CONFSAL UNSA ESTERI: LE SENTENZE NON SI COMMENTANO, SI SUBISCONO

CONFSAL UNSA ESTERI: LE SENTENZE NON SI COMMENTANO, SI SUBISCONO

ROMA\ aise\ - “Sentenza n. 464/2018 pubblicata. il 31/01/2018 RG n. 5077/2015: La Corte respinge l’appello e condanna gli appellanti a rimborsare 4600 Euro all’appellato. Chi sono gli appellanti? Siamo noi, i lavoratori con contratto regolato dalla legge italiana e dalle leggi locali, che chiediamo la cosa più semplice del mondo e cioè la possibilità di poter chiedere l’adeguamento salariale direttamente al datore di lavoro (come accade in tutti i paesi dell’Unione Europea e nel resto del mondo civilizzato), rifiutando che sia questo a esercitare unilateralmente il diritto se concederlo o meno. L’appellato? È il MAECI, un Ministero che obbliga i suoi lavoratori a recarsi in Tribunale per chiedere i propri diritti, ben consapevole che una legge ingiusta gli copre le spalle”. Così il Coordinamento esteri del sindacato Confsal Unsa in una nota in cui dà conto di “un’altra battuta d’arresto sulla via del riconoscimento del diritto all’adeguamento salariale”, spiegando di “riconoscere la sentenza”, ma aggiungendo subito dopo che “non siamo disposti a subirla in silenzio”.
Anzi. “Andremo avanti! Ci aspetta il prossimo passo, la prossima istanza nella consapevolezza che non tutte le sentenze si emettono usando il tasto del “copia e incolla””, prosegue la nota del sindacato, critico non solo verso la Farnesina, ma anche contro la magistratura. “A proposito della “tastiera scorrevole”, mentre si decide sui diritti dei lavoratori: anche in questo nostro caso, purtroppo, abbiamo dovuto appurare che il sistema del “copia e incolla” è stato adottato, quando “ad abundantiam” è stato “incollato” pure qualche pezzo di testo afferente addirittura ad un altro giudizio”. Questo per quanto riguarda il piano giuridico formale”. Sul piano sindacale, la Confsal Unsa “continuerà a dire “basta” con la legge 103/2000, “basta” con l’ingiustizia scolpita nei codici sotto forma di una norma dello stato. Una legge che mette gli stessi giudici con le spalle al muro. Giudici che mai, come nel nostro caso si trovano davanti al dilemma della distinzione tra il “legale” e il “legittimo”. Speriamo – questo l’auspicio del sindacato – che la prossima istanza riconosca questa distinzione, formulandola in una sentenza che affermi il vero e cioè che: negare il diritto alla negoziazione del proprio salario non può essere un atto legittimo!”.
“Non è la prima volta che la Confsal Unsa ottiene il riconoscimento dell’incostituzionalità di una norma e non è la prima volta che una legge, solo perché è una legge, corrisponda ai criteri di giustizia e legittimità”, conclude il sindacato. “Forza, andiamo avanti”. (aise) 

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