GERUSALEMME: ORLANDO AL SESTO FORO GLOBALE PER LA LOTTA ALL’ANTISEMITISMO

GERUSALEMME: ORLANDO AL SESTO FORO GLOBALE PER LA LOTTA ALL’ANTISEMITISMO

GERUSALEMME\ aise\ - In occasione della ricorrenza degli 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali volute dal regime fascista, oggi il ministro della Giustizia Andrea Orlando è a Gerusalemme dove, fino a domani, nella ricorrenza della Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, istituita dalle Nazioni Unite nel 1966 per ricordare il massacro in Sudafrica del 21 marzo 1960, quando la polizia aprì il fuoco su una folla di cittadini neri che protestavano contro la segregazione razziale, si terrà il sesto foro globale per la lotta all’antisemitismo.
Proprio ricordando le leggi razziali italiane, Orlando ha affermato: “Una pagina vergognosa che dobbiamo ricordare proprio mentre alcuni paesi in Europa, ma non solo in Europa, cercano di cancellare alcune pagine. Cancellare significa rischiare di fare gli stessi errori.
Credo sia giusto richiamare come oggi in Europa la propaganda antisemita e le sue manifestazioni violente hanno superato i livelli di guardia”.
La sesta edizione del foro globale si tiene quest’anno in un contesto globale dove le forze di estrema destra tornano ad affacciarsi sulla scena politica di molti paesi, rinfocolando vecchi rancori e false leggende contro il popolo ebraico, come se l’esperienza del nazifascismo non avesse insegnato nulla.
“Allora – ha dichiarato Orlando - è giusto dire da che parte si sta e schierarsi con nettezza contro ogni forma di antisemitismo.Io credo che l’Italia abbia dato un segnale importante, e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per primo, decidendo quest’anno, alla vigilia del 19 gennaio, giornata in cui si celebra e si ricordano le vittime dell’Olocausto, ha deciso di nominare senatrice a vita Liliana Segre, deportata ad Auschwitz all’età di 8 anni e sopravvissuta al campo di sterminio. Una dei soli 25 bambini italiani rimasti in vita sui 776 deportati”.
Le misure per contrastare il risorgere di queste tendenze antisemite sono state sintetizzate chiaramente dal ministro in tre punti: “il primo è quello del rafforzamento delle norme penali che contrastano questo tipo di fenomeno. Dobbiamo ricordare a tutti che la realtà virtuale non rende virtuali le offese e le lesioni che si possono provocare alla persona”.
E in questo senso giova ricordare che l’Italia ha introdotto nel proprio ordinamento il reato di negazionismo e cioè di tutti coloro che minimizzano o rimuovono la portata della verità storica della Shoah e che ha introdotto anche una nuova strumentazione penale per contrastare il cyber bullismo e la jihad.
Il secondo punto è la necessità di una “collaborazione con le piattaforme informatiche. Noi dobbiamo riconoscere che uno sforzo è stato fatto. Il protocollo che ha visto la collaborazione delle piattaforme informatiche nell’Unione europea e il monitoraggio delle Ong ci dice che c’è stato un progresso nella direzione giusta, cioè quella di una più tempestiva rimozione dei contenuti d’odio.Dobbiamo però anche dire che non tutte le piattaforme sono state allo stesso modo collaborative. Credo che l’intervento del ministro di Israele abbia sottolineato questo aspetto. E dobbiamo anche dire che non è sufficiente più soltanto la rimozione dei contenuti. Esistono forme di polarizzazione della discussione che si sviluppa sulle piattaforme informatiche che incentivano elementi di radicalizzazione delle posizioni che devono essere sorvegliate.Io credo che il nostro sforzo sia quello di proseguire sulla strada della collaborazione e degli accordi che in qualche modo si formano su base volontaria.
Il terzo punto della sintesi, il più difficile, “deve affrontare il tema di tutte quelle fake news che costituiscono il presupposto per lo sviluppo della propaganda d’odio. Leggende nere, teorie complottistiche, vere e proprie narrazioni che sono finalizzate a individuare nemici nelle persone che hanno una razza diversa, una religione diversa, un credo politico, un orientamento sessuale diverso dal tuo. Queste leggende nere non possono essere fronteggiate con gli strumenti tradizionali, non basta la giustizia, non si può costituire un’agenzia pubblica che dica ciò che è vero e ciò che è falso. Però dobbiamo anche dire che le piattaforme sanno e conoscono quali sono le centrali di diffusione di queste leggende”.
Collaborazione, dunque, e unità d’intenti. Solo così il contrasto a questi fenomeni potrà avere un margine di successo. Si tratta, in poche parole, di organizzare quella che il ministro chiama un’alleanza tra tutti i soggetti discriminati; una battaglia culturale, multilaterale e sovranazionale:“Un diritto penale di un singolo stato – ha aggiunto Orlando - non serve più se non costruiamo diritti penali che dicano la stessa cosa, ordinamenti che dicano cose tra loro simili. Una attività di condizionamento e un’interlocuzione con le piattaforme non si può svolgere a livello soltanto nazionale. E una grande alleanza contro l’odio di tutti i soggetti discriminati e colpiti non si può realizzare soltanto nella dimensione nazionale. Ecco perché credo sia importante oggi affermare l’esigenza di una moltiplicazione di occasioni di confronto come questa, ma anche pensare alla costituzione di una rete sovranazionale che si sia in grado in modo costante di contrastare questo tipo di fenomeni”.
Nel suo discorso, il ministro della Giustizia ha parlato anche della necessità di offrire alle nuove generazioni una visione nuova e meno ingenua della rete che “offre grandi possibilità ma non esiste una mano invisibile digitale. È necessario che questi fenomeni siano governati. È necessario che siano anche monitorati e trovino degli strumenti attraverso i quali riequilibrare i rapporti di forza tra le vittime e i carnefici, tra chi perseguita e chi è perseguitato anche soltanto a livello telematico nell’ambito del web”.
“Ecco- ha concluso - questo è un grande compito che io credo spetti alla politica, agli stati e questo compito non può che realizzarsi con un’alleanza che vada oltre la dimensione nazionale che metta insieme anche culture e posizioni diverse e che sia finalizzata a conquistare questa nuova frontiere della democrazia come condizione essenziale per la sua difesa e il suo rilancio nell’epoca del web e della nuova democrazia digitale che dovremo saper costruire”. (aise) 

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