INTERVISTA A PIETRO LUCCA SUL FUTURO DELLA CASA D'ITALIA: «TORNI A ESSERE IL CUORE PULSANTE DELLA COMUNITA'» - DI VITTORIO GIORDANO

INTERVISTA A PIETRO LUCCA SUL FUTURO DELLA CASA D

MONTREAL\ aise\ - «Il 2017 è stato un anno travagliato per la Casa d'Italia, lo storico edificio della Comunità italiana sulla via Jean-Talon sul quale pende la "Spada di Damocle" del pignoramento in caso di mancato risanamento delle finanze. In altre parole, se entro 1 anno e mezzo non saranno ripianati i debiti che ammontano a 2.4 milioni $, l'istituto finanziario detentore dell'ipoteca procederà al sequestro ed alla conseguente vendita all'asta». Così scrive Vittorio Giordano sul «Cittadino canadese», settimanale di Montreal di cui è caporedattore.
Per parlare di questa situazione e del futuro della Casa d'Italia, monumento storico-simbolo dell'orgoglio tricolore a Montrèal, il 18 dicembre scorso si è tenuta una giornata "Porte Aperte" organizzata dal nuovo consiglio d'amministrazione del Centre culturel de la Petite Italie -Casa d'Italia (CCPI - Casa d'Italia) guidato dal presidente Gino Berretta e formato da John Marcovecchio (1∫ vicepresidente), Perry Mazzanti, (2∫ vicepresidente e rappresentante legale), Vincenzo Belmonte (tesoriere), Antonio Discepola (segretario), Sabino Grassi (direttore, responsabile relazioni pubbliche e raccolta fondi), Joe Salvo (direttore, responsabile relazioni con le associazioni), Joe Fratino (direttore e presidente Ordine Figli d'Italia), Marisa Celli (amministratrice) e da Pietro Lucca (responsabile affari culturali).
Nei prossimi giorni - e questa è la notizia più importante - sarà lanciata una campagna raccolta fondi presieduta da Sabino Grassi.
Ci siamo rivolti proprio a Pietro Lucca per saperne di più.
D. Salvare la Casa d'Italia è diventata ormai la vostra missione. Ma non è un'operazione di facciata: volete rilanciare il suo ruolo nella vita comunitaria.
R. Non si tratta di voler preservare l'edificio, solo considerando l'aspetto materiale: le quattro mura. Noi siamo convinti che la Casa possa rivestire ancora un ruolo fondamentale e attivo, un ruolo che deve svolgere in seno alla nostra Comunità, essendo essa stata realizzata dai nostri pionieri come testimonianza concreta di concordia, spontaneità, maturità sociale e laboriosità esemplare. La Casa d'Italia non vuol essere soltanto un grigio museo, ma cuore pulsante della nostra comunità, come lo è già stata in passato.
D. La Casa d'Italia, insomma, non è solo un retaggio del passato: siete convinti che possa rivestire ancora un ruolo per le future generazioni? 
R. Quel che rappresenta può ancora ispirare ed identificare la nostra presenza e quella delle generazioni future. Nata alla luce di una concordia comunitaria, essa testimonia i valori genuini che hanno sempre contraddistinto la nostra gente: attaccamento e fierezza delle nostre origini, italianità, senso della famiglia e cura delle taradizioni. Nel suo insieme rappresenta il sacrificio e la presenza dei nostri padri e nonni. Costituisce dunque, un retaggio ed un monito. Ancora il nostro Focolare Comunitario e un angolo d'Italia, e tale vogliamo che resti!
D. Una Casa che comunque versa in una delicata situazione finanziaria... R. A distanza di un ottantennio, intendiamo aprire un nuovo capitolo e preservarla al fine di consegnarla alle nuove generazioni della nostra Comunità. Attualmente la "Casa" si trova in serie difficoltà economiche. In extremis, all'ultimo momento, abbiamo evitato la confisca e la vendita all'asta, ma ben altro resta da fare, per cui intendiamo sensibilizzare e far appello alla Comunità intera. Non possiamo perderla. Salviamo la nostra "Casa", continuiamo a scrivere il "libro" della nostra memoria! Noi saremo quel che sarà la Casa d'Italia!. (aise

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