CON LA LITURGIA DELLA PAROLA DIO DIALOGA CON IL SUO POPOLO

CON LA LITURGIA DELLA PAROLA DIO DIALOGA CON IL SUO POPOLO

foto Osservatore Romano

ROMA\ aise\ - Una omelia “breve, ma ben preparata” da un lato; un popolo che ascolta attento dall’altro. Solo così la parola di Dio contenuta nel Vangelo può arrivare ai fedeli. Questo, in sintesi, quanto affermato da Papa Francesco nell’udienza generale di questa mattina. Proseguendo il ciclo di catechesi sulla Santa Messa e la Liturgia della Parola, in particolare, il Papa si è soffermato oggi su Vangelo e omelia.
Nella Messa “non leggiamo il Vangelo per sapere come sono andate le cose, ma ascoltiamo il Vangelo per prendere coscienza che ciò che Gesù ha fatto e detto una volta; e quella Parola è viva, la Parola di Gesù che è nel Vangelo è viva e arriva al mio cuore”, ha sottolineato il Papa. “Per questo ascoltare il Vangelo è tanto importante, col cuore aperto, perché è Parola viva”.
Se è vero che “nella liturgia “Cristo annunzia ancora il Vangelo”, ne consegue che, partecipando alla Messa, dobbiamo dargli una risposta”, ha osservato il Santo Padre. “Noi ascoltiamo il Vangelo e dobbiamo dare una risposta nella nostra vita. Per far giungere il suo messaggio, Cristo si serve anche della parola del sacerdote che, dopo il Vangelo, tiene l’omelia” che, ha spiegato, “non è un discorso di circostanza - neppure una catechesi come questa che sto facendo adesso -, né una conferenza neppure una lezione, l’omelia è un’altra cosa. Cosa è l’omelia? È “un riprendere quel dialogo che è già aperto tra il Signore e il suo popolo»”, affinché trovi compimento nella vita. L’esegesi autentica del Vangelo è la nostra vita santa! La parola del Signore termina la sua corsa facendosi carne in noi, traducendosi in opere, come è avvenuto in Maria e nei Santi. Ricordate quello che ho detto l’ultima volta, la Parola del Signore entra dalle orecchie, arriva al cuore e va alle mani, alle opere buone. E anche l’omelia segue la Parola del Signore e fa anche questo percorso per aiutarci affinché la Parola del Signore arrivi alle mani, passando per il cuore”.
Quanto a chi tiene l’omelia, ha aggiunto Francesco, “deve compiere bene il suo ministero - colui che predica, il sacerdote o il diacono o il vescovo -, offrendo un reale servizio a tutti coloro che partecipano alla Messa, ma anche quanti l’ascoltano devono fare la loro parte. Anzitutto prestando debita attenzione, assumendo cioè le giuste disposizioni interiori, senza pretese soggettive, sapendo che ogni predicatore ha pregi e limiti. Se a volte c’è motivo di annoiarsi per l’omelia lunga o non centrata o incomprensibile, altre volte è invece il pregiudizio a fare da ostacolo. E chi fa l’omelia deve essere conscio che non sta facendo una cosa propria, sta predicando, dando voce a Gesù, sta predicando la Parola di Gesù. E l’omelia deve essere ben preparata, deve essere breve, breve!” ma anche “ben preparata”; cosa che si fa “con la preghiera, con lo studio della Parola di Dio, facendo una sintesi chiara e breve, non deve andare oltre i 10 minuti, per favore”.
Concludendo, il Papa ha ribadito che “nella Liturgia della Parola, attraverso il Vangelo e l’omelia, Dio dialoga con il suo popolo, il quale lo ascolta con attenzione e venerazione e, allo stesso tempo, lo riconosce presente e operante. Se, dunque, ci mettiamo in ascolto della “buona notizia”, da essa saremo convertiti e trasformati, pertanto capaci di cambiare noi stessi e il mondo. Perché? Perché la Buona Notizia, la Parola di Dio entra dalle orecchie, va al cuore e arriva alle mani per fare delle opere buone”.
A margine dell’udienza, Papa Francesco ha ricordato che domani si celebra la Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la Tratta, che quest’anno ha per tema “Migrazione senza tratta. Sì alla libertà! No alla tratta!”.
“Avendo poche possibilità di canali regolari, molti migranti decidono di avventurarsi per altre vie, dove spesso li attendono abusi di ogni genere, sfruttamento e riduzione in schiavitù”, ha detto il Papa. “Le organizzazioni criminali, dedite alla tratta di persone, usano queste rotte migratorie per nascondere le proprie vittime tra i migranti e i profughi. Invito pertanto tutti, cittadini e istituzioni, a unire le forze per prevenire la tratta e garantire protezione e assistenza alle vittime. Preghiamo, tutti, affinché il Signore converta il cuore dei trafficanti - è brutta parola questa, trafficanti di persone - e dia la speranza di riacquistare la libertà a quanti soffrono per questa piaga vergognosa”.
Quindi, un pensiero agli atleti che partecipano alle Olimpiadi Invernali di PyeongChang: “dopodomani, venerdì 9 febbraio, si apriranno i XXIII Giochi Olimpici Invernali nella città di PyeongChang, in Corea del Sud, con la partecipazione di 92 Paesi. La tradizionale tregua olimpica quest’anno acquista speciale importanza: delegazioni delle due Coree sfileranno insieme sotto un’unica bandiera e competeranno come un’unica squadra. Questo fatto fa sperare in un mondo in cui i conflitti si risolvono pacificamente con il dialogo e nel rispetto reciproco, come anche lo sport insegna a fare”.
“Rivolgo il mio saluto al Comitato Olimpico Internazionale, agli atleti e alle atlete che partecipano ai Giochi di PyeongChang, alle Autorità e al popolo della Penisola di Corea. Tutti accompagno con la preghiera, mentre rinnovo l’impegno della Santa Sede a sostenere ogni utile iniziativa a favore della pace e dell’incontro tra i popoli. Che queste Olimpiadi – ha concluso – siano una grande festa dell’amicizia e dello sport! Che Dio vi benedica e vi custodisca!”. (aise) 

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