STORIE DELLA COMMUNITY DI BELLUNORADICI.NET: A COLLOQUIO CON CHARLES DEFANTI

STORIE DELLA COMMUNITY DI BELLUNORADICI.NET: A COLLOQUIO CON CHARLES DEFANTI

BELLUNO\ aise\ - Charles L. DeFanti vive a New York, è docente di Letteratura Americana alla Kean University ed editor di pubblicazioni per Welcome Rain Publisher. Lui il protagonista della settimana intervistato dall'Abm per "bellunoradici.net", il "social network" dei bellunesi attivi in Italia e nel mondo.
Di seguito il testo dell'intervista.
D. Professore DeFanti, nel 1985 hai visitato per la prima volta la nostra provincia. Avevi mai sentito il desiderio di venire in Italia, prima d'allora?
R. La mia storia è probabilmente tipica. Sono cresciuto con la vaga sensazione di essere "italiano" (a casa si parlava solo inglese, mentre i parenti di mio padre qualche volta parlavano una lingua strana, che credevo fosse líitaliano, ma in realt‡ era lo zoldano). Il fratello più giovane di mio padre aveva l'abitudine di chiamarmi "mazcol", senza mai dirmi che cosa significasse. Quando lo scoprii, mi feci una bella risata. Dopo la morte dei miei genitori, decisi d'imparare l'italiano; conosco bene lo spagnolo e questo mi fu d'aiuto, ma mi ha anche creato delle interferenze. Comunque, venni a Forno di Zoldo, da dove provenivano i miei nonni, e feci amicizia con un ex-alunno di Renato De Fanti, che ebbi, poi, l'occasione di conoscere; grazie a lui venni a conoscere l'Abm ed in seguito feci la tua conoscenza. Il resto è storia.
D. Da allora sei ritornato diverse volte in Italia. Sicuramente ci sono dei ricordi o degli oggetti a cui sei affezionato e che ti ricordano le tue origini.
R. Per il mio 70esimo compleanno, mia moglie Leni mi ha regalato una "forcola", che ora fa bella mostra di sé nel centro del nostro salotto. Inoltre, ho tantissimi cappelli d'Alpino, che mi ricordano uno indossato da mio nonno attorno al 1880 (era di Villa, una frazione di Zoldo). Proprio tu mi dicesti che si trattava di un'uniforme austriaca, e so che i confini furono spostati varie volte durante la gioventù del nonno Giovanni, che era nato nel 1870. Probabilmente, questa fu una delle ragioni per cui emigrò attorno al 1898. L'altra fu la povertà. Prima di partire aveva avuto quattro figli con Giovanna Scussel; altri sei, compreso mio padre, nacquero negli Stati Uniti. Due morirono durante l'infanzia. A proposito del cognome Scussel, ho saputo dal professor Rudy Favretti, lo storico americano studioso di Zoldo, che cosa significhi. Nessuno in famiglia l'ha mai saputo.
D. Cos'altro mi sai dire dei tuoi antenati?
R. Purtroppo, non ho mai incontrato i miei nonni. Morirono entrambi a Rhode Island, forse perché non avevano il riscaldamento centralizzato, durante il terribile inverno 1942-43, quando sono nato. Ho conosciuto i sette figli sopravvissuti, ma nessuno di loro è più in vita. Ebbero un modesto successo, a parte lo zio John, che diventò farmacista. Nessuno di loro venne mai in Italia, anche se sicuramente lo avrebbero desiderato. Ciò significa che i miei nonni non videro mai più i loro genitori, e trovo che sia molto triste.
D. In qualità di professore di Letteratura Americana all'Università sicuramente hai studiato anche autori italiani. A chi sei affezionato?
R. Naturalmente mi sono innamorato dello scrittore bellunese più famoso, Dino Buzzati, il Kafka italiano, se non altro, altrettanto bravo. Italo Svevo, Leonardo Sciascia e, naturalmente, Dante Alighieri sono classici che ho letto e insegnato.
D. Tu sai dirci sicuramente molto bene come sono visti gli italiani e l'Italia negli Stati Uniti. Com'è cambiato l'atteggiamento degli americani nei nostri confronti.
R. Da newyorkese non so se sia possibile definirmi un "americano" nel vero senso della parola, è come paragonare un uzbeco ad un argentino, ma, volendo generalizzare, si può dire che gli irlandesi e gli italiani sicuramente fossero considerati esseri inferiori, quando arrivarono i miei nonni. Mio nonno, per comperarsi la casa, dovette trovare un prestanome americano. Da allora molti italo-americani, come i governatori di New York Mario Cuomo e suo figlio Andrea, sono diventati personaggi di spicco. Abbiamo anche avuto la prima candidata femminile alla vice presidenza degli Stati Uniti, Geraldine Ferraro. Purtroppo non abbiamo ancora avuto nessun presidente italo-americano, come è stato per gli irlandesi (p.e. Kennedy e Reagan). Ma l'atteggiamento è cambiato, il razzismo è superato, e chi si occupa di cultura e arte ha grande considerazione per l'Italia. Inoltre, gli americani istruiti sono anche consapevoli del grande contributo italiano alle scienze - da Da Vinci, Fermi, Marconi e, naturalmente, alla recente collaborazione al progetto Virgo, che ha confermato ulteriormente la teoria di Einstein sulla relatività e i buchi neri. (aise

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