PIÙ INGLESE CHE ITALIANO: GLI ESPERANTISTI CON LA CRUSCA CONTRO IL MIUR

PIÙ INGLESE CHE ITALIANO: GLI ESPERANTISTI CON LA CRUSCA CONTRO IL MIUR

MILANO\ aise\ - “La Federazione Esperantista Italiana, come rappresentante in Italia del movimento per la lingua internazionale esperanto e cioè del movimento per una soluzione equa nel campo della comunicazione internazionale e per il rispetto dei diritti linguistici di tutti a tutti i livelli, sente il dovere di unire la sua voce a quella della Accademia della Crusca nella critica all'azione del Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca per quanto riguarda la costante azione di promozione dell'inglese a danno dell'italiano in Italia”. Così la Federazione in una nota in cui denuncia l'uso esclusivo di inglesismi entrati ormai nel linguaggio burocratico della scuola e non solo, a discapito dell'italiano.
“Alcuni mesi fa – ricorda la Federazione – ci fu la decisione del MIUR di far presentare le domande di partecipazione al “Prin”, il bando per il finanziamento dei progetti universitari di interesse nazionale, obbligatoriamente in inglese, decisione immotivata e lesiva dell'interesse nazionale. Non vogliamo nemmeno soffermarci sull'assurdità della necessaria conoscenza dell'inglese per poter insegnare l'italiano”, si legge ancora nella nota. “Adesso si aggiunge un testo, il sillabo sull'educazione all'imprenditorialità, in cui, come asserisce la Crusca “l'adozione di termini ed espressioni anglicizzanti non è più occasionale, imputabile magari a ingenue velleità di "anglocosmesi", bensì diventa programmatica, organica e assurge a modello su cui improntare la formazione dei giovani italiani”. A ciò – proseguono gli esperantisti – si aggiungano le dichiarazioni del ministro Valeria Fedeli: “è sbagliato porre in alternativa l'italiano - il cui valore va non solo difeso, ma anche consolidato e promosso come ha fatto il Miur - e l'inglese, che ritengo debba diventare lingua obbligatoria fin dalla scuola dell'infanzia, insegnato da docenti madrelingua”. Sostanzialmente il ministro afferma che i giovani inglesi dovrebbero venire in Italia ad insegnare l'inglese mentre i giovani italiani dovrebbero continuare ad emigrare a Londra come camerieri, che è quello che il suo governo ha incentivato negli ultimi anni”.
Per la Federazione “la misura è colma; ci sembra non valga nemmeno la pena di parlare al ministro di esperanto, in quanto soluzioni eque e tese a tutelare i parlanti di tutte le lingue, compreso l'italiano, non interessano chi segue in questo ed altri campi solo i dettati della Goldman Sachs e simili poteri forti”. (aise) 

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