FESTIVAL DELLE SPARTENZE: A PALUDI LE MIGRAZIONI RACCONTATE CON MUSICA, DIBATTITI E LABORATORI

FESTIVAL DELLE SPARTENZE: A PALUDI LE MIGRAZIONI RACCONTATE CON MUSICA, DIBATTITI E LABORATORI

PALUDI\ aise\ - “Bisogna guardare i paesi con gli occhi di un giovane che guarda una bellissima donna”: con i versi di Franco Arminio, poeta “paesologo”, si è chiuso ieri il Festival delle Spartenze, la manifestazione organizzata dall'associazione Assud che dal 2 agosto ha animato i comuni della provincia cosentina Paludi, Rossano e Cropalati. Grande riscontro da parte del pubblico per gli appuntamenti in agenda, con serate, come quelle animate dal concerto a due voci tra Otello Profazio e Peppe Voltarelli che hanno visto a Paludi oltre duemila persone.
Tra le personalità presenti al raduno Giovanni Maria De Vita (Capo ufficio I, Direzione Generale Italiani all'Estero-Ministero degli Affari Esteri) che ha evidenziato come l’iniziativa “sia un'opportunità molto significativa per discutere di come recuperare la mobilità dei ricercatori italiani: c'è bisogno di decisioni politiche, di investimenti, di creare un tavolo che possa elaborare iniziative concrete basate sulle esperienze vissute dagli stessi ricercatori italiani, in questo caso soprattutto dai ricercatori calabresi”.
Durante il festival, infatti, si è tenuto il primo raduno dei ricercatori calabresi all’estero che, anticipa il direttore del Festival Giuseppe Sommario, verrà replicato anche l’anno prossimo.
“Ripeteremo il Raduno dei ricercatori, docenti, formatori calabresi nel mondo per noi questo è un punto di inizio e non di arrivo. Con molti di loro inizieremo, già da settembre, a lavorare per progetti che possano avere ricadute positive sul territorio nel quale siamo nati, - argomenta Sommario – in modo da restituire qualcosa ai luoghi oggi in via di abbandono che ci appartengono e che ci hanno reso così curiosi e così perseveranti nel raggiungere i nostri obiettivi e inseguire le nostre carriere tanto da costringere, come è avvenuto per molti, a partire e lasciare la Calabria alle spalle. Lo consideriamo un ritorno necessario e doveroso, anche se non sempre fisicamente inteso”.
Buon riscontro anche per “CalabriaInCampus” che, spiega Sommario, “ha condotto un gruppo di dieci ragazzi, calabresi, milanesi, canadesi, argentini alla scoperta di una terra a loro sconosciuta, sebbene molti di essi vivano già nella nostra Calabria, o magari raccontata dai nonni emigrati altrove, e soprattutto a raccontarla verso l'esterno, utilizzando i mezzi della comunicazione tradizionale e social”.
Anche questa iniziativa verrà riproposta nell’edizione 2019.
Concludendo, il direttore del festival si è detto “molto soddisfatto dell'offerta culturale che abbiamo proposto poiché la risposta del pubblico c'è stata. E questo ci motiva anche per gli anni a seguire e a programmare una tappa del Festival anche all'estero. In primavera infatti saremo in Svizzera. Sono convinto che la strada della cultura può essere davvero una occasione, accanto a programmi di sviluppo locale, utile a far “crescere” anche demograficamente, ripopolare, il nostro territorio e i borghi abbandonati creando sinergie con italiani andati in altri Paesi e italiani rimasti nel paese d'origine”. (aise) 

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