CONSIGLIO EUROPEO COME CONDOMINIO DI “PALAZZO EUROPA”: CONCLUSIONI DELL’ULTIMO VERTICE UE

CONSIGLIO EUROPEO COME CONDOMINIO DI “PALAZZO EUROPA”: CONCLUSIONI DELL’ULTIMO VERTICE UE

BRUXELLES\ aise\ - Nel day after dell’ultimo Consiglio Europeo del 17 e 18 ottobre, possiamo fare un consuntivo dei risultati dei veri condomini del condominio Europa, che non è la Commissione Europea, contro cui vanno spesso le invettive nazionali, e neppure il Parlamento Europeo. I veri condomini sono i governi nazionali degli stati membri, che troppo spesso scaricano su Bruxelles responsabilità che sono tutte loro, prendendosi invece i meriti – quando ci sono – dei successi europei.
Partiamo dalle osservazioni fatte dal presidente del Consiglio Europeo, che potremmo chiamare l’amministratore del condominio “Europa”, Donald Tusk, fatte ieri in sala stampa.
Il primo punto è stato la BREXIT, e a questo proposito ha annunciato che i 27 hanno confermato voler “continuare i colloqui con uno spirito positivo. I leader hanno espresso la loro piena fiducia in Michel Barnier e hanno chiesto al nostro negoziatore di proseguire gli sforzi per raggiungere un accordo. Sono pronto a convocare un Consiglio europeo sulla Brexit, se e quando il negoziatore dell'UE riferisce che sono stati compiuti progressi decisivi. E dovremmo essere chiari sul fatto che, per ora, non sono stati fatti progressi sufficienti”, ha dichiarato Tusk.
A proposito di diverse speculazioni sulla durata del periodo di transizione una volta che il Regno Unito lascerà l'UE, nel marzo 2019, Tusk ha voluto precisare che “la questione della lunghezza del periodo di transizione non è stata discussa ieri (17 ottobre, ndr) tra i leader dell'UE27. Ma lasciatemi ricordare che nel suo discorso a Firenze nel settembre 2017, il Primo Ministro May ha proposto un periodo di transizione di circa 2 anni. E l'UE ha accettato questa proposta all'unanimità. Pertanto, se il Regno Unito avesse deciso che un'estensione del periodo di transizione sarebbe stata utile per raggiungere un accordo, sono sicuro che i leader sarebbero pronti a considerarlo positivamente”.
Tusk si è poi riferito alla discussione, in agenda del Consiglio Europeo di ieri, sulla questione migrazioni, riconfermando l’obiettivo dei capi di stato e di governo dei 27 di “fermare il flusso migratorio illegale. In particolare, abbiamo rilevato la necessità di osservare da vicino la situazione nel Mediterraneo occidentale e, in tale contesto, rafforzare la cooperazione con il Marocco, come raccomandato dal primo ministro Sanchez”.
Altro punto evocato dall’“amministratore del condominio Europa”, dopo la discussione a Salisburgo, quello del rafforzamento della sicurezza interna. “Permettetemi di menzionare un problema in particolare”, ha precisato Tusk. “Alla luce del recente attacco cibernetico ostile contro l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, il Consiglio europeo chiede misure per combattere le attività informatiche illegali. In questo contesto, chiediamo ai ministri di lavorare su un regime di sanzioni che sarà specifico per gli attacchi informatici. Un tale regime dovrebbe aiutare a proteggere i nostri cittadini, le aziende e le istituzioni da ogni tipo di minaccia alla sicurezza informatica”.
Per quanto riguarda il tema euro, invece, Tusk ha ricordato che l'obiettivo del Consiglio Europeo era “valutare lo stato di avanzamento della riforma dell'UEM e mantenere lo slancio verso il cambiamento. Abbiamo convenuto che dobbiamo accelerare il lavoro tecnico. Vogliamo ottenere un accordo sull'unione bancaria e il MES a dicembre” concludendo con la speranza “che la nostra discussione di oggi ispiri il gruppo Euro ad agire in modo più dinamico”.
Percorrendo più in dettaglio le conclusioni del Consiglio Europeo, per alcuni piuttosto deludenti, possiamo notare che in tema di migrazione il Consiglio europeo ha esaminato lo stato di attuazione delle conclusioni di giugno e ha invitato a proseguire i lavori su tutti gli elementi nel quadro del suo approccio globale alla migrazione. Sebbene sia stato ottenuto un calo del 95% del numero di attraversamenti illegali delle frontiere verso l'UE, rilevati rispetto al picco registrato nell'ottobre 2015, alcuni flussi interni e recenti flussi esterni richiedono un'attenzione sostenuta.
Consci della necessità di “rafforzare il contrasto alle reti di trafficanti di persone” i capi di stato e di governo dei 27 hanno posto l’accento sulla necessità di “intensificare la collaborazione con i paesi terzi in materia di indagine, arresto e perseguimento di soggetti dediti al traffico e alla tratta, al fine di evitare che le persone intraprendano viaggi pericolosi. È opportuno istituire una task force congiunta presso il Centro europeo contro il traffico di migranti di Europol. Le comunicazioni online delle reti di trafficanti dovrebbero essere monitorate e ostacolate in maniera più efficace”.
A questo proposito i “condomini” hanno invitato l’amministratore del condominio, cioè il Consiglio, con il sostegno della Commissione (che possiamo definire il portiere dell’immobile “Europa”, senza offendere nessuno) “a mettere a punto, a tal fine, un insieme completo e operativo di misure entro dicembre”.
Il Consiglio europeo ha invitato anche il Parlamento europeo e il Consiglio ad esaminare, in via prioritaria, le recenti proposte della Commissione riguardanti la direttiva sui rimpatri, l'Agenzia per l'asilo nonché la guardia di frontiera e costiera europea, garantendo l'impiego delle risorse nel modo più efficiente possibile ed elaborando norme comuni minime per la sorveglianza delle frontiere esterne, nel dovuto rispetto della responsabilità degli Stati membri.
È stato infine stabilito che “é opportuno adoperarsi maggiormente per facilitare rimpatri effettivi. Occorrerebbe migliorare l'attuazione degli accordi di riammissione vigenti, in modo non discriminatorio nei confronti di tutti gli Stati membri, e concludere nuovi accordi e intese, creando e applicando nel contempo le necessarie leve mediante il ricorso all'insieme delle politiche, degli strumenti e dei mezzi pertinenti dell'UE, compresi lo sviluppo, il commercio e i visti. Occorrono ulteriori sforzi per dare piena attuazione alla dichiarazione UE-Turchia”.
Per quanto riguarda il tema della sicurezza interna, è stato riconosciuto che negli ultimi anni sono stati compiuti progressi effettivi per rafforzare la sicurezza interna dei Paesi dell’UE, attraverso una migliore cooperazione, misure concrete sul campo e l'adozione di una serie di testi giuridici, quali quelli riguardanti i codici di prenotazione, la lotta al terrorismo e la garanzia di un livello comune elevato di sicurezza delle reti e dell'informazione. Occorre dare piena attuazione a tali testi.
È stato anche affermato il principio di rafforzare ulteriormente la deterrenza e la resilienza UE nei confronti delle minacce ibride e informatiche, come pure di quelle chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari (CBRN). Rammentando le sue precedenti conclusioni riguardanti l'attacco di Salisbury, il Consiglio europeo ha formalmente condannato l'attacco informatico ostile condotto ai danni dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW). Tali minacce e attacchi, secondo i 27, “rafforzano la nostra comune determinazione a migliorare ulteriormente la sicurezza interna dell'UE nonché la nostra abilità e le nostre capacità di individuare, prevenire e contrastare le attività ostili di reti di intelligence straniere e di altri soggetti malintenzionati sui nostri territori e online, e di rispondere a queste attività”.
Il Consiglio europeo ha chiesto inoltre, nelle sue conclusioni, misure tese a “contrastare le attività illecite e dolose di natura informatica e basate sull'uso di sistemi informatici nonché creare una cibersicurezza forte”. Facendo seguito alle conclusioni del Consiglio del 19 giugno 2017, secondo i 27, occorrerebbe “portare avanti i lavori sulla capacità di scoraggiare gli attacchi informatici e di rispondervi attraverso misure restrittive dell'UE. Al fine di rafforzare la resilienza dell'UE contro gli attacchi informatici, occorrerebbe portare a termine i negoziati su tutte le proposte in materia di cibersicurezza entro la fine della legislatura; proteggere i sistemi democratici dell'Unione e combattere la disinformazione, anche nell'ambito delle prossime elezioni europee, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali. A tale riguardo, le misure proposte dalla Commissione concernenti le reti di cooperazione in materia elettorale, la trasparenza online, la protezione dagli incidenti di cibersicurezza, la manipolazione illecita di dati e la lotta contro le campagne di disinformazione, come pure l'inasprimento delle norme relative al finanziamento dei partiti politici europei, meritano un esame e un seguito operativo in tempi rapidi da parte delle autorità competenti. La Commissione valuterà l'attuazione del codice di buone pratiche sulla disinformazione entro la fine dell'anno. Il Consiglio europeo attende con interesse il piano d'azione per una risposta coordinata dell'UE che, come indicato nelle conclusioni di giugno, deve essere presentato entro dicembre 2018”.
Per quanto riguarda la prevenzione del terrorismo, secondo i capi di stato e di governo “la proposta della Commissione sulla prevenzione della diffusione di contenuti terroristici online dovrebbe essere esaminata in via prioritaria. Occorrerebbe trovare soluzioni per garantire un accesso transfrontaliero rapido ed efficiente alle prove elettroniche al fine di combattere efficacemente il terrorismo, la criminalità organizzata ed altre forme gravi di criminalità, sia all'interno dell'UE che a livello internazionale; entro la fine della legislatura si dovrebbe giungere a un accordo sulle proposte della Commissione riguardanti le prove elettroniche e l'accesso alle informazioni finanziarie, come pure su quella intesa a rendere più efficace la lotta al riciclaggio. La Commissione dovrebbe inoltre presentare con urgenza i mandati negoziali relativi ai negoziati internazionali sulle prove elettroniche. Dovrebbe inoltre essere esaminata l'iniziativa della Commissione volta ad estendere le competenze della Procura europea ai reati terroristici transfrontalieri”.
Un ruolo essenziale dovrà essere giocato a tale proposito dalle autorità di contrasto degli Stati membri, da Europol e Eurojust, cui dovrebbero andare “risorse adeguate per far fronte alle nuove sfide derivanti dagli sviluppi tecnologici e dall'evoluzione del panorama delle minacce alla sicurezza, anche tramite la messa in comune di equipaggiamenti, il rafforzamento dei partenariati con il settore privato, la cooperazione interforze e un miglior accesso ai dati”.
Non si può più parlare di lotta al terrorismo e alla migrazione illegale senza parlare di sostegno all’Africa. Pertanto il Consiglio europeo ha evidenziato che “le relazioni UE-Africa rivestano un'importanza capitale in un contesto mondiale in rapida evoluzione. Occorrerebbe portare la nostra cooperazione a un nuovo livello, sostenendola con le risorse necessarie, anche mediante il piano europeo per gli investimenti esterni e il fondo fiduciario dell'UE per l'Africa”. Il Consiglio europeo ha pertanto accolto “con favore” la presentazione dell'iniziativa della Commissione relativa a una nuova alleanza Africa - Europa per gli investimenti e l'occupazione sostenibili e invita a portare avanti azioni, anche attraverso proposte concrete relative alla partecipazione degli Stati membri.
Questo, in sintesi, il processo verbale delle decisioni dei condomini di “palazzo Europa”, cioè i nostri governanti nazionali. Ora Consiglio Commissione Europea dovranno mettere in pratica queste decisioni di principio. Nei saloons del Far West si diceva “non sparate sul pianista”. Nelle dispute condominiali si potrebbe dire “non sparate sul portiere”. Ma sempre più spesso accade che nelle dispute del “condominio Europa”, si spari, oltre che sul “portiere” anche sul cittadino inerme, confuso dalle grida scomposte dei condomini e amareggiato dal fatto che sia sempre lui a restare chiuso nell’ascensore senza che nessuno risponda alle sue grida di aiuto. (alessandro butticé\aise) 

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