FRANCESCO: IN OGNI UOMO C’È L’IMPRONTA DI DIO

FRANCESCO: IN OGNI UOMO C’È L’IMPRONTA DI DIO

ROMA\ aise\ - “Oggi la liturgia ci invita a celebrare la festa della Natività di San Giovanni Battista. La sua nascita è l’evento che illumina la vita dei suoi genitori Elisabetta e Zaccaria, e coinvolge nella gioia e nello stupore i parenti e i vicini”. Così Papa Francesco ha introdotto la preghiera dell’Angelus recitato ieri insieme ai fedeli riuniti a San Pietro. Richiamando le letture e il Vangelo di Luca proposto ieri dalla Liturgia, il Papa ha definito Elisabetta e Zaccaria “anziani genitori che avevano sognato e anche preparato quel giorno, ma che ormai non l’aspettavano più: si sentivano esclusi, umiliati, delusi: non avevano figli. Di fronte all’annuncio della nascita di un figlio, Zaccaria era rimasto incredulo, perché le leggi naturali non lo consentivano: erano vecchi, erano anziani; di conseguenza il Signore lo rese muto per tutto il tempo della gestazione”.
“È un segnale”, ha spiegato il Papa. “Ma Dio non dipende dalle nostre logiche e dalle nostre limitate capacità umane. Bisogna imparare a fidarsi e a tacere di fronte al mistero di Dio e a contemplare in umiltà e silenzio la sua opera, che si rivela nella storia e che tante volte supera la nostra immaginazione. E ora che l’evento si compie, ora che Elisabetta e Zaccaria sperimentano che “nulla è impossibile a Dio”, grande è la loro gioia”.
La pagina di Luca “annuncia la nascita e poi si sofferma sul momento dell’imposizione del nome al bambino. Elisabetta sceglie un nome estraneo alla tradizione di famiglia e dice: “Si chiamerà Giovanni”, dono gratuito e ormai inatteso, perché Giovanni significa “Dio ha fatto grazia”. E questo bambino – ha aggiunto – sarà araldo, testimone della grazia di Dio per i poveri che aspettano con umile fede la sua salvezza. Zaccaria conferma inaspettatamente la scelta di quel nome, scrivendolo su una tavoletta – perché era muto –, e “all’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava normalmente, benedicendo Dio”. Tutto l’avvenimento della nascita di Giovanni Battista – ha osservato Francesco – è circondato da un gioioso senso di stupore, di sorpresa e di gratitudine. Stupore, sorpresa, gratitudine”.
“La gente è presa da un santo timore di Dio “e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose”. Fratelli e sorelle, il popolo fedele intuisce che è accaduto qualcosa di grande, anche se umile e nascosto, e si domanda: “Che sarà mai questo bambino?”. Il popolo fedele di Dio – ha sottolineato il Santo Padre – è capace di vivere la fede con gioia, con senso di stupore, di sorpresa e di gratitudine. Guardiamo quella gente che chiacchierava bene su questa cosa meravigliosa, su questo miracolo della nascita di Giovanni, e lo faceva con gioia, era contenta, con senso di stupore, di sorpresa e gratitudine. E guardando questo domandiamoci: come è la mia fede? È una fede gioiosa, o è una fede sempre uguale, una fede “piatta”? Ho senso dello stupore, quando vedo le opere del Signore, quando sento parlare dell’evangelizzazione o della vita di un santo, o quanto vedo tanta gente buona: sento la grazia, dentro, o niente si muove nel mio cuore? So sentire le consolazioni dello Spirito o sono chiuso? Domandiamoci, ognuno di noi, in un esame di coscienza: Come è la mia fede? È gioiosa? È aperta alle sorprese di Dio? Perché Dio è il Dio delle sorprese”.
“Ho “assaggiato” nell’anima quel senso dello stupore che dà la presenza di Dio, quel senso di gratitudine? Pensiamo a queste parole, - l’invito del Papa – che sono stati d’animo della fede: gioia, senso di stupore, senso di sorpresa e gratitudine”.
“La Vergine Santa ci aiuti a comprendere che in ogni persona umana c’è l’impronta di Dio, sorgente della vita. Lei, Madre di Dio e Madre nostra, ci renda sempre più consapevoli che nella generazione di un figlio i genitori agiscono come collaboratori di Dio. Una missione veramente sublime che – ha concluso – fa di ogni famiglia un santuario della vita e risveglia – ogni nascita di un figlio – la gioia, lo stupore, la gratitudine”. (aise) 

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