STORIE DI CERVELLI IN FUGA

STORIE DI CERVELLI IN FUGA

ROMA – focus/ aise – Questa settimana prendiamo spunto da Il Fatto Quotidiano e la sua sempre aggiornatissima rubrica “cervelli in fuga” (da cui il titolo di questo focus) per parlare delle esperienze dei nostri connazionali all’estero. Il primo articolo è di Marco Lillo e parla di Mars Di Bartolomeo, presidente del Parlamento di Lussembrugo di origine abruzzese, appartenente allo stesso partito (quello Socialista Operaio) dei ministro degli Esteri Joan Asselborn, che pochi giorni fa ha avuto un acceso battibecco con Matteo Salvini sul tema dei migranti. In questa intervista sul Fatto, Di Bartolomeo coglie l’occasione per bacchettare a sua volta il nostro ministro degli Interni, raccontando di come la sua famiglia fosse letteralmente scappata dall’Italia, attanagliata dalla miseria provocata dai latifondisti, per cercare fortuna nel Lussemburgo, proprio come oggi fanno i migranti che dai Paesi più poveri approdano in Italia e Europa.
“Allora”, racconta Di Bartolomeo, “l’Italia era un Paese sconosciuto, abitato da gente diversa per lingua e cultura. Quando ero piccolo, negli anni 60, ci chiamavano con disprezzo ‘spaghetto’, ‘orso’, o ‘boccia’, per irridere le origini italiane. Poi sono diventato sindaco della mia città, Dudelange, poi ministro e ora sono il presidente del Parlamento lussemburghese”.
Sulla rubrica Cervelli in fuga, un articolo di Renato La Cara ci racconta di Giuseppe Scionti, 31 anni, bioingegnere in Spagna, dove ha brevettato la carne vegetale che produce con una stampante in 3D. Un’alternativa alla carne animale, con la consistenza e le proprietà nutrizionali di quella che siamo abituati a mangiare, ma che per essere prodotta utilizza solo ingredienti naturali. Il brevetto sarà utilizzato non solo per creare un’alternativa alla carne animale con benefici sull’ambiente, ma per contrastare la mancanza di aminoacidi essenziali, minerali e vitamine necessari per una dieta equilibrata.
I rapporti più recenti della Fao, si legge nell’articolo, dimostrano che l’allevamento su larga scala non è più sostenibile a livello globale. Per ottenere la stessa quantità di calorie dal cibo, ad esempio, l’allevamento di mucche richiede un terreno settanta volte più vasto di quello che servirebbe coltivando frutta e verdura. Inoltre, il bestiam eutilizza il 30% di tutta la terra coltivabile e oltre il 25% dell’acqua dolce del pianeta.
Un altro articolo di Raffaele Nappi, parla di Ciro Pirone, 42 anni, originario di Salerno, che vive e lavora a Boston da 20 anni occupandosi di vino italiano. Ciro è molto orgoglioso delle sue origini, ma sa bene che tornare in Italia sarebbe impossibile per il tipo di attività che si è creato all’estero: oggi infatti Ciro lavora come responsabile di settore per una grande azienda di distribuzione del vino nel New England e tornare significherebbe buttare tutto al vento, senza nessuna garanzia e nessun futuro per i suoi figli. (focus\ aise) 

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