BREXIT E VENEZUELA: LA STAGIONE CALDA DEL CGIE

BREXIT E VENEZUELA: LA STAGIONE CALDA DEL CGIE

ROMA – focus\aise\ - "Sapevamo di aprire una stagione calda e così sarà il semestre del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero". Questo è stato il commento finale del Comitato di Presidenza del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, che si è riunito alla Farnesina dal 4 al 6 marzo scorsi. E tra Venezuela e Brexit, come dargli torto?!
Venezuela e Brexit sono stati due dei temi discussi, ovviamente, alla Farnesina, ma sui quali il CGIE è tornato a concentrarsi nei giorni scorsi.
"Molti nostri connazionali residenti in Venezuela scrivono al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero chiedendo sostegno e, soprattutto, di farsi portavoce presso il Governo italiano per sollecitarlo ad avviare una iniziativa politica internazionale tesa a risolvere la crisi politica e sociale del Paese che sta mettendo sempre più a rischio la vita di tutti i cittadini", ha comunicato lo stesso CGIE. "Le rappresentanze istituzionali e associative italiane in Venezuela sono in contatto continuo con la rete diplomatica italiana e con il Cgie, per fornire importanti e utili aggiornamenti sulle condizioni di vita in cui versano i nostri connazionali".
Raccogliendo questo invito, il CGIE ha rivolto "un accorato appello al Governo italiano" affinché "non lasci nulla d’intentato per far sentire, con la diplomazia e gli aiuti umanitari, la propria vicinanza ai 140.000 connazionali e agli oltre 2 milioni di italo-venezuelani residenti in Venezuela. Un Paese lacerato da una lunga crisi economica e da un conflitto istituzionale e sociale drammatico, che proprio in questi giorni ha rischiato il collasso con il blackout energetico".
"Il grido di aiuto dei nostri connazionali merita di essere ascoltato. E per coloro che riescono a venire in Italia e in Europa", ha concluso il CGIE, "occorre un particolare trattamento di solidarietà nazionale ben maggiore alla pura e semplice applicazione di norme amministrative esistenti".
Quanto alla Brexit, è stato il consigliere residente a Londra Luigi Billè a fare il punto sulla situazione dopo che giovedì scorso la Camera dei Comuni della Gran Bretagna ha deciso di chiedere all’Ue un rinvio "breve" della Brexit al 30 giugno.
"L’esito e la portata della sconfitta" (391 parlamentari contrari e 242 favorevoli), ha osservato Billè, "hanno definitivamente decretato la fine dell’accordo di recesso del primo ministro Theresa May. Il primo voto di fiducia sull’accordo del 15 gennaio scorso era stato rigettato con 230 voti di differenza, mentre quello di martedì sera è stato respinto con 149 voti di differenza".
Quali le conseguenze per la comunità italiana e il sistema Paese presenti in Gran Bretagna? Il consigliere Billè rileva "gli sforzi di miglioramento delle attività svolte dalle nostre sedi diplomatico consolari che stanno affrontando, in questi ultimi due anni e mezzo di Brexit, la transizione con insufficienti risorse in relazione alla richiesta, in continuo aumento, di servizi pubblici da erogare. L’Ambasciata, sempre in prima linea partecipando ai tavoli di lavoro con gli altri partner europei e l’Home Office Britannico, ha aperto canali informativi online e diretti con le rappresentanze territoriali, per tenere aggiornata la comunità italiana. La rete consolare, costituita dai due Consolati Generali di Londra ed Edimburgo supportati dalle loro rispettive reti di sedi onorarie, malgrado la carenza di risorse sta migliorando il sistema: di "appuntamento" per la richiesta dei servizi; d’iscrizione all’AIRE, con l’introduzione del nuovo portale per i servizi anagrafici Fast it; di capillarizzazione territoriale degli strumenti di rilevamento dei dati biometrici dei connazionali richiedenti passaporto".
Quanto ai tre Comites di Londra, Manchester ed Edimburgo e ai due rappresentanti del CGIE, assieme alla rete di patronati e associazioni civiche, stanno "cercando di articolarsi con più incisività nel territorio per dare assistenza".
"Grazie a questo continuo e coordinato lavoro informativo svolto dalle istituzioni diplomatico-consolari e civico-territoriali, la comunità italiana è generalmente abbastanza informata particolarmente sui riferimenti normativi per il possesso di permesso di residenza in Gran Bretagna che si deve richiedere", riferisce Billè, che fa infine il punto sui permessi di residenza.
"Chi è in possesso di un permanent residence/indefinite leave to remain precedente o antecedente il 1988", spiega, "può aggiornarlo con il rilascio della carta d’identità biometrica (Permesso di residenza permanente riferito a normativa Britannica vigente) o convertirlo in Settled Status (Permesso di residenza permanente nato dall’accordo con l’Unione Europea). Chi ha maturato i cinque anni di residenza permanente e ancora non è in possesso di cittadinanza o altri eventuali documenti d’Identità rilasciati dalle autorità Britanniche potrà fare richiesta di un Settled Status. Chi non ha maturato cinque anni di residenza può fare richiesta di Pre-Settled Stautus fino al compimento della data prevista per il conseguente aggiornamento a Settled Status". (focus\aise) 

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