RIPARIAMO GLI OGGETTI INVECE DI BUTTARLI: A LONDRA IL SUCCESSO ITALIANO DEI RESTART PARTIES – DI ANTONIO PIEMONTESE

RIPARIAMO GLI OGGETTI INVECE DI BUTTARLI: A LONDRA IL SUCCESSO ITALIANO DEI RESTART PARTIES – di Antonio Piemontese

LONDRA\ aise\ - "Spesso le aziende rendono difficile riparare i prodotti. La soluzione? Arriva dal basso" e dall’Italia come racconta Antonio Piemontese in un articolo pubblicato in primo piano sul portale in lingua italiana LondraItalia.com, diretto nella city da Francesco Ragni.
"Recuperare i vecchi device, quelli che troppo spesso buttiamo non appena smettono di funzionare. Smartphone, computer, ma anche radio e tostapane. A Londra c’è un italiano che ci prova e per farlo ha dato vita a una social enterprise. Si chiama Ugo Vallauri, co-fondatore di The Restart Project. Il motto? "Aggiustare il nostro rapporto con la tecnologia".
E in effetti c’è molto da fare. "Spesso gli elettrodomestici e i device elettronici che utilizziamo si rompono. Ma non proviamo nemmeno a ripararli: finiscono direttamente nella spazzatura" spiega a LondraItalia.
Spesso la colpa non è neanche della pigrizia degli utenti: il prodotto nuovo è semplicemente meno costoso. Le aziende non aiutano: senza pezzi di ricambio e manuali tecnici, è una battaglia persa. "In questo modo scoraggiano chi vuole provarci" attacca Vallauri, che ha cominciato a occuparsi della questione nel 2013 organizzando regolarmente dei "Restart Parties": le persone portano i propri device rotti o semplicemente lenti che vengono aggiustati da "tecnici" non professionisti, persone comuni con la passione per il cacciavite e un po’ di fantasia.
I parties sono occasioni per imparare a fare da sé. "Vogliamo dare una prospettiva diversa, estendere la vita dei prodotti con un po’ di pazienza e impegno" prosegue il founder, che vive stabilmente nella capitale britannica.
SPAZZATURA ELETTRONICA – Ogni anno sono prodotti circa 50 milioni di tonnellate di e-waste, che in parte finiscono in discariche nei Paesi più poveri dell’Africa, come Nigeria e Ghana. La causa, secondo alcuni, spesso è l’obsolescenza programmata: le aziende costruirebbero i dispositivi con una "data di scadenza" fissata in anticipo in modo da mantenere costante la produzione industriale.
Per contribuire a trovare una soluzione, Vallauri e la sua organizzazione stanno raccogliendo un database con le schede di tutti i prodotti riparati: i file contengono indicazioni sul guasto e le difficoltà incontrate, ad esempio la posizione scomoda delle batterie o la mancanza di parti di ricambio. L’archivio, che contiene ottomila schede, può servire ai decision makers per legiferare ad hoc.
Anche il Parlamento Europeo si è interessato della questione dell’obsolescenza programmata, con una proposta di iniziativache ha visto tra i relatori anche l’eurodeputato italiano Marco Zullo. "Una famiglia di 4 persone potrebbe risparmiare fino a 50mila euro nell’arco di una vita se solo gli elettrodomestici durassero di più" spiega il parlamentare. Adesso si attende il passo successivo: in Europa le leggi le fa la Commissione, che è molto sensibile, spiega l’onorevole, all’azione delle lobby. Soprattutto quelle dei Paesi come UK, Germania e Italia, dove più forte è l’industria degli elettrodomestici, che si oppongono a una regolamentazione.
Il prossimo appuntamento con i Restart Parties a Londra è fissato per il 20 ottobre al Kentish Town Community Centre, in occasione dell’International Repair Day. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito". (aise)


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