AUSTRALIA: LE REGOLE SUGLI ORARI DI LAVORO PER I NON RESIDENTI – DI MARCO LUCCHI

AUSTRALIA: LE REGOLE SUGLI ORARI DI LAVORO PER I NON RESIDENTI – di Marco Lucchi

MELBOURNE\ aise\ - "Le leggi australiane sul lavoro, per coloro che non sono cittadini o residenti permanenti, prevedono definizioni coniate dalle linee guida del Dipartimento di Immigrazione, ma che in qualche caso vanno interpretate. O almeno specificate". È quanto spiega l'agente d'immigrazione Emanuela Canini, che, a colloquio con SBS Italian, illustra i vincoli temporali del lavoro down under per i non residenti.
L’articolo a firma di Marco Lucchi è stato pubblicato sul portale dello Special Broadcasting Service che diffonde informazioni in lingua italiana in tutta l’Australia, insieme ad un video presentato da Dario Castaldo.
Tornando alle leggi australiane da interpretare, "è il caso, per esempio, del concetto di full time, che in genere indica un contratto che prevede 38 ore settimanali di lavoro. Ma le eccezioni non mancano e contemplano visti nei quali il lavoro sponsorizzato a tempo pieno prevede invece un minimo accettabile di 35 ore a settimana.
Per un visto TSS (temporary skill shortage) 482, bisogna essere sponsorizzati per un full time e vincoli simili riguardano anche il visto di residenza permanente sponsorizzato 186 o anche il regionale 187, mentre nei cosiddetti visti a punti (general skilled migration, 189, 190 e 489), cioè quelli nei quali bisogna superare prima uno skill assessment, l'esperienza lavorativa full time è di 20 ore a settimana.
Attenzione, poi, alle 40 ore bisettimanali per gli studenti, spesso fonte di rischio e di problemi, e a quei casi, non rari, nei quali esiste il problema opposto, ovvero è stato posto un tetto ed è quindi necessario lavorare un numero minimo di ore.
Per i visti a punti, così come alcune opzioni di altri visti sponsorizzati, a volte serve un cosiddetto skill assessment, ossia il riconoscimento della professione, che viene fatto da un ente specifico per ogni occupazione. Questi enti hanno dei loro parametri specifici sulle ore di lavoro.
Emanuela Canini segnala due esempi eclatanti: il TRA trades Recognition Australia, che tratta con le occupazioni dei mestieri, riconosce l’esperienza lavorativa a 38 ore settimanali o l’equivalente part time, invece il Vetassess, che tratta il riconoscimento delle occupazioni generiche, si accontenta di 20 ore a settimana. Quindi per ogni procedura bisogna verificare scrupolosamente le ore necessarie.
Cosa succede se non si rispettano le regole sulle ore massime designate? Se non si rispettano le condizioni del visto, come quello studio dove si può lavorare quasi sempre solo part time o il visto turistico dove non si può lavorare affatto, il visto può essere cancellato e questo succede quasi sempre, perché lavorare contro le regole è considerato abbastanza grave.
Una volta che il visto è cancellato, a meno che non si faccia appello, si può solo lasciare il Paese. "Non stanno più in piedi le scuse in quanto ormai c’è molta informazione al riguardo ed è sempre responsabilità di chi ha il visto informarsi", avverte Emanuela Canini.
Tra l’altro oltre alla cancellazione, spesso si ricevono anche 3 anni di bando dall’Australia per quanto riguarda i visti temporanei, a meno che non ci siano circostanze eccezionali che permettono il rientro.
Oltre a chi ha il visto, in teoria dovrebbe anche essere sanzionato il datore di lavoro, in quanto anche lui non ha rispettato le regole, ma questo, secondo Canini, "purtroppo succede raramente, nonostante il fatto che ci sia la possibilità di controllare facilmente il permesso di lavoro di uno straniero sul sito dell’Immigrazione".
Sul sito dell’Dipartimento di Immigrazione, sulla pagina del visto studio, si spiega come vengono regolamentate le ore di lavoro e vengono riportati molti esempi, ad esempio su come devono essere distribuite le 40 ore bisettimanali.
Nel caso di un visto TSS 482 bisogna essere sponsorizzati per forza per un full time e bisogna poi mantenere questa condizione per la durata del visto.
Anni fa si poteva anche sponsorizzare per un part time, anche se in pochi datori di lavoro lo facevano perché non conveniva, in quanto lo stipendio doveva comunque rispettare dei parametri minimi, ma recentemente è stato messo un paletto a questo visto e la ragione è che si presume che se c’è così bisogno di qualcuno e quindi si va a sponsorizzare uno straniero, vuol dire che serve un tempo pieno.
Il problema quindi, oltre a dover mantenere le ore stabilite, è anche che va mantenuto un certo stipendio annuale, quindi abbassando le ore non si andrebbe neanche a rispettare la cifra pattuita nella sponsorizzazione, con un doppio problema che porterebbe alla cancellazione del visto". (aise)


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