I VOLTI DEL MADE IN ITALY

I VOLTI DEL MADE IN ITALY

ROMA – focus/ aise – Dopo Francia e Svizzera, anche l’Italia approda ufficialmente in Cina con una Scuola di Cucina riconosciuta dal Governo locale: il merito è di Food Genius Academy, che a gennaio 2020 aprirà proprio in Cina, per l’esattezza a Shanghai, la sua terza sede operativa, dopo quelle già attive da anni a Milano e Bologna. La scelta di Shanghai ha motivazioni ben precise: oltre a essere la capitale economica della Cina, la "Perla dell’Oriente" è una metropoli cosmopolita, caratterizzata da un vivace scenario gastronomico. Si stima che a Shanghai siano presenti oltre 58.000 ristoranti, che comprendono almeno 10 varietà di cucina regionale cinese e 11 tipi di cucina internazionale. Come testimoniano le circa 300 insegne che richiamano il nostro Paese (i ristoranti autenticamente italiani sono una cinquantina), a Shanghai l’appeal della cucina italiana è elevato. Le espressioni migliori di questo movimento sono rappresentate dal Ristorante "Otto e Mezzo Bombana", terzo "figlio" dello chef Umberto Bombana, che dal 2017 può fregiarsi di due stelle Michelin; e dal Ristorante "Da Vittorio", il primo fuori dai confini europei della famiglia Cerea, che a soli tre mesi dall’apertura, lo scorso settembre, è entrato nel club dei ristoranti stellati. È proprio alla luce di questo contesto favorevole che Food Genius Academy ha avviato un dialogo con le autorità cinesi per l’apertura di una sede a Shanghai: prezioso, in questo senso, è stato il ruolo di Chan & Chang Group, partner finanziario di Food Genius Academy nel progetto. Attività principale del gruppo, che ha il suo quartier generale proprio a Shanghai, è lo sviluppo immobiliare, in chiave sia commerciale sia residenziale, ma vanta interessi anche nei campi della hotellerie, della ristorazione e del trading. Per effetto dell’accordo siglato con il Governo cinese a settembre 2019, Food Genius Academy sarà operativa a Shanghai dal mese di gennaio. L’Opening Day coinciderà con il Capodanno Cinese, che nel 2020 cadrà sabato 25 gennaio. La sede cinese della Scuola si svilupperà su una superficie di 2.300 mq, così articolati: un grande laboratorio di cucina, un laboratorio di pasticceria, due aule dove gli studenti cinesi potranno seguire le lezioni teoriche, una biblioteca con volumi enogastronomici, uno spazio per eventi aziendali e Open Day e una zona relax. A tenere a battesimo la Food Genius Academy di Shanghai sarà il Corso di Cucina Italiana. Successivamente verrà attivato il Corso di Pasticceria Italiana. Il corpo docente sarà formato da chef e pastry chef, italiani per formazione.
Come spiega Desirée Nardone, direttore di Food Genius Academy, "L’apertura della sede di Shanghai rappresenta il coronamento di un lungo percorso. Dobbiamo essere orgogliosi: la nostra, infatti, sarà la prima Scuola di Cucina Italiana ufficialmente accreditata dal Governo cinese. Sentiamo quindi la responsabilità di promuovere l’autentica cucina italiana, nella sua declinazione d’autore, in un Paese che offre enormi possibilità professionali e di investimento nel campo della ristorazione fine dining". "La nostra scuola di Shanghai nasce con lo stesso DNA di Food Genius Academy Milano: ha una natura prettamente professionale", continua Nardone. "L’obiettivo è insegnare ai giovani cinesi le basi della cucina e della pasticceria italiane, partendo dalla tradizione ma sempre strizzando l’occhio all’innovazione: vogliamo formare chef e pastry chef che da subito siano pronti a vincere la sfida del mercato del lavoro. Il personale docente non è composto da accademici in senso stretto bensì da professionisti della ristorazione, tutti italiani: più che semplici insegnanti, mentori dal background professionale di successo e con un approccio pratico alla docenza. Come a Milano e a Bologna, elemento distintivo dell’offerta didattica di Food Genius Academy Shanghai sarà la possibilità offerta ai nostri studenti di completare la propria crescita con un’esperienza di stage". Food Genius Academy sta lavorando proprio alla creazione di un network di strutture di alto livello, dove attivare tirocini formativi per gli aspiranti chef e pastry chef cinesi: il tutto non solo a Shanghai, ma anche in città come Hong Kong e Macao. A brevissimo la Scuola ufficializzerà le prime partnership. Guidata da Rettore Fabrizio Micari, una delegazione di docenti dell'Università degli Studi di Palermo si è recata in Vietnam per presentare l’accordo quadro tra l'ateneo siciliano e il Ministero degli Interni del Governo vietnamita per la formazione e l’aggiornamento di alti dirigenti e funzionari. Nell’incontro con l'Ambasciatore italiano, Antonio Alessandro, il rettore ha spiegato che la prima edizione del ciclo formativo prenderà il via a fine novembre col coordinamento scientifico di Salvatore Casabona del Dipartimento di Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali (DEMS) di UniPa. Nel corso della missione, Micari ha incontrato anche il Rettore della Hanoi University, Nguyen Van Trao, per il rinnovo degli accordi di cooperazione in atto e l'attivazione di nuovi programmi di mobilità internazionale tra i due Atenei. Difesa dell’eccellenza dei nostri prodotti sui mercati internazionali, lotta alla contraffazione e sostegno alla competitività delle imprese manifatturiere sfruttando il potenziale abilitante del digitale: è questa la finalità del progetto pilota “La Blockchain per la tracciabilità del Made in Italy”, che vede il Ministero dello Sviluppo Economico in prima fila con il supporto di IBM e la collaborazione di associazioni e aziende della filiera del tessile italiano. Il progetto è stato presentato il 14 novembre,presso il Salone degli Arazzi del Dicastero, nel corso dell’evento a cui hanno preso parte il Ministro Stefano Patuanelli e il Presidente e Amministratore Delegato di IBM Italia, Enrico Cereda.
Si tratta di un primo modello sperimentale che risponde a precisi bisogni e che può crescere con un approccio progressivo e una visione di lungo termine, oltre a risultare di facile replicabilità in altri contesti industriali. Il MiSE sta valutando le opzioni disponibili per lo sviluppo di questa tecnologia e lancerà delle nuove sperimentazioni su altre filiere produttive.
La piccola e media impresa ha oggi il forte bisogno di un sostegno sistemico per poter migliorare la trasparenza e la tutela dei propri marchi, sotto molteplici punti di vista, sia all’interno della filiera di appartenenza sia nei confronti dei consumatori finali.
Di fronte a uno scenario che mette in luce una frammentarietà di sistemi, approcci e iniziative, la Blockchain mette a disposizione caratteristiche da paradigma di riferimento con cui garantire la standardizzazione, l’immutabilità e l’autenticità di dati e documenti, la loro sicurezza, la riduzione dei contenziosi sulle transazioni e l’automazione dei processi, con un deciso miglioramento della produttività complessiva.
“Oggi presentiamo i risultati di una prima sperimentazione del MiSE che utilizza la Blockchain e le tecnologie basate sui registri distribuiti”¸ha spiegato Patuanelli. “Stiamo lavorando a livello europeo nell'ambito della European Blockchain Partnership al fine di esportare il modello italiano di protezione delle filiere produttive attraverso le tecnologie emergenti. Pensiamo che in questo ambito il nostro Paese possa giocare un ruolo di leader a livello comunitario”.
Secondo Cereda, “l’apertura alla competizione dei mercati globali pone il brand Made in Italy nella condizione di dover assicurare la massima trasparenza e tracciabilità. L’uso della Blockchain è l’innovazione che può consentire alle nostre imprese di garantire i propri prodotti, differenziandoli in termini di qualità e sostenibilità. Questo permetterà ai consumatori di scegliere con la massima consapevolezza, garantendo alle aziende un ritorno importante in termini di fiducia”.
Lo studio di fattibilità del MiSE è partito dall’individuazione delle principali problematiche della filiera da cui, applicando metodologie innovative come il design thinking, sono emerse sia le esigenze più significative – si va dalla semplificazione delle interazioni all’accesso immediato alle informazioni, dalle logiche di integrazione con i gestionali delle imprese alla semplicità d’uso - sia le proposte di miglioramento dei processi di tracciamento interfiliera.
Con IBM, la fase di sperimentazione ha quindi prodotto un primo prototipo basato su piattaforma Blockchain, messa a disposizione delle aziende partecipanti via Cloud. Come caso di riferimento è stato scelto quello di un’azienda che emette al suo fornitore un ordine per un lotto di lino, verifica che la fibra sia certificata come biologica e ne realizza delle camicie per un particolare brand. Con un obiettivo di fondo: migliorare la tracciabilità, ostacolare la contraffazione e offrire al consumatore finale tutte le informazioni necessarie per un acquisto consapevole.
Presente all’incontro di ieri anche CNA Federmoda, che ha collaborato allo studio coinvolgendo imprese a livello nazionale ed è stata protagonista della tavola rotonda dedicata ad un confronto sulle potenzialità di questo progetto con la Vice Presidente nazionale, Doriana Marini.
“Nel futuro del settore tessile e abbigliamento, è importante per le imprese un sistema di tracciabilità e certificazione efficace e di filiera”, ha spiegato Doriana Marini. “Tracciare la filiera italiana della moda significa dare un valore aggiunto per la crescita del sistema moda, sia in termini di qualità sia in termini di trasparenza, a tutela dei consumatori. CNA suggerisce la valorizzazione del sistema “T Fashion di Unionfiliere” per arrivare al consumatore con un’etichetta parlante che utilizzi nuove tecnologie. In questo modo si può lavorare alla costruzione di un “Rating di valore” per le Pmi che non risponda soltanto a logiche economico-finanziarie, ma sia basato su indicatori di sostenibilità economica, sociale, etica ed ambientale e che preveda premialità per le aziende più virtuose”. (focus\ aise) 

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