PATRIMONIO CULTURALE DA DIFENDERE E PROMUOVERE – DI FABIO DOZIO

PATRIMONIO CULTURALE DA DIFENDERE E PROMUOVERE – di Fabio Dozio

ZURIGO\ aise\ - “Quante rivoluzioni culturali sarebbero necessarie per far girare un po’ meglio questo mondo? Citiamone almeno una, che riguarda la conservazione e la cura del patrimonio culturale. Vivere in ambienti belli fa star bene. Urbanistica di qualità, architettura a misura d’uomo, natura salvaguardata, opere d’arte curate e valorizzate. Sono aspetti non secondari che influenzano la qualità della vita di un Paese. Questo impegno riguarda tutti i cittadini e richiede un cambiamento di mentalità per salvaguardare e promuovere il patrimonio culturale del Paese. Quest’anno si celebra in Europa il Patrimonio culturale”. Partono da qui le riflessioni che Fabio Dozio affida a “Elvetiche”, rubrica che cura su “La Rivista”, il mensile diretto a Zurigo da Giangi Cretti.
“Una buona occasione per una riflessione generale: “La consapevolezza di appartenere a una determinata società si basa su un patrimonio culturale comune. – dichiara la campagna di promozione - È un patrimonio che, in modo talora consapevole e talora inconsapevole, facciamo nostro sin dall’infanzia ed è costituito dalle tradizioni, dalle opere d’arte, dall’architettura, dai paesaggi, dal cibo e dall’artigianato con cui siamo costantemente in contatto”.
Su questi temi il dibattito è sempre aperto, anche perché negli ultimi anni è migliorata la sensibilità dei cittadini nei confronti della tutela dell’ambiente e del paesaggio. La democrazia semidiretta elvetica permette alla società civile di intervenire per proteggere e tutelare.
La domanda cruciale è questa: come definire un bene culturale degno di protezione?
Ci sono fior di architetti che non disdegnano di abbattere per ricostruire: per esempio, più di vent’anni fa in Ticino si pensava di demolire il Teatro sociale di Bellinzona, che fu salvato dopo anni di aspri confronti.
Cosa e come tutelare? Ecco il dilemma! A livello federale c’è, per esempio, l’Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere d’importanza nazionale (ISOS). Nato nel 1966 con la Legge federale sulla protezione della natura e del paesaggio, l’ISOS prescrive che il Consiglio federale è tenuto a compilare inventari di oggetti di rilievo nazionale dopo essersi consultato con i Cantoni.
Oggi l’ISOS comprende 1274 insediamenti d’importanza nazionale. Purtroppo i Cantoni e i Comuni non sempre rispettano gli imperativi della Confederazione in questo campo e, nel corso dei decenni, ci sono stati oggetti iscritti all’ISOS sacrificati.
L’architetto Benedetto Antonini, di Heimatschutz svizzera, ci tiene a sottolineare che per definire i criteri di salvaguardia di un bene è importante considerare il valore socio – psicologico della memoria, il valore estetico, materiale e quello simbolico non possono essere separati.
“La casa a Sils Maria – scrive Antonini – dove Nietzsche trascorreva le vacanze estive, non sarebbe assurta a ‘santuario’ della memoria dell’uomo e delle sue opere, se il grande filosofo non vi avesse concepito alcuni fra i suoi scritti più famosi”. Il Consiglio federale dimostra di avere a cuore il patrimonio culturale: non solo conservazione, ma anche buona edificazione. Il presidente della Confederazione Alain Berset ha promosso in gennaio la Dichiarazione di Davos, che impegna i ministri della cultura europei a radicare a livello politico e strategico una cultura della costruzione di qualità.
La piccola Svizzera assume un ruolo propositivo in Europa, evviva! La premessa è che “lo spazio edificato influenza profondamente il benessere e la qualità di vita della popolazione ed è determinante per le interazioni e la coesione sociali, per la creatività e per l’identificazione di un luogo”. La Dichiarazione di Davos parte dalla consapevolezza che vi è una perdita di qualità, ovunque in Europa, sia dello spazio edificato che dei paesaggi.
Banalizzazione del costruire, assenza di valori progettuali, agglomerati urbani anonimi, deterioramento del tessuto storico. La cultura deve assumere un ruolo centrale nella pianificazione del territorio, nelle politiche di sviluppo e nel plasmare lo spazio edificato.
“La cultura della costruzione – sottolinea la Dichiarazione - , in quanto bene comune, è una responsabilità condivisa di governi, organizzazioni e settore privato e urge accrescere la sensibilità per le questioni culturali, sociali, economiche, ambientali e tecniche in gioco””. (aise) 

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