IL SOFTPOWER ITALIANO

IL SOFTPOWER ITALIANO

ROMA – focus/ aise - Nel corso dell’assemblea ARS a Palazzo dei Normanni, tenutasi giovedì 18 aprile in concomitanza con il seminario promosso dal Cgie per la Creazione di una Rete di Giovani Italiani nel Mondo, si è parlato di Softpower con un panel nel quale hanno parlato quattro relatori: Letizia Airos Soria, socia fondatrice e direttrice responsabile del network I-taly.org negli Usa e moderatrice del tavolo; Domenico De Maio, direttore dell’ANG Agenzia Nazionale Giovani; Antonino Laspina, direttore dell’Ufficio di Coordinamento Marketing dell’Agenzia ICE; Stefano Queirolo Palmas (DG Sistema Paese).
Potere dolce. Questa la possibile traduzione del termine anglofilo che, solitamente, viene utilizzato nelle relazioni internazionali per indicare la facoltà di un politico di veicolare messaggi con fermezza, ma senza imporre nulla. L’Italia, come si è cercato di dimostrare nel corso del panel, a sua volta ha una sorta di softpower, che troppe volte rimane nascosto o comunque non valorizzato. Un esempio? il Made in Italy, o, per dirla diversamente, l’Italian Way of Life, il vivere all’italiana, slogan coniato dal MAECI. Cucina, pizza, moda, cultura. Questo è il softpower italiano. Cose che diamo per scontate, ma che plasmano all’estero l’idea che gli altri hanno di noi e del nostro Paese. Ecco allora che anche espressioni come “Pizza e mandolino”, non devono più essere interpretate come semplici stereotipi, ma come una forma di penetrazione nella cultura – o quanto meno nell’immaginario – di un altro Paese.
Ma il softpower è rappresentato anche dai corsi di lingua italiana, dagli Istituti italiani di Cultura, dalle comunità stesse. Per non parlare dei grandi geni del passato: Dante, Leonardo, Raffaello, Michelangelo, Bernini, Borromini e tanti, tantissimi altri. “Voi stessi forse non siete in grado di comprendere quanto siete importanti per rappresentare il softpower italiano”, ha detto rivolgendosi ai ragazzi e alle ragazze Letizia Airos. “Il softpower è giovane e non potrebbe essere altrimenti”, ha detto Domenico De Maio, direttore ANG. “Il softpower è un mosaico, un’unione di punti diversi che possono rendere un Paese come l’Italia grande”, ha spiegato De Maio, “non c’è limite, qualsiasi cosa può diventare softpower. Noi creiamo strumenti di sistema che permettono di dar vita a ulteriori forme di questa entità che può sembrare astratta, ma che in realtà produce effetti molto concreti”.
La parola è poi passata a Laspina, dell’Agenzia ICE: “Le aziende italiane nel mondo sono moltissime. Di queste soltanto 220 mila esportano, ma non tutte in maniera stabile. Favorire una crescita del commercio estero significa rendere la nostra presenza nel mondo ancora più forte e significativa. L’apporto dei giovani in questo settore è fondamentale”.
La conclusione si è focalizzata sull’importanza di una formazione mirata ai giovani oriundi, affinché abbiano tutti gli strumenti necessari per rendere la promozione del sistema Paese davvero efficace. Sono intervenuti, a proposito, alcuni ragazzi dal pubblico, che hanno espresso il loro parere a riguardo, offrendo spunti di riflessione e fornendo la testimonianza delle proprie esperienze. (focus\ aise) 

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