NEL 2018 LE DONNE PROTAGONISTE DE “IL GENIO VAGANTE” A MONTREAL - DI FRANCESCO D’ARELLI

NEL 2018 LE DONNE PROTAGONISTE DE “IL GENIO VAGANTE” A MONTREAL - di Francesco D’Arelli

MONTREAL\ aise\ - V’è attualmente la necessità di oltrepassare la retorica speciosa della “fuga dei cervelli”, perché gli italiani, giovani e meno giovani, in giro per il mondo sono il più esclusivo patrimonio culturale dell’Italia contemporanea, una ricchezza di saperi, di coraggio indomabile, di volontà di operare in ogni ambito dell’agire umano. Nelle Americhe e a Montréal in particolare la loro presenza è poi sempre più crescente e si potrebbe riecheggiare quanto, all’inizio del secolo appena trascorso, Gabriele d’Annunzio scrisse in un discorso rivolto proprio ai giovani italiani: “Ma misi me per l’alto mare aperto!”. E un oceano, oggi meno percepito come terrifico spazio acqueo oltre “Ov’Ercole segnò li suoi riguardi”, separa comunque le Americhe dall’Occidente del continente eurasiatico.
A Montréal l’Istituto Italiano di Cultura è divenuto in breve tempo uno spazio aperto, un luogo animato dai tanti italiani giunti in Québec, soprattutto nell’ultimo lustro. Dopo un anno, l’Istituto ha così assunto anche il ruolo di centro naturale di attrazione per accogliere e condividere esperienze, saperi e progetti. Da questo viavai si è generata naturalmente l’idea de “Il Genio vagante: Italiani di arte, lettere, scienze… nel mondo”, trasformatasi in un fitto programma d’incontri, in un’esperienza culturale che l’Istituto Italiano di Cultura cura e alimenta quotidianamente, perché gli italiani, giovani soprattutto, sono, al di là di ogni orientamento, portatori di saperi accumulati in Italia e diffusi nel mondo con una disposizione o una vocazione di antica origine: lo scambio generoso di cultura, confortato da un vivo senso di umana comprensione. Nel giro di un anno, la prima serie de “Il Genio vagante” ha raggiunto il numero di 19 conferenze, offerte tutte da giovani, espressione di una particolare eccellenza dei saperi dell’odierna Italia. Il programma del 2018 del ciclo di conferenze de “Il Genio Vagante” si inaugura proprio a febbraio con la voce di tre donne impegnate in differenti ambiti di ricerca.
Chiara Gamberi, biologa e specialista in genetica molecolare, dopo aver studiato a Pavia e addottoratasi in patologia molecolare e cellulare all’Università degli Studi di Verona, ha prima svolto attività di ricerca in Europa e negli Stati Uniti e poi da alcuni anni a Montréal, in particolare nelle università di McGill, di Concordia e all’Université de Montréal. L’indagine scientifica di C. Gamberi è stupefacente, giacché rivela come un minuscolo organismo, geneticamente simile all’uomo, possa al di là dell’immaginabile contribuire allo studio e alla comprensione di complessi sistemi genetici. Il piccolo protagonista è il moscerino della frutta (drosophila melanogaster), studiato da un centinaio di anni dai genetisti di ogni parte del mondo. La condivisione fra l’uomo e il moscerino di una parte rilevante dello stesso retaggio genetico ha agevolato lo studio di intricati meccanismi molecolari e patologici, spesso di difficile investigazione nei vertebrati. In particolare, Chiara racconta i progressi di ricerca della sua équipe e di come, grazie a questo piccolissimo essere vivente, la drosofila, sia riuscita a definire il primo modello di malattia policistica renale al fine di studiarne in dettaglio i processi genetici.
Architetta, formatasi fra l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e il Politecnico di Milano, Georgia Cardosi è giunta a Montréal alcuni anni fa, dove svolge attività di studio e ricerca alla Faculté de l’aménagement dell’Université de Montréal. La sua specialità è la riqualificazione degli spazi urbani, muovendo principalmente dal fenomeno contemporaneo di sovrappolamento e dalla necessità di affrontarlo secondo la sensibilità dello sviluppo sostenibile. In alcune aree del mondo, la concetrazione di popolazione in spazi non progettati ha favorito inevitabilmente un’urbanizzazione sfrenata, rapida e spesso confusa, com’è quella esemplare delle bidonvilles. G. Cardosi da anni studia la proliferazione di tali agglomerati urbani in paesi sottosviluppati, dove il vivere insieme è sempre precario, aggravato dalla mancanza di infrastrutture, di servizi essenziali, di acqua e, non ultimo, dall’emarginazione sociale. Il caso delle bidonvilles di Nairobi, in Kenya, è diventato per G. Cardosi il campo privilegiato per studiare le correnti mutazioni urbanistiche e le possibilità di adattare i bisogni umani a un’idea di progresso sostenibile.
Anche Daniela Quaglia, chimica con specializzazione ottenuta in chimica delle molecole biologiche all’Università degli Studi di Firenze, dopo il dottorato conseguito in Irlanda, ha svolto attività di ricerca in Inghilterra, prima di approdare a Montréal, dove all’Université de Montréal è membro di un laboratorio di biologia sintetica. In Istituto, si intrattiene sull’uso dell’ingegneria degli enzimi per agevolare in meglio alcuni processi produttivi seguiti dall’industria alimentare.
A febbraio, l’Istituto accoglie un’altra giovane donna, da anni in giro per il mondo e da circa tre lustri in Canada: Laura Andriani, violinista e Course Lecturer alla Schulich School of Music di McGill University. Diplomatasi in violino al Conservatorio di Musica di Torino, ha studiato con Elena Guizzardi, Franco Gulli, Adelina Oprean e Salvatore Accardo, tra i maggiori musicisti del Novecento italiano, specializzandosi poi in musica da camera in Italia, in Inghilterra e in Austria. Il suo repertorio di interesse giunge principalmente dalla tradizione di musica barocca, suonando così come violinista barocca in Europa, nelle Americhe e in Asia orientale.
La melodia delle corde, una delle tecniche musicali più antiche, invade le città di Montréal e di Québec con il virtuosissimo Paolo Angeli, musicista sardo, sempre in compagnia di una chitarra che suona a mo’ d’orchestra! Dalla contaminazione di avanguardia e tradizioni popolari si è sviluppata la “chitarra sarda preparata”, uno strumento prodigioso, un’orchestra itinerante a 18 corde, un meticcio nato dalla combinazione di chitarra, baritono, violoncello e batteria, anche dotato di “martelletti, pedaliere, eliche a passo variabile”. Con un tale ingegnoso strumento, Paolo Angeli esegue, improvvisa e compone, da anni e in giro per il mondo, un genere musicale tutto suo, al di là di ogni categoria, una musica tra “free jazz, folk noise, pop minimale”. In definitiva, questa è l’Italia: una cornucopia generosa di rare e preziose meraviglie! (francesco d’arelli*\aise)
* direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Montreal
 

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