"STORIE A KM ZERO": A KYOTO UNA LEZIONE DI GIORNALISMO ITALIANO NELL'ERA DI INTERNET CON FRANCESCA BORRI

"STORIE A KM ZERO": A KYOTO UNA LEZIONE DI GIORNALISMO ITALIANO NELL

OSAKA\ aise\ - "Storie a km zero: una lezione di giornalismo italiano nell'era di internet" è il titolo dell’incontro con Francesca Borri che la Conference Room del Kyoto Museum for World Peace in Giappone ospiterà sabato prossimo, 27 ottobre. L’evento è organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura di Osaka a pochi giorni dalla chiusura della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, dedicata quest’anno al tema "L’italiano nella rete, le reti delll’italiano". 

Allieva del giurista Antonio Cassese, dopo una breve esperienza nei Balcani Francesca Borri ha lavorato in Medio Oriente e in particolare in Israele e Palestina come specialista di diritti umani. Nel 2012 ha deciso di raccontare la battaglia di Aleppo e da allora i suoi reportage sono stati tradotti in 24 lingue.
Cinque anni e 500mila morti dopo, vive ancora tra Siria e Iraq e nei momenti di tregua racconta i palestinesi per "Yedioth Ahronoth", il principale quotidiano israeliano.
I suoi ultimi libri sono "La guerra dentro" (2014, Stati Uniti 2016) e "Ma quale paradiso? Tra i jihadisti delle Maldive" (2017, Stati Uniti 2018).
"Non amo molto la definizione di giornalista di guerra", afferma Borri. "Scrivo soprattutto di Siria e Iraq, è vero, e in questi mesi vivo in Medio Oriente e in quello che scrivo in genere qualcosa esplode, qualcuno muore: ma le guerre, alla fine, non sono solo quelle con i missili e i carrarmati. Quelle sono solo le guerre che è più facile vedere. L'unica cosa che mi guida, in realtà, è la curiosità. E l'unica cosa che le mie storie hanno in comune è che sono storie a km zero. Storie, cioè, raccontate non con un "copia&incolla" da internet, con telefonate, pezzi di facebook, pezzi di altri, ma toccate con mano: storie raccontate dalle vene del mondo. Perché il mondo sembra in bianco e nero, amici e nemici, torto e ragione, solo a guardarlo a distanza. Ma da vicino è tutto molto più complesso. E i ruoli spesso finiscono per ribaltarsi: perché quando entri in una sperduta casa africana e ti parlano in perfetto francese, è difficile non capire quanta parte di noi c'è in questo mondo che crediamo lontano. Che crediamo estraneo. E spesso non è la nostra parte migliore. E non sei più tu, allora, all'improvviso, quello che fa le domande. A volte, a guardare da vicino, tu sei quello chiamato a rispondere".
L’incontro a Kyoto si svolgerà dalle ore 15.00 alle 17.30 e sarà ad ingresso libero. (aise)


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