LE VIE DEL COMMERCIO ESTERO

LE VIE DEL COMMERCIO ESTERO

ROMA – focus/ aise - Con un valore superiore ai 3 miliardi di euro, il Regno Unito rappresenta il quarto mercato per l’export agroalimentare italiano, ma il primo per Prosecco (4 bottiglie su 10 esportate finiscono in questo paese), pelati e polpe di pomodoro (20% dell’export a valore). Svalutazione della sterlina e tutela delle indicazioni geografiche rappresentano le grandi incognite collegate alla Brexit, alla luce della “sensibilità” delle nostre esportazioni al tasso di cambio e del fatto che quasi un terzo delle vendite di food&beverage “Made in Italy” sul mercato britannico riguardano prodotti Dop/Igp. A sei mesi dalla data ufficiale del divorzio del Regno Unito dall’Unione Europea (29 marzo 2019) e ancora in mancanza di un accordo sulle modalità di uscita, al III Forum Agrifood Monitor di Nomisma e Crif si è fatto il punto sul ruolo che questo mercato detiene per il nostro sistema agroalimentare e sui rischi collegati ai potenziali effetti della Brexit.
Con un valore vicino ai 56 miliardi di euro, il Regno Unito rappresenta il sesto mercato al mondo per import di prodotti agroalimentari e il secondo per consumi a livello europeo (250 miliardi di euro nel 2017).
Si tratta di un paese dove l’autosufficienza alimentare non supera il 50% e per tale motivo fortemente dipendente dalle importazioni; l’Italia figura come il sesto fornitore, con una quota a valore vicina al 6% dell’import britannico.
Contestualmente, la Gran Bretagna si configura come il nostro quarto mercato di export alimentare più importante, dopo Germania, Francia e Stati Uniti. Un mercato che nell’ultimo decennio ha aumentato i propri acquisti di prodotti del “Made in Italy” del 43%, ben più di quanto fatto nei confronti dei nostri concorrenti francesi o olandesi, ma meno rispetto a quelli spagnoli o tedeschi (+55%).
Un paio di settimane fa, SACE - Gruppo Cassa Depositi e Prestiti - ha garantito un finanziamento da 62,5 milioni di dollari, erogato da Banco Bilbao Vizcaya Argentaria SA - Milan branch, in favore di Nexa Resources (Nexa), società del gruppo brasiliano Votorantim specializzata nell’estrazione e lavorazione dello zinco e del rame.
Con questo intervento SACE SIMEST, il Polo italiano dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, avvia una partnership con la società brasiliana volta a facilitare l’assegnazione di contratti ad esportatori italiani attivi nelle forniture di macchinari per l’estrazione e lavorazione mineraria. Un settore in cui l’Italia vanta tante imprese eccellenti, che nel 2017 ha esportato beni per 3,7 miliardi di euro (+5,5%), e sta proseguendo con un’ulteriore accelerazione nel 2018 (+13%). L’operazione si inserisce nell’ambito del piano strategico di Nexa che punta all’ampliamento e alla diversificazione del proprio bacino di fornitori esteri, prevedendo investimenti per 280 milioni di dollari nel 2018, finalizzati all’espansione delle attività minerarie in essere e all’esplorazione di nuovi giacimenti in America Latina.
Secondo le previsioni di SACE SIMEST, l'economia latinoamericana accelererà nei prossimi tre anni con impatti positivi sul nostro export, cresciuto già del 10,4% nel 2017. Brasile, Messico, Perù e Colombia offriranno le migliori opportunità per beni e servizi italiani, in particolare nei settori delle infrastrutture, minerario, energetico, automobilistico e dei beni di consumo.
Pochi giorni fa Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, accompagnato dall’Ambasciatore italiano in Serbia Carlo Lo Cascio, ha partecipato all’inaugurazione del secondo stabilimento produttivo dell’azienda veneta LABOR SRB (gruppo ITLAS) Sremska Mitrovica. Alla cerimonia ha partecipato anche il Presidente della Repubblica, Vucic.
A Belgrado Zaia ha incontrato anche la comunità imprenditoriale italiana.
Nell’intera Provincia della Vojvodina sono presenti oltre 70 realtà imprenditoriali italiane, che danno lavoro a circa 11 mila dipendenti. L’Italia è tra i principali investitori esteri in Serbia.
Infine, la scorsa settimana il libro italiano si è presentato alla Fiera internazionale del Libro di Francoforte, confermando la propria sostenuta proiezione internazionale, a fronte di un quadro interno dove la crescita è sostanzialmente piatta. Aumenta infatti lo slancio dell’editoria italiana sul piano internazionale, con il peso dell’export in aumento (+6% nel 2017), con una crescente conferma della capacità di proporre e vendere diritti degli autori italiani sui mercati stranieri (+10,1% nel 2017) e di realizzare coedizioni internazionali, soprattutto nel settore bambini e dell’editoria illustrata. Risultati confermati come trend anche per il 2018. (focus\ aise) 

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