GLI ITALIANI DI LONDRA BOCCIANO L’NHS: ESPERIENZA NEGATIVA PER IL 62% - DI SABRINA PROVENZANI

GLI ITALIANI DI LONDRA BOCCIANO L’NHS: ESPERIENZA NEGATIVA PER IL 62% - di Sabrina Provenzani

LONDRA\ aise\ - "Per la maggioranza degli "italiani di Londra" la sanità del Regno Unito è da bocciare. Una valutazione motivata con episodi e testimonianze dirette di diagnosi superficiali o errate, paracetamolo come cura miracolosa per troppi sintomi, confronti impietosi con la sanità italiana". È quello che emerge dal sondaggio con cui, sulla pagina Facebook di "Londra, Italia", il quotidiano on line diretto da Francesco Ragni ha chiesto ai connazionali oltremanica: "Complessivamente, come valutereste la vostra esperienza dell’NHS?".
Come scrive Sabrina Provenzani, che dei risultati del sondaggio dà conto, "le risposte possibili erano due, POSITIVA o NEGATIVA.
Dei 2.980 lettori raggiunti, 175 hanno espresso la loro preferenza. 65, il 38%, hanno avuto un’esperienza positiva; 109, cioè il 62%, negativa.
Il nostro sondaggio – è importante ribadirlo – non ha finalità statistiche e non ambisce ad essere completo o esaustivo né a fare confronti con la sanità italiana, sia perché, complice il format di Facebook, offre solo due possibilità di scelta sommaria, sia perché il campione selezionato non è rilevante a fini statistici.
Ma dopo le tante reazioni all’articolo di Antonio Piemontese sulle ombre della sanità pubblica britannica e a quello successivo sulla richiesta di maggiori fondi da parte dei medici di base ci interessava conoscere la vostra opinione su un servizio centrale per la comunità italiana a Londra.
E i vostri commenti offrono uno spaccato molto interessante di luci e ombre dell’NHS. Si tratta, naturalmente, di testimonianze personali su cui non ci è possibile fare verifiche e che riportiamo come tali.
Sono purtroppo numerose le testimonianze negative, con storie che, per superficialità e incompetenza, ricordano da vicino la storia di Laura Biondi inizialmente riportata da Repubblica, come scrive Lisa DS: Storia simile con me, sono stata operata d’urgenza in Italia a dicembre 2017. Nel frattempo tra ottobre e dicembre, grazie all’Nhs, ho avuto 3 pancreatiti acute che non sono state mai curate a dovere in UK. Ogni volta mi ricoveravano e poco dopo mi mandavano a casa, nonostante io stessi visibilmente male, mi sedavano il dolore con morfina invece di risolvere il problema chirurgicamente e rapidamente come la situazione suggeriva.
Nel suo caso, la diagnosi di pancreatite è ottenuta solo grazie a un medico italiano amico di famiglia che suggerisce di chiedere al pronto soccorso il controllo delle amilasi: "Risposta del medico "sono ok" - io molto perplessa, mi sentivo veramente male… e infatti nemmeno il tempo di lasciare A&E che il dottore ci rincorre come un pazzo: mentre ce ne andavamo, forse preso da uno scrupolo di coscienza, aveva ricontrollato il valore delle amilasi che erano in realtà a più di 6.000 potevo rimanerci…e se non avessimo chiesto me ne sarei andata a casa con una pancreatite acuta in corso. Ho potuto risolvere il problema solo in Italia, dopo mesi di codeina e morfina che hanno solo contribuito a peggiorare le mie condizioni".
Non è l’unica storia di diagnosi completamente sbagliata. Valentina C. racconta: "A me qui tre medici inglesi mi hanno vista con dolori da mal di schiena lancinante e nessuno mi ha prescritto dei raggi, solo di usare del ghiaccio. Vado in Italia, faccio risonanza e… ernia al disco. Sto facendo cicli di punture al cortisone per iniziare a diminuire l’infiammazione. Altro che ghiaccio".
Stefano T.: "A me con tre vertebre rotte e il bacino rotto (sotto un camion con bike)… dopo 5 gg mi hanno messo busto mi hanno fatto camminare… dopo 7 giorni mi si è bloccata la gamba si sono mossi tutti i ferri dentro… e mi hanno bloccato per 2 mesi… chissà, speravano di mandarmi a casa dopo una settimana!!!".
Anche Nicola B. ha condiviso una brutta storia personale: "Per una semplice intolleranza al lattosio ho visto non so quanti dottori NHS, due gastroenterologi e una nutrizionista pagati da Bupa e mi hanno diagnosticato la qualunque, morbo di cron incluso, senza mai arrivare ad una soluzione (trovata alla prima visita italiana) in 14 mesi di visite. 14 mesi di visite che, sommate, sono state comunque temporalmente più brevi della singola visita dal gastroenterologo siciliano".
Ci sono però anche storie di eccellenza, come quella di Sofia M. "A me hanno diagnosticato e curato un cancro che in Italia era stato diagnosticato come una infezione da herpes. L’articolo è fuorviante e fa un grosso favore a chi sta cercando di distruggere un sistema che, con tutte le sue imperfezioni, salva vite indipendentemente dal conto in banca".
Sottolineiamo che la linea editoriale di "Londra, Italia" non ha matrici ideologiche e non è certamente ostile al servizio pubblico: ma raccogliamo il suggerimento di Sofia ad approfondire ancora le ragioni della crisi dell’NHS.
Eugenia C, che ha generosamente condiviso la sua vicenda, suggerisce un punto di vista condiviso da altri: l’ipotesi che anche per la sanità, come per la scuola, ci sia una postcode lottery, cioè gli standard varino a seconda della zona di residenza. "Io finora mi sono sempre trovata bene: si sono accorti qui che soffrivo di un forte disturbo della tiroide (in Italia per più di vent’anni non se ne sono mai accorti!), mi passano le medicine gratis e mi mandano un messaggio sul telefono ogni volta che sono pronte da ritirare. Ho fatto tutti gli esami possibili ed immaginabili e per le analisi del sangue non devo aspettare ore al mattino in coda senza sapere quando sarà il mio turno (come in Italia), qui mi danno l’appuntamento e quello è. Per le visite specialistiche l’attesa è stata al massimo di 1 mese, in Italia anche 3 o 4 da quanto mi raccontano… credo che dipenda da dove ci si trova in GB”.
Al di là delle esperienze individuali negative, l’NHS resta complessivamente uno dei servizi pubblici migliori al mondo, come nota la lettrice Nina C. "Ma non facciamo di tutta un’erba un fascio! La mala sanità è ovunque. Preferisco questo sistema che pagare una assicurazione come in gran parte dell’Europa! Non hai i soldi per l’assicurazione, ma manco ci entri in ospedale! Se fosse così il sistema NHS la popolazione si sarebbe dimezzata nell’arco di 30 anni! Ma tutte quelle persone che invece vengono curate qui come in Italia ogni singolo giorno?".
Grazie a voi tutti per i contributi. Continuate a segnalarci storie, positive e negative. Torneremo ad occuparcene con approfondimenti e inchieste". (aise)


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