NOSTRI PROBLEMI – DI SILVIA FINZI

NOSTRI PROBLEMI – di Silvia Finzi

TUNISI\ aise\ - "Il mese d’agosto è tradizionalmente il mese delle vacanze e mentre in Italia molti lasciano le loro città alla ricerca di luoghi esotici o meno ma che rompano con la routine quotidiana, in Tunisia molti ricevono le loro famiglie sparse un po’ nel mondo o si accalcano sulle spiagge del litorale alla ricerca di un po’ di fresco, visto le elevate temperature e la quasi impossibilità, per la maggior parte della popolazione, di viaggiare fuori dai confini nazionali". Si apre con queste riflessioni l’editoriale a firma di Silvia Finzi, che apre l’ultimo numero del mensile in lingua italiana "Corriere di Tunisi".
"Dopo ferragosto, in Tunisia così come in tutto il mondo musulmano, si festeggerà l’Aïd el Kebir, ossia il sacrificio di Abramo, e mentre le famiglie meno abbienti cercano, sempre con maggiori difficoltà, di racimolare i soldi per acquistare, come da tradizione, l’agnello da sacrificare, è in atto nel Paese un dibattito politico e culturale di grande importanza sul futuro della giovane democrazia. Dibattito che ha però scatenato passioni e controversie che vanno ben aldilà delle scelte politiche e che esprimono tendenze contrastanti poiché a far da arbitro in questa diatriba è l’interpretazione religiosa dell’Islam e le sue ripercussioni concrete sulla vita dello Stato.
Di che cosa si tratta e perché la proposta di formalizzare la scelta democratica del Paese è soggetta oggi a così forti ed anche violente controversie?
Si contrappongono due visioni del Paese: la prima si iscrive nella tradizione modernista che già dal 1957 con l’instaurazione della Repubblica vide profilarsi all’orizzonte l’istituzione di uno stato democratico, rallentato nel suo cammino da due capi di stato che hanno, anche se in modi diversi, personalizzato la gestione politica della nazione. La seconda invece cerca di gestire il ruolo politico attraverso una lettura dell’Islam che non può in nessun caso contraddirne i dettami né le pratiche ancestrali.
Ambedue le correnti hanno però aderito all’approvazione (sofferta!) della nuova Costituzione tunisina del 2014 che sancisce lo stato democratico ed in quanto tale il potere come espressione dei cittadini che ha come conseguenza immediata l’uguaglianza di uomini e donne di fronte alla legge. Questo significa che occorre considerare l’uguaglianza come valore fondante ed inalienabile della democrazia stessa che non può essere separata neppure concettualmente dal suo corollario: i diritti dell’uomo. Sappiamo che in tal senso il primo governo indipendente con l’adozione dello Statuto Personale (1956) mise una prima pietra all’edificio democratico ampliando i diritti delle donne senza però portare a termine questa emancipazione.
Il 13 agosto 2017 ossia 61 anni dopo la promulgazione dello Statuto personale o diritto della famiglia, grazie all’iniziativa dell’attuale presidente della Repubblica Beji Caïd Essebsi che si riconosce quale prosecutore dell’opera del leader Bourghiba, viene costituita una commissione delle libertà individuali e dell’uguaglianza (COLIBE) che ha come missione quella di fare proposte per adeguare i diversi testi giuridici con i principi costituzionali in particolare in materia di uguaglianza dei cittadini e per la garanzia del rispetto delle libertà individuali.
Il testo prodotto dalla COLIBE è molto articolato e va dalla parità di genere alle libertà accademiche e riguarda l’insieme delle libertà individuali.
La pubblicazione del testo, però, ha provocato (prima della sua lettura!!!) una feroce polemica dai suoi detrattori degenerata in anatemi contro i membri della commissione (specie per quello che riguarda la parità di genere in materia di eredità considerate dai tradizionalisti contraria ai precetti islamici), manifestazioni, condanne durante le prediche in moschea specie i venerdì ecc. incompatibili però con la nuova Costituzione.
Ci sono state, all’opposto, critiche al testo da coloro che l’hanno giudicato troppo debole e non abbastanza radicale.
Sta di fatto però che tra quelli che considerano le proposte della COLIBE in contraddizione con i precetti dell’Islam, quelli che le considerano troppo moderate e quelli che aderiscono invece al progetto, si deciderà dell’avvenire della democrazia del Paese!
Senza rispetto e riconoscimento giuridico delle libertà individuali, non vi è democrazia!
A tutti buone vacanze!". (aise)


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