13 e i 5 seggi, 7 partiti hanno fra 4 e 1 seggio. È questa una situazione istituzionale di difficilissima governabilità e che i precedenti presidenti hanno risolto con clientelismi e corruzione; che farà adesso Bolsonaro che, anche giustamente, ha promesso un “basta alla corruzione” e agli scambi di favore?
È qui che si giocherà il futuro politico del nuovo presidente, che in questo momento sta studiando la formazione del governo ed anche del grande paese sudamericano. (giancarlo palmesi\aise) 

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