I 10 OBIETTIVI CHE L’ITALIA PROPONE ALL’EUROPA

I 10 OBIETTIVI CHE L’ITALIA PROPONE ALL’EUROPA

ROMA - focus/aise - L’esito del vertice europeo di ieri è rimesso alla valutazione degli analisti e degli osservatori. In effetti nessuno dei leader protagonisti delle baruffe europee dei giorni scorsi ha espresso valutazioni definitive, solo vaghe sensazioni positive, peraltro dal carattere interlocutorio visto che sono state vincolate alla revisione del vertice ufficiale di fine mese. Dobbiamo riconoscere che il fatto stesso che non si sia constatato il fallimento del vertice informale è un segnale positivo , insomma “nessuna notizia buona notizia” dei romani docet .
D’altra parte il premier italiano Giuseppe Conte, ha scritto su twitter “rientriamo a Roma decisamente soddisfatti” aggiungendo “abbiamo impresso la giusta direzione al dibattito in corso. Ci rivediamo giovedì al Consiglio Europeo”. Ed avrà avuto le sue buone ragioni per pensarlo e per scriverlo.
Gli altri leader hanno sposato la vaghezza . Del tipo “Studieremo la proposta del premier italiano. La sensazione che ho avuto partecipando alla riunione odierna è stata positiva” del premier spagnolo Pedro Sanchez; o, anche, “Abbiamo trovato molta buona volontà per discutere e superare i disaccordi sul tema migranti” detto dalla cancelliera Angela Merkel; o, ancora, il presidente francese Emmanuel Macron, che ha trovato nelle proposte italiane una posizione “coerente con altre opinioni intorno al tavolo”.
Tutto, insomma, rinviato al Vertice formale della prossima settimana. Ma. quali sono state le proposte che il premier Giuseppe Conte ha presentato a nome dell’Italia? Eccole, in 10 punti.

1. Intensificare accordi e rapporti tra Unione europea e Paesi terzi da cui partono o transitano i migranti e investire in progetti. Ad esempio la Libia e il Niger, col cui aiuto abbiamo ridotto dell’80% le partenze nel 2018.

2. Centri di protezione internazionale nei Paesi di transito. Per valutare richieste di asilo e offrire assistenza giuridica ai migranti, anche al fine di rimpatri volontari. A questo scopo l’Ue deve lavorare con UNHCR e OIM. Perciò è urgente rifinanziare il Trust Fund UE-Africa (che ha attualmente uno scoperto complessivo di 500milioni di euro) che incide anche su contrasto a immigrazione illegale su frontiera Libia-Niger.

3. Rafforzare frontiere esterne. L’Italia sta già sostenendo missioni UE (EUNAVFOR MED Sophia e Joint Operation Themis) e supportando la Guardia Costiera Libica, occorre rafforzare queste iniziative.

4. Superare Dublino (obiettivo più complesso). Nato per altri scopi, è ormai insufficiente. Solo il 7% dei migranti sono rifugiati. Senza intervenire adeguatamente rischiamo di perdere la possibilità di adottare uno strumento europeo veramente efficace. Il Sistema Comune Europeo d’Asilo oggi è fondato su un paradosso: i diritti vengono riconosciuti solo se le persone riescono a raggiungere l’Europa, poco importa a che prezzo.

5. Superare criterio Paese di primo arrivo. Chi sbarca in Italia, sbarca in Europa. Riaffermare responsabilità-solidarietà come binomio, non come dualismo. È in gioco Schengen.

6. Responsabilità comune tra Stati membri su naufraghi in mare. Non può ricadere tutto sui Paesi di primo arrivo. Superare il concetto di ‘attraversamento illegale’ per le persone soccorse in mare e portate a terra a seguito di Sar. Bisogna scindere tra porto sicuro di sbarco e Stato competente ad esaminare richieste di asilo. L’obbligo di salvataggio non può diventare obbligo di processare domande per conto di tutti.

7. L’Unione europea deve contrastare, con iniziative comuni e non affidate solo ai singoli Stati membri, la “tratta di esser umani” e combattere le organizzazioni criminali che alimentano i traffici e le false illusioni dei migranti.

8. Non possiamo portare tutti in Italia o Spagna. Occorrono centri di accoglienza in più paesi europei per salvaguardare diritti di chi arriva e evitare problemi di ordine pubblico e sovraffollamento.

9. Contrastare movimenti secondari. Attuando principi precedenti, gli spostamenti intra-europei di rifugiati sarebbero meramente marginali. Così i movimenti secondari potranno diventare oggetto di intese tecniche tra paesi maggiormente interessati.
10. Ogni Stato stabilisce quote di ingresso dei migranti economici. E’ un principio che va rispettato, ma vanno previste adeguate contromisure finanziare rispetto agli Stati che non si offrono di accogliere rifugiati. (focus/aise) 

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