ESPERIMENTI POETICI CON NICOLETTA GRILLO AL CIRCOLO “E. CURIEL” – DI PAOLA CAIRO

ESPERIMENTI POETICI CON NICOLETTA GRILLO AL CIRCOLO “E. CURIEL” – di Paola Cairo

LUSSEMBURGO\ aise\ - “La poetessa Nicoletta Grillo sarà ospite del Circolo ricreativo e culturale “E.Curiel” il prossimo lunedì 1 ottobre (ore 19.30) per presentare il suo nuovo libro “Lasciatemi divertire. Quaderno di un poeta in erba” (Raumitalic). L’autrice guiderà il pubblico in esperimenti poetici, costruzioni di frasi illogiche, parole sconosciute con lo scopo non solo di farlo divertire ma anche di comporre la propria poesia. Non solo per ragazzi”. Ad intervistare la poetessa è stata Paola Cairo che, insieme a Maria Grazia Galati, a Lussemburgo dirige “PassaParola”.
D. Chi è Nicoletta Grillo? Di cosa ti occupi? Da quanti anni vivi a Berlino?
R. Bella domanda: lo sapessi, chi sono, sarebbe tutto più semplice! Ma come molte delle persone che si occupano di poesia e letteratura sono tante cose insieme: autrice di poesia, giornalista, insegnante, traduttrice, insomma, in qualche modo una funambula che cerca di tenersi in equilibrio tra tante cose diverse. Ma forse questo è il bello di occuparsi di scrittura: andare un po’ controcorrente. In un mondo che ci vuole sempre più specializzati e chiusi in discipline particolari, la passione per lo scrivere ci aiuta ad aprirci a dimensioni differenti. E così come mi godo il privilegio di non sapere esattamente chi sono, non posso dire nemmeno bene dove abito: di fatto a Berlino, la città che mi ha adottato ormai da 18 anni, ma con il cuore in viaggio in altre parti del mondo.
D. Con “Lasciatemi divertire. Quaderno di un poeta in erba” il lettore impara a sperimentare, a scarabocchiare, a sbizzarrirsi, a giocare e divertirsi con il linguaggio per fare poesia. A chi è destinato il libro e perchè lo hai scritto?
R. Comincio con il “perché lo hai scritto”. Parto sempre da una frase di Croce: “Fino ai diciotto anni tutti scrivono poesie; dopo, possono continuare a farlo solo due categorie di persone: i poeti e i cretini”. Questa frase mi ha sempre irritato molto, la trovo profondamente elitaria e ingiusta: come dire che ci suona uno strumento musicale dopo i diciotto anni senza diventare un concertista è un cretino, o chi si diverte a disegnare o a dipingere dopo i diciotto anni senza diventare un pittore quotato nelle gallerie un povero scemo. Ma perché? L’esigenza di esprimersi è una cosa profondamente umana, che non deve finire a diciotto anni, dopo il diploma. Scrivere, e soprattutto scrivere poesia, può significare tante cose: sviluppare un’attenzione maggiore per le parole, certo, per il modo di esprimersi, arricchirlo, ma anche sviluppare un’attenzione maggiore nei confronti di se stessi, delle proprie domande inesplorate, delle proprie emozioni, di quelle degli altri, la presa di coscienza della complessità del mondo. Per questo ho deciso di scrivere “Lasciatemi divertire” e di scriverlo per i ragazzi, a partire dai 13 anni, ma soprattutto per gli adulti che vogliono riscoprire una grande parte di se stessi attraverso la scrittura. E in particolare attraverso la scrittura poetica, un tipo di scrittura che ha delle dinamiche particolari, che invita per esempio ad una particolare concentrazione. Il tutto in modo un po’ scanzonato e allegro, però: non siamo a scuola!
D. La poesia rimane un linguaggio per pochi. Quanto è importante renderla appetibile ad un pubblico piú ampio?
R. La poesia per me è molto vicina alla filosofia, altra disciplina di cui mi sono occupata a lungo: ovvero non è solo un modo per “abbellire” qualcosa, ma un modo essenziale per andare alla scoperta del mondo. La poesia ci fa entrare in un terreno diverso dal solito: quello in cui ci si pongono domande senza risposta, le domande sul senso del nostro essere qui, del nostro avere un inizio e una fine…Insomma, tutte le domande senza risposta che la nostra società così pragmatica e orientata alla soddisfazione immediata ci ha insegnato a mettere da parte; mentre queste domande sono sempre lì, in agguato…E la poesia ci fa confrontare con loro, ci dà il sollievo della parola giusta, quella che sa esprimere. Per questo la poesia in realtà è davvero un linguaggio per tutti, non un dovere ma un piacere: bisogna solo riscoprirne l’abitudine, imparare a ritagliarsi un po’ di tempo per leggere e rileggere, invece che andare sempre di corsa. Siamo abituati a un tipo di comunicazione veloce, e vogliamo sempre sapere “come va a finire”: una serie televisiva, un film, un romanzo…Nella poesia invece non c’è un “come va a finire”: c’è la bellezza, la magia, il rapimento di stare su una frase, su un verso, lasciarsi catturare. Ma questa è un’abitudine che abbiamo, appunto, perso, e che va riesercitata.
D. Federico Garcia Lorca diceva: “La poesia non cerca seguaci, cerca amanti”, tu cosa ne pensi?
R. Ammetto che non so bene cosa intendesse Garcia Lorca con “seguaci”. Penso che siamo tutti, potenzialmente, amanti della poesia: bisogna solo scoprire il modo giusto di avvicinarsi. Ma certo chi ci si avvicina solo per dovere, come un semplice esercizio staccato dal mondo, solo per la voglia di pubblicare una poesia su qualche rivista, senza cercare di comprenderne i meccanismi e senza curiosità e apertura, non fa un favore né a se stesso né ai potenziali lettori.
D. Quali esercizi hai pensato per i partecipanti alla serata di esperimenti poetici organizzata al circolo “E.Curiel”?
R. Non amo molto la parola “esercizi”: mi ricorda i compiti di matematica. Diciamo piuttosto “esperimenti”….Ma quali faremo lunedì sera insieme è un segreto, non posso rovinare la sorpresa!”. (aise) 

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