L’UTOPIA SMOG-FREE E IL PENDOLARE IN BICICLETTA (ELETTRICA) – DI NICO TANZI

L’UTOPIA SMOG-FREE E IL PENDOLARE IN BICICLETTA (ELETTRICA) – di Nico Tanzi

ZURIGO\ aise\ - “Il mio ufficio è distante da casa una ventina di chilometri. Per anni ci sono andato in auto. Poi, quando il traffico è diventato letteralmente insostenibile, sono passato al treno, approfittando del fatto che nel frattempo i collegamenti ferroviari erano molto migliorati, e con loro i tempi di percorrenza. Ho sempre usato la bicicletta solo di tanto in tanto, per qualche giretto domenicale. E quando qualche tempo fa si è cominciato a parlare di una ciclopista proprio sul mio tragitto quotidiano, ho pensato che sarebbe stata una bella cosa, almeno quando la meteo lo permette, poter fare il pendolare in bici. Non so a che punto sia quel progetto, né se lo si realizzerà mai. In compenso, la mia, di idea – andare al lavoro in bici – sono riuscito a concretizzarla”. Così scrive Nico Tanzi sulla sua rubrica ospitata dalle pagine de “La rivista”, mensile diretto a Zurigo da Giangi Cretti,
“Complice la rapidità con cui il mercato delle “e-bike” ha cominciato a sfornare biciclette elettriche performanti, con motori potenti e batterie di grande capacità che non si scaricano dopo poche decine di chilometri. Quando racconto in giro della mia scelta, la reazione di solito è lo stupore.
Una distanza di una ventina di chilometri evidentemente è considerata eccessiva per percorrerla quotidianamente in bici. In realtà non è così: basta un minimo di allenamento per “farsi le gambe”, e ci si abitua senza alcun problema. Con vantaggi considerevoli, anche di tempo: nel mio caso ho accorciato il tragitto di un quarto d’ora (impiego cioè mezz’ora al giorno in meno, fra andata e ritorno, rispetto al treno). E il costo di una ricarica (pochi centesimi) non è neanche lontanamente paragonabile a quello del treno.
Il confronto con l’automobile, poi, è schiacciante, soprattutto se ai costi del carburante si aggiungono quelli del parcheggio. La possibilità di saltare con grande facilità le code aggiunge ulteriori elementi a favore della bici. Se poi si aggiunge il fatto che pedalare qualche decina di minuti tutti i giorni è un modo fantastico per mantenersi in forma, i conti sono – definitivamente – fatti.
Eppure, oltre la metà dei pendolari, in Svizzera, continua ad usare l’automobile per recarsi al lavoro. E ad usare la bici è una frazione infima: nel 2016 erano appena il 7%. I
margini di miglioramento sono enormi. Per spingere in questa direzione, l’associazione Pro Velo organizza fra maggio e giugno un’iniziativa denominata “Bike to Work”, sensibilizzando i pendolari e invitandoli a usare la bicicletta nel corso di un periodo di prova per i loro spostamenti quotidiani.
Oltre 2000 le aziende coinvolte nell’ultima edizione, con 65'000 partecipanti (+18% rispetto al 2017), soprattutto a Zurigo, Berna e Losanna. Ma anche la politica si sta muovendo. A settembre infatti si voterà un decreto federale che prevede che le vie ciclabili godano dello stesso trattamento giuridico previsto per i sentieri e i percorsi pedonali.
“La Confederazione – si legge sul sito del dipartimento dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni – avrà dunque il compito di emanare principi in materia di reti ciclabili e potrà sostenere e coordinare i provvedimenti dei Cantoni e di terzi a favore di tali reti, come pure informare sulle medesime”.
Sembra davvero arrivato il momento di una svolta. In Svizzera i pendolari percorrono in media 14,8 chilometri per tratta: distanze quindi in gran parte ampiamente alla portata di una buona bici elettrica – almeno di quelle che permettono la pedalata assistita fino a 45 kmh. Non a caso, c’è chi comincia a considerare le e-bike dell’ultima generazione come possibili alternative all’auto.
Come Maxwell Williams, che su Bloomberg.com scrive: “Sulla e-bike mi ci sono voluti solo 22 minuti, nell'ora di punta, per percorrere le 6,5 miglia su Beachwood Canyon Drive nelle Hollywood Hills fino al centro di Beverly Hills. Su quel tragitto ci impiego 34 minuti con una bici normale o quasi 40 minuti in auto. È difficile non essere compiaciuti, sfrecciando a 30 miglia all’ora attraverso gli ingorghi. Comincio a immaginare una città libera dalle file di auto, un'autostrada vuota, un'utopia senza smog””. (aise) 

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