GUAIDÓ: “PRESTO PRENDERÓ POSSESSO DEL MIO UFFICIO A MIRAFLORES”

GUAIDÓ: “PRESTO PRENDERÓ POSSESSO DEL MIO UFFICIO A MIRAFLORES”

CARACAS\aise\ - “In un clima teso, tra rumori che si rincorrono e false notizie, il presidente “ad interim”, Juan Guaidó, è intervenuto a conclusione di una manifestazione convocata per esigere la restituzione del servizio elettrico. “La fine dell’usurpazione è ormai vicina – ha gridato ai tanti venezuelani che hanno gremito le vie di Santa Monica -. Molto presto avremo bisogno di un nuovo ufficio…andrò al mio ufficio di Miraflores”. Guaidó ha invitato i presenti a rispettare la proprietà privata e a mantenere la calma. Il riferimento è ai saccheggi che si sono registrati in questi giorni”. È quanto si legge su “La voce d’Italia”, quotidiano online diretto a Caracas da Mauro Bafile.
“Capiamo bene la disperazione – ha detto -. Ma è questo il momento di mantenere la calma. Questo regime vuole il contrario.
Ha quindi insistito sul tema degli aiuti umanitari. Ha sostenuto che sono depositati a Cucuta e che se non sono arrivati in Venezuela è perché il governo non lo permette. Ha quindi chiesto che sia permesso di aiutare le migliaia di venezuelani che hanno bisogno di medicine e di generi alimentari.
Per quel che riguarda, invece, le affermazioni del Procuratore Generale, Tarek William Saab, in merito all’interruzione del servizio elettrico considerato dal Governo un sabotaggio e parte di un complotto internazionale, Guaidó ha rispedito ogni accusa al mittente.
– Le minacce contro di me e la mia famiglia – ha detto – non m i fermeranno. Non ci saranno ripensamenti”.
Sempre dalla Voce, pubblichiamo un altro articolo, datato 11 marzo, su blackout e saccheggi.
VENEZUELA SEMPRE NEL CAOS, PRIMI SACCHEGGI
Il governo ha deciso di prorogare l’interruzione di ogni attività: scuole e negozi chiusi. La paralisi del paese continua e il caos pare sia l’unica certezza. Le autorità non riescono a ripristinare il servizio elettrico mentre i trasformatori vanno a fuoco, come accaduto nel quartiere di Baruta.
Il ministro Jorge Rodríguez ha assicurato che il governo lavora per ristabilire il servizio elettrico e insiste sulla tesi dell’attacco “cibernetico” .
Intanto cresce la disperazione della popolazione e si ha notizia dei primi conati di saccheggi immediatamente repressi con estrema violenza dalla Polizia e dalla “Guardia Nacional”. La popolazione reclama soprattutto acqua e generi alimentari.
Le cliniche e gli ospedali sono in crisi. La mancanza di elettricità è stata sopperita dai generatori elettrici ma comincia a scarseggiare il combustibile che li alimenta. Cominciano a chiudere le emergenze. Ancora non si sa con precisione quante siano i morti prodotto dall’interruzione dell’energia elettrica.
Il danno economico arrecato dal “black-out” è ancora difficile da quantificare ma si valuta in milioni di dollari. In questo contesto, la delinquenza è l’unico settore che trae profitto del caos che caratterizza oggi la vita delle maggiori città del Paese. Rapine, furti, violazioni, sequestri regolamenti di conti, avvengono senza che Polizia e la Guardia Nazionale riescano ad intervenire.
Dopo una lunga interruzione, i voli delle poche compagnie aeree internazionali che uniscono il Venezuela con il resto del mondo sono ripresi tra mille difficoltà. Alcuni vettori hanno informato i clienti che potranno viaggiare, ma senza bagaglio.
Si teme che il black out possa continuare e che l’intermittenza del servizio elettrico si protrarrà ancora per qualche giorno”. (aise) 

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