COLUMBUS CENTRE: “ED ORA LE DIMISSIONI DI VILLA CHARITIES INC.” – DI MARIELLA POLICHENI

COLUMBUS CENTRE: “ED ORA LE DIMISSIONI DI VILLA CHARITIES INC.” – di Mariella Policheni

TORONTO\ aise\ - ““È stata una vittoria sofferta, difficilissima, ma abbiamo fatto gruppo” è stata, grosso modo, la frase sulla bocca dei sostenitori del Columbus Centre dopo che il Toronto Catholic District School Board messo alle strette dal ministro Naidoo-Harris, ha sciolto la sua partnership con Villa Charities Inc. A tirare un sospiro di sollievo sono stati davvero in tanti: la comunità italocanadese ha dimostrato di essere viva e vegeta e pronta a fare muro contro gli attacchi sferrati dal TCDSB e VCI. Sembrava pressochè impossibile potercela fare ma grazie alla tenace e ostinata resistenza, alla decisione e compattezza nel fare opposizione, la demolizione del Columbus Centre è stata sventata”. Così scrive Mariella Policheni sul “Corriere canadese”, quotidiano diretto a Toronto da Francesco Veronesi.
““Credo che il TCDSB abbia preso l’unica decisione che avrebbe potuto prendere alla luce della lettera del Ministro, del 14 febbraio, che ha ritirato il suo consenso ai sensi dell’Education Act affinchè il board potesse costruire un edificio multiuso sulla proprietà scolastica - dice l’avvocato Paul Cavalluzzo - ciò ha significato la fine del progetto congiunto con VCI”.
Una decisione, questa del provveditorato cattolico di Toronto, che non ha affatto sorpreso Cavalluzzo. “Era l’unica decisione finanziariamente giusta che avrebbe potuto prendere. Ha il dovere fiduciario di proteggere gli interessi dei suoi studenti. Una decisione di perseguire il progetto congiunto con VCI avrebbe messo a rischio una nuova scuola della quale, ha dichiarato, gli studenti hanno bisogno. La direzione del governo è stata chiara... il board avrebbe ottenuto i soldi necessari solo se avesse abbandonato il progetto congiunto con VCI”.
Ad analizzare le ultime fasi di una saga che per mesi ha tenuto la comunità con il fiato sospeso è anche l’avvocato Joseph Baglieri.
“Per quanto riguarda il ritiro del progetto da parte del TCDSB, abbiamo sempre ritenuto che il consiglio scolastico fosse il più debole tra i due partner. In quanto ente pubblico, è stato soggetto a un diverso tipo di pressioni rispetto a VCI - dice Baglieri - il provveditorato non avrebbe potuto giustificare in alcun modo razionale la necessità di acquistare e demolire il Columbus Center, mentre aveva a disposizione 15 acri di terreno di sua proprietà spendendo altri 18 milioni di dollari per acquistare i 3,3 acri delle Sisters of the Good Shepard, tutto questo per una scuola la cui necessità è diventata dubbia dato il calo delle iscrizioni negli ultimi sei anni”.
La decisione del ministro Naidoo-Harris di bloccare i 32.8 milioni di dollari se di mezzo ci sarebbe andato il Columbus Centre, è giunta in seguito alle pressioni costanti della comunità e di alcuni dei fondatori del centro comunitario. Come si suol dire è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. “A porre le basi per la decisione del Ministero della Pubblica Istruzione sono state la mobilitazione da parte della comunità a tutti i livelli, sia alle riunioni del Consiglio comunale di North York che a City Hall, le dimostrazioni contro il progetto, la presenza alle pseudo consultazioni tenute congiuntamente dal TCDSB e da VCI, lo scambio costante tra i membri su i social media, l’infaticabile lavoro di Joe Volpe e Mariella Policheni al Corriere e di Mike Colle”, aggiunge Baglieri.
La prima battaglia è stata vinta e come afferma Cavalluzzo è stata una vittoria vantaggiosa per tutti. “Il Board e gli studenti avranno la loro scuola, la comunità italo-canadese continuerà ad avere il Columbus Centre, i membri del Columbus Centre continueranno ad godere dei servizi sociali, culturali e ricreativi del centro, i residenti senior e i membri del Columbus Centre continueranno a godersi il campus che è un’oasi verde in una zona molto popolata di Toronto - dice Paul Cavalluzzo elencando i lati positivi generati dalla rottura del sodalizio tra VCI e TCDSB - la democrazia locale ha vinto grazie ai cittadini e ai membri del Columbus Centre che si sono mobilitati per fermare una decisione politica che è stata presa senza trasparenza e responsabilità”.
Il Columbus Centre in sostanza è salvo ma l’amaro in bocca rimane se si prende in considerazione il comportamento di coloro che avevano il compito di salvaguardare gli interessi della comunità e non lo hanno fatto. Per riconquistare la fiducia occorre tempo, per cambiare rotta anche tanta volontà. “Il board e la direzione di VCI ritorneranno ora all’essenza del loro mandato che è quello di proteggere il Columbus Centre, i suoi membri e il suo mandato. Questa serie di eventi dovrebbero fargli capire che il loro compito principale è quello di assicurare l’esistenza del Columbus Centre piuttosto che promuovere la sua demolizione – aggiunge l’avvocato Cavalluzzo - se non sono in grado di adempiere a questo mandato, dovrebbero immediatamente rassegnare le dimissioni e consegnare le redini del board a coloro che si impegnerebbero davvero a fungere da fiduciari del Columbus Centre”.
Ora che il pericolo della demolizione è scampato la richiesta delle dimissioni del board di Villa Charities Inc. si fa sempre più forte. Alla luce di quanto avvenuto gli italocanadesi non riescono a dare la propria fiducia a chi non ha saputo e voluto rispettare la loro volontà. Non fosse stato per le pressioni della gente, di politici e di professionisti italocanadesi il ministro non avrebbe mai capito la portata di quanto stava per accadere.
“Il rapporto del direttore del TCDSB avrebbe raccomandato ai trustee di proseguire con la partnership ma poi è giunta la lettera del ministro dell’Istruzione che ha costretto il board a tornare sui suoi passi”, conclude Cavalluzzo”. (aise) 

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