POST BREXIT: VISTO DI 1 ANNO E SOGLIA DI 30MILA STERLINE PER ENTRARE IN UK – DI ANTONIO PIEMONTESE

POST BREXIT: VISTO DI 1 ANNO E SOGLIA DI 30MILA STERLINE PER ENTRARE IN UK – di Antonio Piemontese

LONDRA\ aise\ - “Visto di un anno e soglia minima di stipendio fissata a 30mila sterline l’anno: se Brexit sarà, questo è ciò che attende chi vorrà trasferirsi in UK. Chiariamo subito: chi è dentro fino a prova contraria continuerà a mantenere i propri diritti anche dopo l’uscita ufficiale fissata a marzo 2019. Così dovrebbe essere anche per chi arriverà durante il periodo di transizione che si concluderà il 31 dicembre 2020. Musica diversa per chi, invece, sbarcherà dopo”. A scriverne per il quotidiano online LondraItalia.com, è Antonio Piemontese.
“Una politica anti-immigrazione in stile australiano che chiuderà le frontiere per tutti quei lavoratori ritenuti non necessari. Il libro bianco sull’immigrazione, il documento che raccoglie le politiche relative alla materia, è atteso per la giornata di oggi.
A cento giorni dalla data di uscita del Regno Unito dall’Unione, la doccia fredda riguarda tutti i profili low skilled, quelli che non possono vantare un’alta specializzazione. A salvarsi saranno solo i profili top, quelli iper qualificati con stipendi superiori alle 30mila sterline annue. Il ministro dell’interno Sajid Javid ha annunciato che sulla soglia la discussione è ancora aperta, dal momento che, al di là dei proclami, pone problemi, e non di poco conto. Molti professionisti del comparto sanitario non rientrerebbero nei parametri, compresi i giovani medici, di cui l’NHS ha sempre fatto largo impiego. E’ allo studio, quindi, l’ipotesi di un limite meno impegnativo.
Non solo. Vietato arrivare e cercarsi un impiego: come accade in Australia, il lavoro bisognerà averlo prima di sbarcare.
Resta da capire in che modo il governo intende gestire il problema dei settori che sfruttano la manodopera comunitaria, che ha il notevole vantaggio di costare poco e non richiedere particolari formalità burocratiche: ristoranti e alberghi della capitale e delle grandi città basano le proprie performance sulla disponibilità pressochè infinita di manovalanza a buon mercato. Lavori per cui i locals chiederebbero ben più del salario minimo, comunemente accettato dagli stranieri.
In un gioco di rimandi, vita più complessa anche per i britannici che dopo la Brexit vorranno l’Unione Europea. In mancanza di un accordo specifico il paese rischia di finire nella lista ETIAS, gruppo di stati i cui cittadini non hanno bisogno di visto per visitare l’Unione, ma devono completare una procedura di controllo online di durata triennale e dal costo di 7 euro”. (aise) 

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