AL SENATO IL PRESENTE DEGLI ITALIANI IN EUROPA

 AL SENATO IL PRESENTE DEGLI ITALIANI IN EUROPA

ROMA\ aise\ - Si è svolto ieri pomeriggio presso la Sala Koch del Senato il convegno “Italiani residenti in Europa: indagini sul presente”, promosso dal senatore Raffaele Fantetti (FI), che ha moderato l’incontro. Un titolo scelto non a caso: se infatti, molto spesso, parlando di emigrazione si guarda al passato, con questo convegno si è voluto mettere l’accento sul presente della situazione migratoria italiana.
In apertura il saluto di Maria Elisabetta Casellati, presidente del Senato, che si è detta onorata di prendere parte a questa iniziativa da lei fortemente voluta.
“Le comunità che rappresentante”, ha detto Casellati riferendosi ai deputati eletti all’estero presenti in sala e a tutti quelli che si occupano di questo ambito, come Lucio Malan, responsabile di Forza Italia per gli italiani nel mondo, “sono uno strumento per rafforzare la nostra identità nazionale. Mattarella, in un suo recente intervento, ha definito le comunità all’estero “moltiplicatori della nostra società”. E io sono d’accordo. Gli italiani sono in grado di radicare oltre i confini elementi della nostra cultura. Gli italiani all’estero sono il nostro miglior biglietto da visita, il simbolo del “marchio italia””. La presidente del Senato ha ricordato poi i numeri degli ultimi anni, confermando che si tratta di dati importanti, che rispecchiano un disagio dovuto principalmente alla crisi che ha colpito l’Italia a partire dal 2008 e di cui ancora si sentono gli strascichi: “Dal 2006 al 2018 si è registrato un aumento degli espatri del 64,7%; solo lo scorso anno”, ha ricordato Casellati, “sono partiti circa 130 mila italiani”.
Certo, come ricordato dalla presidente del Senato “la mobilità è un’esperienza di scambio e arricchimento”, ma è necessario che queste esperienze, per rivelarsi fruttuose, siano “bidirezionali”, cioè che consentano il rientro di quanti partono alla ricerca di prospettive di vita migliori. Anche la senatrice Anna Maria Bernini ha parlato dell’importanza di mettere chi parte nelle condizioni di ritornare: “Siamo noi, le istituzioni, che dobbiamo creare le condizioni per un rientro di quelli che vengono chiamati – impropriamente – cervelli in fuga”. Il senatore Raffaele Fantetti ha poi sottolineato l’importanza di non lasciarsi distrarre dal passato, che è sì imprescindibile per la nostra società attuale, ma che troppo spesso “oscura il presente di un fenomeno sociale che negli ultimi dieci anni è letteralmente riesploso”.
La parola è poi passata a Delfina Licata, che per la Fondazione Migrantes monitora da 13 anni la mobilità degli italiani nel mondo, da lei stessa definita una materia “liquida e cangiante”.
“Gli italiani”, ha spiegato Licata, “non sono mai stati “non migranti”, l’essere italiani presuppone il migrare. Siamo un popolo di migranti. Il boom è stato a causa della crisi, ma l’emigrazione non si è mai fermata”.
Licata ha poi disegnato per sommi capi quello che è il panorama attuale: “Non abbiamo un profilo unico di migrante, abbiamo dei casi particolari, delle tendenze nuove. C’è il migrante maturo disoccupato: il cinquantenne rimasto senza prospettive, lontano dalla pensione, con una famiglia. Abbiamo il migrante genitore-nonno ricongiunto. Genitori che riprogrammano la loro vita e che spesso si trasferiscono all’estero, rispondendo alla logica italiana “ovunque, purché insieme”. C’è poi il migrante di rimbalzo: persone che sono state fuori 30, 40 anni, che tornano per godersi la pensione ma che si accorgono di non poterlo fare e allora tornano nei Paesi dove hanno lavorato. C’è il migrante previdenziale: pensionati di lusso o sull’orlo della povertà. A seconda di questo cambiano i luoghi: o le spiagge, luoghi caldi, o luoghi con defiscalizzazione dove si riesce a vivere con una pensione minima in modo dignitoso”. Insomma, un quadro quanto mai variegato. A seguire, gli interventi di Leonardo Simonelli, presidente della Camera di Commercio di Londra (gli italiani nel Regno Unito); di Edith Pichler, membro del Cgie (l’evoluzione demografica della comunità italiana in Germania); di Matteo Ghisalberti, giornalista (i nuovi italiani di Parigi); di Alessia Bennani, vice presidente D.I.R.E (Donne Italiane Rete Estera); di Antonio Putrino, membro Cgie (gli italiani in Svizzera e l’insegnamento della lingua); di Antonio Strapazzon, presidente dell’Associazione nazionale alpini di Ginevra (l’evoluzione dell’associazionismo italiano in Svizzera) e di Alessandro Zehentner, presidente del Comites Spagna (Esperienze e provenienze dei nuovi italiani in Spagna). (gianluca zanella\ aise) 

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