DECRETO BREXIT/ CONFSAL UNSA ESTERI: PICCOLO PASSO MA STRADA ANCORA LUNGA

DECRETO BREXIT/ CONFSAL UNSA ESTERI: PICCOLO PASSO MA STRADA ANCORA LUNGA

ROMA\ aise\ - “L’articolo 16 del DL 25 marzo 2019 n. 22 rappresenta sicuramente l’attuazione di un primo ma significativo passo verso l’implementazione dei servizi consolari e della valorizzazione delle potenzialità delle nostre strutture in uno scenario complesso come quello del possibile recesso del Regno Unito dall’Unione europea, ma la strada verso il miglioramento della qualità dei servizi ai nostri connazionali, del riconoscimento del pieno diritto dei nostri lavoratori impiegati a contratto e della conseguente massimizzazione delle potenzialità delle nostre strutture, non solo in UK, deve necessariamente passare attraverso una riforma del titolo VI del DPR 18/67 che invochiamo da anni e per la quale riteniamo che i tempi siano ormai maturi”. È quanto sostiene Iris Lauriola, segretario nazionale del Coordinamento Esteri della Confsal Unsa, in merito al cosiddetto “Decreto Brexit” che, nella Sezione II del Decreto, contiene norme a sostegno della rete consolare in Gran Bretagna.
“Certamente accogliamo con fiducia l’incremento del contingente degli impiegati a contratto di 50 unità rispetto a quanto previsto dall’ultima legge di stabilità, - annota Lauriola – che unito all’incremento delle risorse per aumentare la tempestività e l’efficacia dei servizi consolari, così come l’integrazione delle risorse stanziate ai sensi dell’articolo 170 del DPR 18/67 sul versante del trattamento economico del personale all’estero, (che contribuirà altresì ad intervenire in maniera mirata sull’operatività nelle sedi in una situazione complessiva della nostra Rete estera già in grave sofferenza per mancanza di risorse umane ed economiche) sono il frutto del nostro costante confronto con l’Amministrazione e conferma di una presa di coscienza del MAECI verso l’urgenza di un potenziamento della rete diplomatico-consolare che deve essere premessa per successivi ed inderogabili passaggi di modifica e miglioramento che siamo certi possano trovare spazio nell’iter di conversione del Decreto-Legge in Parlamento nelle prossime settimane, su cui sarà forte e continuo il nostro lavoro”.
Da anni, ricorda Lauriola, “attendiamo la modifica, tra le tante altre, dell’articolo 157 del DPR 18/67, che attualmente prevede che la rivalutazione delle retribuzioni non tenga conto delle variabili del mercato del lavoro locale o all’aumento del costo della vita ma sia ancorata alle retribuzioni corrisposte nella stessa sede da rappresentanze diplomatiche di altri Paesi, qualificandosi come una sorta di zavorra normativa per la legittima valorizzazione dei nostri lavoratori a contratto: malgrado le sollecitazioni in sede parlamentare, disegni di legge presentati e proposte sottoposte al Governo da anni, ad oggi lo scenario resta immutato. Ricordiamo inoltre che il legittimo procedimento di riadeguamento stipendiale degli impiegati a contratto, alla luce delle scarse risorse e dell’attuazione del combinato disposto degli articoli 152 e 157 del DPR 18/67 risulta essere ben lontano dall’essere completo: nello specifico gli impiegati a contratto operanti presso le strutture del MAECI di circa 60 paesi (nei quali la comunità italiana risulta particolarmente ampia e radicata e la conseguente domanda di servizi, assistenza e la correlata qualità degli stessi meritano una particolare attenzione) attendono anche da 20 anni un riadeguamento economico a seguito dell'aumento del costo della vita, in legittima ed auspicata ottemperanza di quanto sancito dal succitato DPR 18/67”.
“Ricordiamo inoltre – aggiunge l’esponente sindacale – che proprio per le medesime finalità del decreto legge 22/2019, nelle scorse settimane abbiamo sottoposto al Ministero anche alcune proposte che prevedono l’incremento del personale MAECI, al fine di colmare la conclamata vacanza di organico delle AAFF e di ridurre, nel contempo, gli oneri in capo all’Amministrazione, nella prospettiva di consentire una piena ed opportuna operatività delle sedi estere della Farnesina, soprattutto negli scenari maggiormente in sofferenza proprio come il Regno Unito”.
“Riteniamo che la tutela dei diritti dei nostri connazionali ed il costante miglioramento della qualità dei servizi delle nostre sedi – sottolinea Lauriola – siano facce della stessa medaglia, e tutto questo non può prescindere dalla tutela dei nostri lavoratori che sono l’impalcatura inderogabile del sistema-Italia all’estero che attende un cenno di attenzione istituzionale che continua ad essere carente. Piccoli passi sono stati compiuti ma la strada è ancora lunga ed in salita: riteniamo che questo provvedimento sia lo strumento più adeguato, data anche la contingenza politico-parlamentare, per formulare interventi mirati volti alla modifica del DPR 18/67 e per aprire in maniera pragmatica e risolutiva un fronte di condivisione con il Governo che – conclude – possa approdare a rettifiche emendative in sede di conversione del decreto-legge”. (aise) 

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