INTERVISTA AD ANTONIO TAJANI: LA PRIORITÀ DELL’UE È PRESERVARE I DIRITTI DEI CITTADINI EUROPEI NEL REGNO UNITO – DI DEBORAH GIANINETTI

INTERVISTA AD ANTONIO TAJANI: LA PRIORITÀ DELL’UE È PRESERVARE I DIRITTI DEI CITTADINI EUROPEI NEL REGNO UNITO – di Deborah Gianinetti

LONDRA\ aise\ - "Grande giornata quella di ieri in casa London One Radio. Sono stati molti gli interventi di esperti e politici che ci hanno aiutato a capire meglio questo particolare periodo storico della Brexit, totalmente nuovo e costellato di incertezze". Come scrive Deborah Gianinetti oggi sull’Italoeuropeo, "ai nostri microfoni è arrivato anche il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, che ha sottolineato come la priorità delle Istituzioni di Bruxelles sia la tutela degli interessi dei cittadini europei nel Regno Unito e i diritti dei cittadini britannici in Europa.
"Non dobbiamo permettere che ci sia una hard Brexit", ha continuato Antonio Tajani, esprimendo anche un certo ottimismo nei confronti di una situazione potenzialmente catastrofica, perché "un no deal non conviene a nessuno".
"I cittadini sono la priorità delle priorità. Potete contare su di me come presidente del Parlamento europeo", ha concluso, cercando così di rassicurare i milioni di espatriati in che in questo momento stanno affrontando un vero e proprio salto nel buio.
È intervenuta in trasmissione anche la MP laburista Tonia Antoniazzi, che ritiene che l’unica soluzione per uscire da tale impasse politica sia un nuovo referendum, in disaccordo con Corbyn che invece preferirebbe andare direttamente a nuove elezioni.
Disaccordo espresso chiaramente anche dall’On. Ungaro, in aperto contrasto con il governo italiano: "Tutti i grandi Paesi europei hanno annunciato piani di emergenza, l’Italia dorme e latita".
Parole molto forti sono state anche quelle dell’europarlamentare Bill Etheridge che ha accusato il Parlamento europeo di essere un’Istituzione non democratica, che ha fatto di tutto per proporre un deal non votabile dai parlamentari britannici.
Un’analisi più approfondita è arrivata dall’economista Bill Emmott, che riconduce le radici della Brexit alla grande crisi economica del 2008, la quale ha scosso le politiche di tutti i Paesi occidentali facendo crescere in modo esponenziale l’appoggio nei confronti di movimenti o partiti populisti e sovranisti.
Infine la giornalista Barbara Serra ha ammesso di sognare un nuovo referendum, che potrebbe sconvolgere l’esito di quello precedente. Ma una nuova tornata alle urne "non risolverebbe il problema di milioni di persone in UK che vogliono uscire dall’Unione europea. Non si può semplicemente ignorare il voto"".
Le interviste si possono ascoltare nuovamente on line tramite il podcast a questo link. (aise)


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