"DILETTANTI GENIALI. SPERIMENTAZIONI ARTISTICHE DEGLI ANNI OTTANTA" IN MOSTRA A BOLOGNA

"DILETTANTI GENIALI. SPERIMENTAZIONI ARTISTICHE DEGLI ANNI OTTANTA" IN MOSTRA A BOLOGNA

Luigi Ghirri, CCCP, copyright Eredi Luigi Ghirri

BOLOGNA\ aise\ - A quasi due anni dalla sua riapertura al pubblico dopo l’intervento di restauro finanziato da Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna, il Padiglione de l’Esprit Nouveau ospita dal 19 ottobre scorso e sino al 5 gennaio 2020 "Dilettanti Geniali. Sperimentazioni artistiche degli anni Ottanta".
La mostra, a cura di Lorenza Pignatti, con l’art direction di Alessandro Jumbo Manfredini, raccoglie sino al 5 gennaio 2020 le testimonianze della scena artistica degli anni ‘80 a Bologna. Anni d’invenzione e creazione di nuovi linguaggi - in perfetta sintonia con ciò che stava accadendo a Londra, New York o Berlino - che però non hanno ancora avuto il giusto riconoscimento a livello nazionale e internazionale.
Schiacciato da semplificazioni e luoghi comuni, descritto come il periodo dell’edonismo e del disimpegno politico, del boom economico, del synth pop commerciale, dei paninari e della Milano da bere, è stato invece un decennio ricco di intuizioni e mutamenti, un laboratorio di forme innovative, caratterizzate a livello visivo da pratiche DIY (Do It Yourself) che hanno permesso il delinearsi di originali sperimentazioni grafiche, musicali e artistiche che hanno influenzato intere generazioni e che ancora oggi suscitano grande interesse. Di alcune di queste situazioni sono rimaste tracce, mentre di altre sperimentazioni sono rimaste solo "memorie del sottosuolo", racconti orali di chi ha vissuto quegli anni in prima persona.
La mostra si sviluppa come un racconto, un atlante eclettico sulla cultura visuale di quegli anni, attraverso una selezione di materiali d’archivio, poster, riviste, vinili, dipinti, disegni e documenti riguardanti la musica, l’arte, il design, il fumetto. Situazioni caratterizzate dal medesimo desiderio di allontanarsi dall’ortodossia modernista dei decenni precedenti, in cui si delinea il passaggio dalla controcultura alla cybercultura, dall’underground al mainstream, e in cui s’inventano nuove professioni e nuovi stili di vita.
Il filo conduttore della mostra non è la nostalgia quanto il desiderio di mappare la creatività meno conosciuta negli anni '80. "I materiali raccolti", spiega la curatrice, "compongono un atlante ecclettico, che mostra quanto artisti, intellettuali, designer e musicisti siano stati in grado in quel periodo di delineare, dalle rovine e dal fallimento delle ideologie dei decenni precedenti, nuove istanze culturali e di suggerire l’anticipazione del tempo presente. La carica esplosiva e corrosiva di quel decennio non ha perduto la capacità di seduzione, tutt'altro. A livello estetico si sta infatti assistendo a un ritorno degli anni '80 che non è semplice "Retromania" come afferma il critico musicale Simon Reynolds, quanto la consapevolezza, come scrive Franco Berardi Bifo e dopo di lui Mark Fisher, che la condizione del nostro presente sia caratterizzato da un tempo compresso tra l'accelerazione imposta dallo sviluppo tecnologico e l'assenza di un futuro "altro" che era possibile immaginare invece nel secolo precedente. In questo vertiginoso collasso spazio-temporale gli spettri dei "futuri perduti" preannunciati nel Ventesimo secolo animano la contemporaneità e aleggiano nel presente come "fantasmi". Il termine hauntology, che Mark Fisher riprende dal Jacques Derrida degli Spettri di Marx, indica la permanenza nel presente di istanze passate che sono fonte di interesse e indagine per le generazioni più giovani".
"Dilettanti Geniali. Sperimentazioni artistiche degli anni Ottanta" delinea un atlante ecclettico composto da alcuni protagonisti di quegli anni come Francesca Alinovi, Giovanotti Mondani Meccanici, CCCP Fedeli alla linea, Pier Vittorio Tondelli, Movimento Bolidista, gruppo Valvoline, Massimo Osti, e la fucina creativa di WP Lavori in corso.
La critica e ricercatrice al DAMS di Bologna Francesca Alinovi si recava spesso a New York, affascinata dalla sua vibrante cultura urbana e dagli interventi dei primi graffitisti. Collaborò con Keith Haring, Rammellzee, Kenny Scharf, artisti che portò alla Galleria d'Arte Moderna di Bologna nella collettiva Arte di frontiera. New York Graffiti, di cui sarà presentato il video realizzato durante la mostra. Mostra inaugurata nel 1984, alcuni mesi dopo la sua tragica morte. Diversi anni prima, nel 1981, Alinovi aveva curato per la galleria Holly Solomon di New York la mostra "Italian Wave", presentando gli Enfatisti, artisti italiani vicini per attitudine alla New Wave americana. La sua attitudine sperimentale fu determinante per la fondazione della galleria Neon, aperta nel 1981 in seguito all’incontro tra Gino Gianuizzi, Valeria Medica e Maurizio Vetrugno. Lo spazio no profit di via Solferino a Bologna divenne fin da subito un punto di riferimento per la giovane arte italiana, ospitando nel corso dei trent’anni successivi mostre di Maurizio Cattelan, Eva Marisaldi, Alessandro Pessoli, Tommaso Tozzi e Francesco Bernardi.
Tanti erano gli artisti e i musicisti internazionali presenti a Bologna grazie alla sua vivace scena artistica e musicale, a festival come Electra 1. Per i Fantasmi del Futuro e a eventi annuali come la Settimana Internazionale della Performance, ideata da Renato Barilli in collaborazione con operatori del settore, dal 1977 al 1982. Alla Traumfabrik – casa occupata frequentata da musicisti, artisti e creativi – si formò il gruppo di ricerca video Grabinsky (Emanuele Angiuli, Renato de Maria, Walter Mameli), che con Stress Therapy, un montaggio in loop di immagini riprese dai TG dell’epoca dell’attentato a Ronald Reagan, vinse il primo premio per la migliore produzione video al Festival del cinema di Torino nel 1982. Oltre ai Grabinsky erano di casa alla Traumfabrik i Gaznevada, gli Stupid Set, Andrea Pazienza, Filippo Scozzari, Stefano Tamburini e molti altri. Della vivace scena di quegli anni si presenta una selezione degli scatti fatti da Daniela Facchinato alle musiciste Lydia Lunch e Connie Burg, alla band inglese Bauhaus, all'artista Kenny Scharf, alla performer Ann Magnuson e a Stanley Zbigniew Strychacki, fondatore del Club 57 di New York.
Sono poi esposti materiali documentari riguardanti la storia del movimento gay bolognese che inizia in modo simile a quella newyorchese. Se i moti di Stonewall del ’69 sono stati preceduti dalle rivolte degli studenti del ’68, nel ’77 i movimenti studenteschi iniziano un percorso che porterà nel 1982 alla presa del Cassero di Porta Saragozza, punto di riferimento per il movimento LGBT italiano e internazionale, in grado di unire la creatività all’impegno politico, alla condivisione sociale e alla diffusione di una cultura di prevenzione dell’AIDS.
Se Francesca Alinovi già negli anni ’80 scriveva dei futuri sviluppi delle telecomunicazioni, i Giovanotti Mondani Meccanici furono tra i pionieri in Italia nel creare performance multimediali e il primo fumetto realizzato a computer pubblicato sulla rivista "Frigidaire" nel 1984, impresa titanica per i computer del periodo. Le intuizioni cibernetiche del tempo futuro furono indagate dalla rivista milanese "Decoder" pubblicazione internazionale underground, che fin dai primi numeri si è dedicata all'osservazione dell’utilizzo sociale delle nuove tecnologie. Sono presentati i computer-comics dei Giovanotti Mondani Meccanici, i primi numeri di "Decoder" e una storia a fumetti cibernetica di Nicola Corona.
Giovanni Lindo Ferretti aveva frequentato il DAMS di Bologna e la Traumfabrik — la Fabbrica dei Sogni, appartamento occupato nella centralissima via Clavature — prima di fondare a Berlino nel 1982, con Massimo Zamboni, i CCCP Fedeli alla linea, tra i gruppi musicali più influenti degli anni Ottanta. Autodefinitosi gruppo di "musica melodica emiliana" e di "punk filo-sovietico", i CCCP Fedeli alla linea iniziarono a suonare nelle piazze e nei centri sociali come il Tuwat di Carpi, in provincia di Modena, per terminare con l'ultima tournée internazionale in Russia nel 1990, e fondare i CSI alcuni anni dopo. Il loro primo album fu prodotto dalla Attack Punk Records, etichetta discografica che negli anni ’80 pubblicò diversi album di gruppi punk rock come Rivolta dell’Odio, Tampax, Raptus e Disciplinatha. Saranno esposte le fotografie scattate ai CCCP da Luigi Ghirri, tra i più importanti fotografi italiani, accanto ai vinili e alle fanzine di Attack Punk Records, locandine del Tuwat e il libro Babilonia. Nostalgia di muri di Andrea Chiesi.
Lo scrittore di Correggio Pier Vittorio Tondelli si era laureato al DAMS di Bologna dove si era stabilito dopo la fine degli studi. Nonostante i tanti viaggi in Europa e i trasferimenti a Firenze e Milano, aveva sempre mantenuto stretti legami con la città. Fu un autore significativo, tra i primi a contaminare il racconto autobiografico con la forma saggistica e del reportage giornalistico, a unire il mondo del clubbing con l’analisi sociologica, nella migliore tradizione anglosassone dei Cultural Studies. Fu anche il primo a intervistare i CCCP Fedeli alla linea sulle pagine de L’Espresso nel novembre del 1984. Dello scrittore saranno presentate le prime edizioni di Altri libertini e di Un weekend postmoderno e un testo inedito per una collaborazione con i Giovanotti Mondani Meccanic,
Così come Francesca Alinovi aveva scritto il Manifesto dell’Enfatismo, un gruppo di neolaureati alla Facoltà di Architettura di Firenze, teorizzò e fondò a Palazzo Re Enzo di Bologna il 12 luglio 1986 il Movimento Bolidista, gruppo composto da Massimo Iosa Ghini e Maurizio Corrado di Zak Ark, Maurizio Castelvetro e Giovanni Tommaso Garattoni di Complotto Grafico, Stefano Giovannoni e Guido Venturini di King Kong, Pierangelo Caramia, Daniele Cariani, Dante Donegani ed Ernesto Spicciolato di Elettra, Fabrizio Galli e Anna Perico di Memory Hotel Studio, Massimo Mariani, Giusi Mastro, Roberto Semprini, Bepi Maggiori. Ognuno con la propria cifra stilistica disegnavano oggetti di design basati su suggestioni formali derivate dallo stream-line americano e dall’architettura degli anni Trenta riproposta in chiave postmoderna, dove il dinamismo della civiltà delle macchine era sostituito dalla fase "elettronica", caratterizzata dall’accelerazione delle tecnologie dell’informazione, preconizzando, con la visione fluidodinamica del mondo l’avvento dell’immaterialità di internet. È stato un movimento multidisciplinare, che ha teorizzato la Città Fluida con grande anticipo rispetto al filosofo Zygmunt Bauman, che farà uscire Modernità liquida solo nel 2000. In mostra sono esposti i manifesti da loro scritti, oggetti e memorabilia tra cui la sedia Born in flames di Giovanni Tommaso Garattoni, il tavolo Andalu Andalu di Maurizio Corrado, e disegni di Massimo Iosa Ghini.
Con il gruppo Valvoline - composto da Lorenzo Mattotti, Daniele Brolli, Giorgio Carpinteri, Igort, Marcello Jori, Jerry Kramsky, Massimo Mattioli e Charles Burns che si incontrano a Bologna nel 1983 -, il disegno diventa il linguaggio che crea cortocircuiti con la pittura e il fumetto. Le loro prime storie a fumetti apparvero in quello stesso anno sulle pagine della rivista mensile "Alter Alter", diretta da Oreste Del Buono e furono subito amate da Pier Vittorio Tondelli, da studiosi come Renato Barilli, Roberto Daolio, Antonio Faeti, Francesca Alinovi, Mariuccia Casadio e Daniele Barbieri. Oltre a "Frigidaire" pubblicarono su "Metal Hurlant", "L’Eternauta" e su numerose pubblicazioni internazionali. "Le riviste - e tra queste vorrei ricordare Westuff, I-D, Manipulator, Frigidaire, The Face -erano a quel tempo laboratori iconografici in grado di definire una nuova iconografia, trasformando il design da linguaggio, ai più invisibile, a codice universale di creazione di immaginari", afferma la curatrice della mostra.
Il gruppo Valvoline fu invitato da Anna Piaggi, tra le più estrose e originali giornaliste di costume internazionali, a illustrare servizi di moda per "Vanity", trasformando il fashion shooting in disegno di moda. Nel luglio 1984 la rivista aveva affidato solo alcune immagini di moda ai membri del gruppo Valvoline, ma nei numeri successivi furono realizzati a fumetti pressoché tutti i servizi di moda. In mostra saranno raccolti disegni di Daniele Brolli, Giorgio Carpinteri, Massimo Iosa Ghini, Marcello Jori.
In quegli stessi anni Massimo Osti, nato a Bologna nella metà degli anni ’40, di formazione graphic designer, contamina il mondo della grafica e dell'arte con quello della moda. Utilizza T-shirt come se fossero supporti per disegni e serigrafie, con il brand Chester Perry, nome che rende omaggio alla striscia a fumetti pubblicata su "Linus", ambientata nell'ufficio acquisti di una ditta americana chiamata appunto Chester Perry. È un indizio della sua vicinanza con il mondo del fumetto, collabora con Andrea Pazienza quando la Volvo nel 1984 gli commissiona l’ideazione di tute da lavoro. Il marchio Chester Perry fu in seguito trasformato in C.P. Company e divenne fin da subito una label caratterizzata da un know-how speciale, legato a processi di stampa e tintura innovativi, a invenzioni sui materiali e sugli elementi strutturali. Nel 1987 Osti fu invitato a presentare la sua ultima collezione a Berlino Ovest, in occasione delle celebrazioni del 750° anniversario della fondazione della città di Berlino e il 150° anniversario della nascita dell'industria tessile. Decise di far indossare i suoi abiti a performer invece che a modelli professionisti. Un ulteriore esempio della sua volontà nel reinventare i codici stilistici nel mondo moda, che lui ha formulato nell'invenzione dello sportswear e dell'urbanwear, pur essendo, come ha scritto il padre della fantascienza cyberpunk William Gibson "il più grande disegnatore di moda maschile meno conosciuto dal consumatore medio" nella prefazione del libro Ideas from Massimo Osti.
Parte del suo archivio è ospitato nel China Design Museum di Zhejiang. Diversi progetti di Massimo Osti mostrano l'unicità del suo percorso creativo, tra questi la collaborazione con la Rainforest Foundation, fondata tra gli altri, da Sting, la pubblicazione del "C.P. Company Magazine", nel 1984 in italiano, inglese, giapponese e distribuito nelle edicole, il vinile e alcuni frame della performance/sfilata City Sound BERLIN presentata al Reichstag di Berlino, l'uniforme da lavoro per la Volvo, la sponsorizzazione dell'auto elettrica da corsa, progettata dall'architetto Paolo Pasquini nel 1987.
La comunicazione di moda e la pubblicità sono invece reinventate attraverso il fumetto da WP Lavori in Corso che nel 1982 inizia a importare in Italia marchi d’abbigliamento ora popolari, ma che in quegli anni erano pressoché sconosciuti come Avirex, Paraboot, Vans, facendo disegnare diversi suoi house organ all’agenzia di pubblicità A.G.O. (Alcuni Giovani Occidentali), fucina creativa che raccoglieva i più significativi illustratori e designer italiani. Esperienza dirompente che vede nelle pagine disegnate tra il 1986 e il 1988 da Massimo Iosa Ghini, Giorgio Carpinteri, Marcello Jori e Filippo Scozzari un nuovo modo di fare ricerca, grazie a interlocutori illuminati come i fondatori di Wp Lavori in Corso, Giuseppe e sua figlia Cristina Calori. W.P. Lavori in Corso, è oggi un gruppo internazionale, la cui missione è la ricerca, distribuzione e licenza dei migliori brand originali provenienti da tutto il mondo. Sono presentati alcuni cataloghi realizzati da A.G.O, i quadri di Marcello Jori e Massimo Iosa Ghini per WP, mentre un quadro di Filippo Scozzari sarà esposto nel WP Store di via Clavature 4 a Bologna.
Nell’ambito del costume invece, a partire dalla fine degli anni Ottanta, ad alimentare la scena underground prima italiana poi internazionale è Slam Jam. Fondata da Luca Benini nel 1989 a Ferrara, Slam Jam nasce distribuendo marche al tempo poco conosciute come Stussy e promuovendo esperienze provenienti dalle diverse scene underground, quando termini come streetwear non erano stati ancora coniati. Nel corso del tempo Slam Jam ha connesso linguaggi eterogenei come moda, musica, arte e clubbing. Realtà eclettica, si è evoluta diventando anche piattaforma culturale pur mantenendo viva la propria natura, sempre attenta a intercettare e connettere attitudini urbane affini al suo DNA. Slam Jam continua ancora oggi a sostenere eventi culturali vicini al suo percorso di ricerca come "Dilettanti Geniali. Sperimentazioni artistiche degli anni Ottanta". (aise)


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