ESSERE ITALIANI IN CANADA NEL 2018 – DI NICOLA DI IORIO

ESSERE ITALIANI IN CANADA NEL 2018 – di Nicola Di Iorio

MONTREAL\ aise\ - “Il Canada è stato scoperto da Jacques Cartier nel 1534, ma già negli anni precedenti alcuni esploratori italiani avevano calcato le sue coste. Dall’inizio della sua scoperta, gli italiani hanno sempre avuto una presenza costante nella terra degli aceri. Senza però mai rinnegare il senso di appartenenza verso la loro Madrepatria. Purtroppo, le prime generazioni di italiani stanno scomparendo. Prime generazioni che, sbarcate nel dopoguerra, gli inglesi hanno definito “the breavest generation”, ovvero quella più coraggiosa e generosa. Una generazione che non ha ricevuto quanto avrebbe meritato, ma che ha dato e fatto tantissimo, visto che, di fatto, ha costruito il Canada”. A scrivere è il deputato Nicola Di Iorio nella rubrica “Filo diretto con il Parlamento” che tiene sul settimanale di Montreal “Il Cittadino canadese”, diretto da Basilio Giordano.
“Alla prima è seguita la seconda generazione di italo-canadesi, della quale faccio parte anche io, che ha preceduto la terza e la quarta generazione.
La domanda oggi è: quanto è forte l’attaccamento delle terze e quarte generazioni verso l’Italia? Ovunque siano e vadano, gli italiani portano con sè la storia del loro Paese. Sono convinto che, col tempo, scopriranno la ricchezza che hanno dentro. Una ricchezza che conoscerà una grande rinascita. Perché? Perché la storia si ripete. E nella storia dell’umanità, chi ha dimenticato da dove veniva e cosa portava dentro, ha poi sempre conosciuto un momento di risveglio, in cui ha ripreso coscienza del passato e avviato una fase di profonda mobilitazione. Perché dico tutto ciò? Perché viviamo in un’epoca in cui il lavoro svolto dalla prima generazione di italiani, quella più coraggiosa e altruista, viene sottovalutato, quasi dimenticato.
Il Canada è una terra di emigrazione e tutt’oggi incoraggiamo la gente a scegliere di vivere in questo Paese, che così cresce arricchendosi delle storie, delle tradizioni e dei costumi di altre realtà etnico-culturali. Eppure dovremmo imparare a farlo in un modo che non celebri solo gli ultimi arrivati, ma anche chi ha costruito questo Paese. Il governo non perde occasione per ricordare che, prima dell’arrivo degli europei, questa terra apparteneva alle Prime Nazioni.
Il punto è bisogna dare il giusto tributo anche a chi sta nel mezzo, come le prime generazioni di italiani, olandesi, ucraini e cinesi. Gente che va ricordata, perché un Paese è forte se è generoso nell’accogliere i nuovi arrivati, è giusto nel celebrare gli abitanti originari ed è lucido nel riconoscere chi ha contributo a costruire il Canada moderno. Non si possono dimenticare i sacrifici di tanti italiani che hanno lavorato spesso in condizioni difficili, pur di far progredire la propria famiglia e, allo stesso tempo, far avanzare la società civile canadese.
Se nella mia carriera politica l’unico passo che avrò fatto sarà stato quello di contribuire ad un “rinascimento” del senso di appartenenza della nostra gioventù nei confronti della Madrepatria Italia, considererò la mia missione politica compiuta.
Ma bisogna ripartire dalle generazioni intermedie, la cui memoria storica deve rappresentare il seme che possa alimentare il rinascimento italiano in Canada. Senza inutili competizioni o gelosie tra Comunità: un Paese è forte e ricco se riesce a pensare a tutti, senza dimenticare nessuno”. (aise) 

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