MUSEO D’ARTE DI TEL AVIV, UN’EBREA ITALIANA AL TIMONE – DI DANIEL REICHEL

MUSEO D’ARTE DI TEL AVIV, UN’EBREA ITALIANA AL TIMONE – di Daniel Reichel

ERETZ\ aise\ - “È una nomina di cui sono felice e credo che renda onore all’ebraismo italiano”. A raccontare la sua emozione a Pagine Ebraiche, Tania Coen-Uzzielli, nominata direttrice del Museo d’Arte di Tel Aviv. Attualmente capo dei servizi curatoriali del Museo di Israele di Gerusalemme nonché tra i curatori del Padiglione Israele alla Biennale architettura di Venezia 2018, Coen-Uzzielli inizierà ufficialmente a dirigere il museo dal 1° gennaio 2019”. A scriverne è Daniel Reichel su “Moked”, il portale dell’ebraismo italiano.
““È un onore andare a guidare un’istituzione che già con la sua sola esistenza ha segnato la storia del Paese: lo Stato non era ancora nato e già a Tel Aviv era stato costruito un museo d’arte (inaugurato nel 1932, nda)”. Una dimostrazione di quanto la cultura avesse un ruolo chiave sin dalle origini d’Israele. Il museo è una realtà, prosegue la futura direttrice, “molto radicata sul territorio. L’obiettivo sarà darle una rilevanza sempre più internazionale”.
Nata a Roma, ha conseguito una laurea e un master in archeologia e storia dell’arte. La sua carriera al Museo d’Israele, pilastro culturale del Paese, è iniziata nel 2000. Diciotto anni nei quali ha ricoperto diverse posizioni di primo piano all’interno dell’istituzione. Dal 2011, riporta il quotidiano Haaretz, è responsabile per la realizzazione di una mostra annuale e della gestione delle collezioni del museo.
“È una delle istituzioni più prestigiose ed è unica nel suo genere – sottolinea a Pagine Ebraiche – Ha già una rilevanza internazionale e per me gli anni sotto la direzione di James Snyder sono stati molto formativi”. “Il Museo d’Israele ricorda il Partenone per il suo posizionamento: si sale nella città per raggiungerlo, un po’ come per l’acropoli ad Atene. È una posizione che rappresenta anche l’identità del Museo e la sua funzione. Il Museo d’Arte di Tel Aviv è invece un’agorà: è inserito appieno nella compagine urbana ed è a stretto contatto con le cose che succedono in una città sempre in movimento. Sarà una sfida affascinante dirigerlo”.
E una sfida è stata sicuramente lavorare all’allestimento del Padiglione Israele alla Biennale Architettura dedicato a un tema complesso da trattare: lo status quo dei luoghi sacri in Israele. L’esposizione si intitola In statu quo: structures of negotiations, è stato curato da Coen-Uzzielli assieme a Ifat Finkelman, Deborah Pinto Fdeda, Oren Sagiv ed esplora il meccanismo dello Status quo, istituito nel diciannovesimo secolo per regolare i conflitti e facilitare la coesistenza nei luoghi santi. “Dal pubblico e dalla critica abbiamo ricevuto un’ottima risposta. – sottolinea – Abbiamo lavorato per contestualizzare la funzione spaziale del sacro nello scenario attuale ma anche nella storia cercando di non attribuire giudizi politici. Il tema di per sé però è politico perché mette in luce come chiunque abbia avuto la sovranità sui quei luoghi nel corso del tempo, ottomani, inglesi, giordani, israeliani, palestinesi, abbia sempre avuto bisogno di mantenere lo status quo”.
“Il sacro non puoi chiuderlo, deve rimanere sempre aperto e in funzione”, sottolinea Coen-Uzzielli, per cui bisogna confrontarsi politicamente con questa necessità e mantenere un equilibrio spesso complicato, come quello raccontato dall’allestimento in esposizione a Venezia.
Coen-Uzzielli è inoltre membro del comitato scientifico del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara e rispetto a future collaborazioni lascia la porta assolutamente aperta. “Io sono per collaborare e il Meis sta acquistando rilevanza e attualità grazie anche a quanto fatto fin’ora dal suo direttore, Simonetta Della Seta. Spero di poter continuare ad essere presente e di poter dare il mio aiuto”. (aise) 

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