LA SUFFRAGETTA INGLESE NELLA “LITTLE ITALY”

LA SUFFRAGETTA INGLESE NELLA “LITTLE ITALY”

LONDRA\ aise\ - “È il centenario del voto alle donne. Nel 1918 il governo inglese permise l’accesso alle urne a quelle che avevano più di trent’anni. Si farà il nome di Sylvia Pankhurst, la suffragetta “italiana” che si era battuta per il voto durante manifestazioni anche violente e che quest’anno avrà una statua eretta nella “Little Italy” di Londra, Clerkenwell. Il nome di Sylvia Pankhurst è famoso anche tra gli Italiani. Qualcuno avrà visto il film Suffragette, uscito due anni fa. Ma il suo compagno, Silvio Corio, rimane sconosciuto. È ora di svelare un rapporto che durò quasi quarant’anni. La mostra “Sylvia and Silvio” che verrà inaugurata a metà marzo a Londra tira su il sipario su una coppia di idealisti rivoluzionari che agitarono le acque tra Londra e Roma nel periodo tra le due guerre e dialogarono con molti grossi nomi della storia tra i quali, Lenin, Antonio Gramsci, lo storico Gaetano Salvemini e i fratelli Rosselli”. È quanto si legge su “La notizia”, trimestrale diretto a Londra da Salvatore Mancuso.
“Bisogna cominciare con lui, Silvio, nato a Saluzzo, vicino a Torino, nel 1875. Aveva 25 anni quando arrivò a Londra portandosi dietro un passato di socialista anarchico che gli era costato l’esilio in Francia. Erano tempi in cui in Italia bastava cantare una canzone contro quello che molti ritenevano un regime opprimente e militaresco per finire in galera. A Londra erano arrivati oltre trecento dissidenti tra anarchici, socialisti, repubblicani e comunisti. Avevano preso l’esempio dall’esilio di Giuseppe Mazzini.
Il più noto tra loro era Errico Malatesta. Silvio si indirizzò a lui dando avvio ad una collaborazione politica che tra un’interruzione e l’altra sarebbe durata più di vent’anni. Indubbiamente tra questi esiliati a Londra c’era anche qualche personaggio pericoloso, ma nella maggioranza si trattava di liberi pensatori di buona educazione scolastica che sapevano usare la stampa e traevano vantaggio dall’ambiente cosmopolita. Pubblicavano dozzine tra giornali e manifesti programmatici.
Intorno al 1905 istituirono perfino un’università popolare a Londra. Silvio era buon tipografo. Insegnava disegno. Si scontrò inizialmente col suo giro di amici quando si dichiarò a favore della prima guerra mondiale ritenendo importante indebolire la Germania, ma poi ebbe un ripensamento antimilitarista che lo riportò nel campo anarchico di Soho con Emidio Recchioni, Pietro Gualducci, Giuseppe Galasso ed altri, tutti contro la guerra.
L’incontro con Sylvia Pankhurst avvenne nel 1917. Lei era già famosa come suffragetta e socialista. Insieme salutarono la rivoluzione russa. Due anni dopo andarono in Italia per vedere da vicino il tumultuoso sviluppo dei consigli di fabbrica portato avanti da Antonio Gramsci con la sua rivista L’Ordine Nuovo. Erano sorvegliatissimi. Sylvia se la svignò attraversando le Alpi a piedi. Nel 1922 furono i primi in Inghilterra a suonare l’allarme sulla minaccia del fascismo scrivendo sul giornale che lei dirigeva, The Workers Dreadnought. Allo stesso tempo lui collaborava al giornale italiano Comento di cui era editore Galasso. Ormai Sylvia, che parlava italiano avendo fatto scuola d’arte a Venezia, faceva gruppo fisso con gli Italiani antifascisti di Soho.
Nel 1923 la troviamo ad una conferenza da Dondi, il club italiano in Eyre Street Hill, e da quel giorno non smetterà mai più di occuparsi dell’Italia finendo per essere schedata dalla polizia italiana. Soprattutto non smetterà mai, insieme a Silvio, di ricordare il nome di Giacomo Matteotti, poi quello dei fratelli Roselli. E’ ispirandosi a Giustizia e Libertà, il movimento fondato da Carlo Rosselli che nel 1936 la coppia lancia il giornale New Times and Ethiopia News per condannare l’invasione dell’Etiopia.
Quando Mussolini dichiarò guerra al Regno Unito il 10 giugno 1940 Sylvia e Silvio celebrarono l’annuncio ritenendo che doveva significare la fine del regime. Ma nel giro di poche ore vennero a sapere che alcuni dei loro amici italiani antifascisti, come Decio Anzani, erano stati arrestati dalla polizia e portati in campi di internamento. Fecero scattare appelli al governo per farli liberare. Non fecero in tempo a salvare Anzani, imbarcato sull’Arandora Star diretta in Canada che venne colpita da un sottomarino tedesco.
Una tragedia di guerra mai dimenticata.
Quanto alla vita insieme, Sylvia e Silvio misero su casa intorno al 1925 e due anni dopo ebbero un figlio, Richard. Lei era così famosa che quando un giornale rivelò che intendeva vivere in partnership con Silvio, senza sposalizio, scoppiò uno scandalo.
Silvio continuò ad occuparsi di politica italiana fino alla morte avvenuta nel 1954. Rimasta sola, Sylvia decise di trasferirsi in Etiopia ed è li che riposa, la suffragetta “italiana”, anticonformista sulle barricate, sempre dalla parte dei più deboli.
La mostra “Sylvia and Silvio” organizzata da Anpi-London, col sostegno di Sertuc (Southern and Eastern TUC) ed Inca-CGIL verrà inaugurata il 16 marzo alle 18.30 alla Charing Cross Library, 4 Charing Cross Road, WC2H 0HF, vicino a Trafalgar Square. Rimarrà aperta fino al 13 maggio”. (aise) 

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