“FACING THE CAMERA”: ALL’IIC DI NEW YORK 50 ANNI DI RITRATTI ITALIANI

“FACING THE CAMERA”: ALL’IIC DI NEW YORK 50 ANNI DI RITRATTI ITALIANI

NEW YORK\ aise\ - Cinquant'anni di storia italiana visti attraverso le immagini catturate dagli scatti di 25 famosi fotografi: è la mostra “Facing the Camera”, che si apre domani, 28 marzo, all’Istituto Italiano di Cultura di New York a cura del direttore dell’Istituto stesso, Marco Delogu.
L’Italia è un Paese dalla storia e dai confini piuttosto movimentati, dove hanno sempre convissuto numerose identità. Il dna dei suoi abitanti è il più ricco e variegato d'Europa, con una diversità fino a trenta volte maggiore rispetto alla media europea. Questa ricchezza si riflette e si riconosce nei volti degli italiani.
Quale migliore mezzo, quindi, per raccontarne gli ultimi 50 anni della storia italiana se non con una serie di ritratti, in cui storie, identità ed appartenenze vengono narrate attraverso sguardi rivolti direttamente in macchina, all’autore degli scatti ed a noi tutti?
La mostra, che sarà aperta al pubblico sino al 2 maggio con ingresso libero, si apre con un ritratto di gruppo realizzato a Portella della Ginestra da Fausto Giaccone a vent’anni dall’orribile strage; seguono Gianni Berengo Gardin e i suoi nudi pacifisti, il ritratto di Gastone Novelli di Ugo Mulas (due grandi protagonisti del ’68), i cortei e le fabbriche di Francesco Radino, il lavoro su Bagheria di Ferdinando Scianna, per arrivare al ’77 di Tano D’Amico, fenomeno tutto italiano, figlio del ’68.
La mostra prosegue poi con una immagine di Emilio Tremolada, impegnato al fianco di Franco Basaglia nella battaglia per l’abolizione dei manicomi, il lavoro di Lisetta Carmi sui “travestiti” e gli autoritratti di Luigi di Sarro.
Negli anni ’80 il tono diviene più intimistico con le fotografie di Stephen Roach, definito “australiano di Toscana”, parte della famosa serie che dedicò a sua moglie Fabrizia, ed i ritratti dei vicini di casa di George Tatge, in Umbria.
Dagli anni ’90 il ritratto fotografico diventa sempre più un confronto a due: il fotografo e il suo soggetto lavorano insieme per l’immagine finale, utilizzando segni, sfondi e paesaggi. È così per i ritratti di Guido Guidi e per i cardinali, i contadini e i Rom di Marco Delogu, dove l’attenzione per lo sguardo della persona ritratta relega l’ambiente in secondo piano.
E ancora: Moira Ricci entra nelle fotografie della madre, sta al suo fianco, producendo immagini struggenti. La natura è presente nei ritratti di Sabrina Ragucci e di Alessandro Imbriaco; Jacopo Benassi elimina sempre più ogni sfondo sino ad arrivare al bianco, mentre Antonio Biasiucci sceglie il classico nero per figure che escono dall’ombra.
La panoramica si chiude con due ritratti di Paolo Ventura, dove la tecnica fotografica si mescola ad antiche pratiche pittoriche. (aise) 

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