SIGNORI, ALL'ESTERO SI VOTA, MA IN URUGUAY CHI SE NE È ACCORTO? – DI MIMMO PORPIGLIA

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MONTEVIDEO\ aise\ - “Signori, qualora non ve ne foste accorti, in Italia si vota. E mai elezioni politiche furono più "turbolente" di queste. Tra le incognite del Rosatellum, le tensioni di piazza (con gli scontri tra cortei di antagonisti e forze dell'ordine) e i proclami degli aspiranti premier, l'appuntamento con le urne, il prossimo 4 marzo, si annuncia a dir poco incandescente, per non dire rovente. D'accordo, manca più o meno una settimana al redde rationem. E ancora soffia nei paesi e nelle città della Penisola, il forte vento della campagna elettorale. Non è proprio "Burian", l'ondata glaciale che viene dalla Siberia però, sotto sotto, un po' le somiglia. Insomma il kountdown verso il voto procede veloce. Pochi giorni ancora e poi i seggi saranno aperti. Quelli in Italia, s'intende. Perché qui da noi, sull'altra sponda dell'Oceano, le operazioni di voto si sono già iniziate”. Inizia così l’editoriale che Mimmo Porpiglia firma per “Gente d’Italia”, quotidiano che dirige a Montevideo.
“Sissignori, cari lettori, in Uruguay la comunità italiana è già stata chiamata ad esercitare il proprio diritto di scegliere chi dovrà rappresentarla nelle Aule del Parlamento di Roma. Ah, non ve ne eravate accorti?
Ma come, non sapevate che gli italiani all'estero stanno già decidendo chi votare e chi no?
Non rammaricatevene, tranquilli. In fondo non è colpa vostra.
È che eventi del genere, appuntamenti a dir poco vitali per le sorti di una comunità intera, dovrebbero essere più pubblicizzati. Cerchiati in agenda con tutti i colori possibili e immaginabili, ricordati come avveniva un tempo, quando c'erano gli "strilloni" dei giornali ad animare le piazze con le loro grida (per la serie "udite udite").
Chissà perché, anche durante il dibattito pubblico organizzato dal nostro giornale, giovedì, nella Casa degli Italiani di Montevideo, anche gli aspiranti parlamentari presenti al "faccia a faccia" con gli elettori hanno prima storto il muso e poi denunciato a gran voce il "silenzio" che sembra caratterizzare questa fase del voto all'estero, quasi si trattasse di una cosa di poco conto, il classico appuntamento sgradito da evitare, con una scusa, all'ultimo minuto.
Così appassionato in Italia il dibattito, quanto quasi spento da noi.
In veritá lo hanno evidenziato per primi tutti i componenti del Comites uruguaiano nel corso della loro ultima riunione, pochi giorni fa, presentando anche una mozione-denuncia contro l'Ambasciata per "la scarsa pubblicizzazione delle elezioni politiche in Uruguay"e chiedendo di conoscere "a quanto ammonta il finanziamento arrivato dallo Stato italiano per la diffusione delle elezioni e come sono stati spesi questi soldi...".
Domande rivolte direttamente all'ambasciatore Piccato tirato in ballo dai rappresentanti anche a causa delle sue “alquanto incredibili” vacanze che il diplomatico avrebbe effettuato per ben due settimane poco prima dell’inizio della tornata elettorale.
È mai possibile, sussurrano oggi in molti, che mentre "Gente d'Italia" ha organizzato addirittura un convegno sulle politiche di marzo, - riportato con grande enfasi dai media locali e dalle Tv, - un organo di rappresentanza così importante come l'Ambasciata d'Italia ha scelto di non parlarne o di parlarne poco?
Ed ecco le conseguenze: proprio stamattina il deputato Pd Fabio Porta - che corre alle prossime elezioni come senatore - ha inviato alle agenzie un messaggio (che trovate a parte nel giornale) nel quale si dice "allarmato e preoccupato per la situazione denunciata dal Comites ricordando come il presidente Mattarella, nel corso della sua visita in Uruguay, ha chiesto a tutti gli italiani un impegno di partecipazione proprio in vista delle prossime elezioni in Italia e a maggior ragione tale impegno andava sostenuto dai nostri diplomatici....".
Non ce ne vogliano i rappresentanti di questa istituzione, ma, come diceva un tempo il buon Andreotti, "a pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina".
Perché così poca pubblicità sul voto degli italiani all'estero?
Perché silenziare il tutto quando, all'opposto, buona norma avrebbe imposto ben altra grancassa di risonanza rispetto a un evento del genere?
Cari lettori, cari amici, il voto oltre confine è stata una conquista e come tutte le conquiste, ha richiesto anni di duro lavoro e di appassionato dibattito nelle Aule di Palazzo Madama e di Montecitorio.
Perché, dunque, sprecare quanto di buono è stato fatto, per noi, in passato? Passarci su sarebbe un grave errore, non trovate?
È invece obbligatorio, a nostro giudizio, non sprecare un'occasione del genere, tenendoci stretto stretto questo diritto ormai conclamato.
Ma affinché ciò abbia senso, alle urne occorre andarci, non perché ci viene chiesto, ma perché sentiamo, da italiani, che è giusto e doveroso farlo. Chiaro poi che se l'Ambasciata ci desse anche una mano, ricordando anche sui media locali che le urne sono aperte, beh, tanto di guadagnato per tutti.
Da italiani non potremmo che ringraziare!! Perché crediamo sia importante coinvolgere tutti in questo appuntamento elettorale. Noi, la nostra parte l'abbiamo fatta, la stiamo facendo e continueremo a farla....
Nonostante qualche "personalismo" di troppo e qualche frase fuori luogo”. (aise) 

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