APO: IL 3 FEBBRAIO CERIMONIA COMMEMORATIVA DELL’ECCIDIO DELLE MALGHE DI PORZUS

APO: IL 3 FEBBRAIO CERIMONIA COMMEMORATIVA DELL’ECCIDIO DELLE MALGHE DI PORZUS

UDINE\ aise\ - Domenica 3 febbraio si svolgerà a Faedis e Canebola la commemorazione del 74° anniversario dell’eccidio delle malghe di Porzus: è un appuntamento a cui la Brigata Osoppo ha sempre mantenuto fede a partire dal primo anniversario, il 7 febbraio 1946, di cui peraltro esiste un eccezionale servizio fotografico. Sono foto che documentano la straordinaria partecipazione di popolo per ricordare i patrioti della Osoppo, uccisi su quei monti. Allora non c’erano ancora stati i processi che negli anni Cinquanta avrebbero condannato i responsabili di quell’eccidio, ma già era chiaro il contesto in cui si erano svolti i fatti, chi ne erano i responsabili e i mandanti.
Nei decenni successivi si tentò in ogni modo di far dimenticare quella pagina tragica della Resistenza: le malghe di Topli Uorch (questo è il nome della località nella parlata slava locale), divennero inaccessibili, complice anche l’abbandono di queste zone montane e il rapido avanzamento del bosco a scapito delle zone a pascolo.
Con il terremoto del 1976, i fabbricati erano crollati e si erano perse le tracce dei sentieri che portavano sul luogo dell’eccidio: sembrava quasi che la natura e gli uomini volessero cancellare ogni ricordo di quell’assassinio.
Invece le cose presero un corso diverso: ci fu qualcuno che, a sue spese, fece arrivare gli operai e le ruspe fino ai margini del bosco, facendosi largo fra la vegetazione e, seguendo il vecchio sentiero, realizzò la nuova strada che portava fino alla malga dell’eccidio. Non fu una operazione semplice anche perché ci fu il proprietario di un terreno dove passava il tracciato che ritenne di essere stato danneggiato e quindi pensò bene di denunciare chi stava realizzando i lavori: si avviò il processo, ma tutti capirono che alla base della azione legale c’erano interessi politici. Si andò avanti per anni, fra udienze e perizie, alla fine tutto si chiuse con un nulla di fatto, a seguito della morte del proprietario che aveva promosso la causa.
Le malghe, di nuovo accessibili, furono poi acquisite dalla Provincia di Udine che nel corso degli anni successivi, grazie al finanziamento della Regione, realizzò notevoli lavori di sistemazione.
La caduta del Muro nel 1989, scosse anche i silenzi sui monti del Friuli: nel 1997 irruppe al Festival del Cinema di Venezia il film “Porzus” di Martinelli, suscitando polemiche fortissime. Alzò la voce anche Mario Toffanin “Giacca”, il comandante dei Gap, il capo degli assassini: nel dopoguerra era scappato in Slovenia, a Capodistria, dove si godeva la pensione che l’Italia gli aveva generosamente riconosciuto. Interpellato dai giornalisti disse: “Tornerei a fare tutto quello che ho fatto”.
Le polemiche però sembravano non intaccare il muro del silenzio, un “silenzio più triste della morte” come ripetevano gli osovani: chi avesse consultato Wikipedia ancora nel 2008, avrebbe trovato sull’eccidio poche righe, incomprensibili, che parlavano di questa strage in cui erano stati uccisi i partigiani della Brigata Osoppo, gravemente sospettati di collusioni e di contatti con i fascisti, i nazisti, la X^ Mas. Sì ammetteva che l’eccidio c’era stato ma la Brigata Osoppo se l’era andata a cercare.
Poi nel 2009 un colpo di scena: alcuni deputati, di varie forze politiche, anche di opposizione, presentarono una mozione affinchè le malghe fossero riconosciute come monumento nazionale. La proposta passò in Commissione cultura della Camera all’unanimità e quindi nel 2010 il Ministro dei Beni culturali autorizzò il Decreto: le malghe diventano un bene di interesse culturale per tutta la nazione.
Non basta ancora: nel 2010 l’APO organizzò un convegno a Udine per parlare della violenza al Confine Orientale, portando storici di fama nazionale: emerse quello che tutti gli osovani andavano dicendo da decenni… finalmente lo dissero anche studiosi e docenti universitari che avevano colto l’essenza di quello che accadde a Topli Uorch: c’era chi aveva venduto questo pezzo dell’Italia all’ideologia comunista rappresentata da Tito e dalla Resistenza jugoslava. Gli atti del Convegno vennero raccolti nel volume “Porzus. Violenza e resistenza sul confine orientale”. Il libro suscitò attenzione, tanto che agli inizi del 2012, giunse a casa di Mario Toros, in gioventù patriota della Brigata Osoppo, poi parlamentare e ministro democristiano, una inattesa telefonata: “Sono Giorgio Napolitano, ho letto il libro che è uscito sulla Resistenza osovana e su Porzus. Vorrei venire in Friuli per rendere omaggio a quei ragazzi uccisi dall’odio. Cosa ne pensi, cosa mi consigli? di te mi fido”. Mario Toros e Giorgio Napolitano si erano trovati su fronti contrapposti, ma si stimavano. Quello che si dissero i due non è noto, fatto sta che il Presidente della Repubblica in maggio venne in Friuli e, accompagnato da Mario Toros, andò a Faedis (le malghe sono situate in quel comune): davanti agli osovani disse parole importanti e coraggiose che resero un definitivo omaggio a quei poveri giovani che hanno reso la propria vita.
Nel giro di pochi anni quindi ciò che sembrava destinato all’oblio è tornato di attualità divenendo un argomento di cui si può parlare e che ha trovato un interesse sorprendentemente vivace: coloro che dopo il 2012 sono andati a cercare su Wikipedia la voce sull’eccidio, hanno trovato un dossier di decine di pagine con centinaia di note e citazioni.
Nel 2017 altri due fatti importanti: la Regione Friuli Venezia Giulia, proprietaria del monumento ha stabilito che le malghe siano date in concessione d’uso all’APO con lo scopo di custodirle e valorizzarle. In quei giorni l’APO decide di invitare l’ANPI a partecipare in forma ufficiale alla cerimonia: è la prima volta dopo 71 anni. Ne parlano i giornali di tutta Italia.
L’APO sottolinea ancora oggi i messaggi importanti che scaturiscono da Porzus: la Repubblica ha finalmente riconosciuto, senza se e senza ma, il ruolo che ebbero le Brigate Osoppo che, al pari di tutte le formazioni partigiane autonome, misero in primo piano la difesa della Patria e della Libertà, contro ogni dittatura; Le malghe di Porzus rappresentano un luogo simbolo di inestimabile valore, in cui si materializza questa concezione della persona, della comunità e della Patria. Senza questo non vi è nemmeno speranza per il nostro futuro; Le malghe di Porzus quindi non appartengono all’Osoppo: appartengono a tutti coloro che hanno a cuore la Resistenza e desiderano rendere omaggio a chi, come i martiri di Porzus, è caduto per difendere i confini del paese e la libertà di tutti contro ogni genere di totalitarismo. (aise) 

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