LA MEMORIA DEL SACRARIO DI NYERI - DI CARLO SABA

LA MEMORIA DEL SACRARIO DI NYERI - di Carlo Saba

MALINDI\ aise\ - “Quando in Italia gli amici mi chiedono il perché del mio interesse per questa terra così lontana e diversa, io rispondo che è l'unico posto che conosco dove, in un raggio di 500 km, posso trovare la savana, la giungla, i fiumi, i laghi, le cascate, i deserti, le montagne con i ghiacciai perenni, circondate da boschi secolari, il mare caldo tutto l'anno e gli animali che sono più o meno quelli che c'erano già prima dell'arrivo dell'uomo. A tutto questo dobbiamo aggiungere le tradizioni di un popolo che ha tramandato di generazione in generazione la propria cultura e la propria storia. Oggi finalmente abbiamo qualche fonte letteraria che fissa nella parola scritta la storia dei popoli che hanno abitato il Kenya”. Così scrive Carlo Saba che su “malindikenya.net”, portale online fondato e diretto a Malindi da Freddie del Curatolo, racconta come e quando ha restaurato il portale simbolo della prigionia italiana in Kenya.
“Voglio accennare soprattutto al bel lavoro di Jomo Kenyatta che nel suo “Facing Mount Kenya” ci ha raccontato la storia di Gikuyu la cui progenie ha abitato e continua ad abitare le “terre alte” attorno al monte Kenya nella cui cima, secondo la tradizione, risiedeva il Dio Ngai.
Quello che però molti turisti italiani non sanno è che in questo luogo, a 6.000 km da casa, troviamo un pezzo di storia italiana del secolo scorso: si tratta delle tracce lasciate dai prigionieri italiani che dopo la guerra in Etiopia furono trasferiti per essere internati in campi di prigionia localizzati in diverse regioni del Kenya.
Una di queste tracce è rappresentata dalla piccola chiesa che si trova sulla strada che unisce Limuru a Naivasha, nella parte alta dell'escarpment, da dove si gode un fantastico panorama sulla Rift Valley.
Lo studioso Aldo Manos nel suo recente libro “Campo 360 Ndarugu” ci dà un'idea abbastanza precisa della sistemazione dei prigionieri italiani nei vari campi di prigionia e della loro vita quotidiana.
Oggi troviamo molte fonti letterarie sugli italiani in Etiopia ed in Kenya scritte sia da ricercatori storici sia dai figli dei prigionieri che hanno voluto ricordare l'esperienza dei loro padri in queste terre lontane.
Durante i lunghi anni di prigionia morirono circa 600 soldati italiani e Amedeo di Savoia, Duca d'Aosta, l'ultimo viceré di Etiopia. I loro resti furono tumulati in una chiesa sacrario costruita all'inizio degli anni '50 su un terreno delle Missioni della Consolata a Nyeri con il contributo del Ministero degli Esteri Italiano, dei molti italiani residenti in Kenya e della Duchessa d'Aosta.
Sono stato diverse volte nella chiesa sacrario degli italiani e devo dire che rimango sempre colpito dal misticismo che permea tutta la struttura. Il luogo è poco fuori dalla città, lontano dal traffico e dal caos cittadino. Si arriva, attraverso un viale alberato, fino ad un cancello che permette l'accesso allo spiazzo davanti alla chiesa al cui centro sorge un'aiuola ben curata.
Il portale della chiesa mostra i segni del tempo, è infatti rivolto ad est e il sole e la pioggia lo hanno usurato ma sono bene evidenti i suoi bassorilievi in legno che riportano a immagini descritte nell'Apocalisse di Giovanni.
La chiesa ha una navata centrale e delle cappelle laterali senza altari in cui sono sistemate le tombe dei caduti. In fondo alla chiesa, davanti all'abside troviamo la tomba del Duca d'Aosta, arresosi all'esercito inglese nella battaglia dall'Amba Alagi e morto meno di un anno dopo perché affetto da malaria e tubercolosi. Il monte Kenya è poco lontano a nord-est e verso ovest si vedono le colline dell'Aberdare. Il posto è ideale per gli amanti del trekking di montagna e la flora e la fauna presenti nella regione hanno peculiarità tipiche che non si trovano nel resto del Kenya.
Ho sempre pensato che una gita al sacrario degli italiani a Nyeri possa offrire al turista un momento di pace e forse anche un momento di riflessione sul significato della guerra.
Ultimamente, pensando di fare qualcosa di utile, ho presentato all’Ambasciata Italiana a Nairobi un progetto di ristrutturazione del portale di ingresso al memoriale italiano di Nyeri e dopo qualche tempo sono riuscito ad ottenere il permesso di attuare il mio progetto.
Siamo partiti in tre (con mia moglie Gabriella ed il nostro driver Karisa) per dedicare tre giornate complete a questa ristrutturazione.
La collaborazione di un amico imprenditore di Nairobi ci ha consentito di usufruire di una impalcatura per lavorare anche sui riquadri alti del portale.
È stato un lavoro stressante ma molto gratificante e siamo riusciti ad effettuare un restyling che dà un look più pulito a tutta la facciata anche se ci siamo resi conto che ci sarebbe bisogno di un lavoro più approfondito per assicurare una maggiore tenuta nel tempo (non è escluso che si farà).
Mi rivolgo ora al turista medio italiano che è arrivato fin qui a leggere questo articolo e gli propongo una gita in questo luogo di rimembranze: si tratta di una gita di mezz’ora, per chi passa da queste parti, per ricordare cosa hanno fatto i nostri padri e per riflettere su un fatto storico degli anni ‘30 del secolo scorso.
“Turista, non dimenticare di guardare i bassorilievi del portale tra cui quelli centrali che riportano pezzi dell’Apocalisse di Giovanni (l’ultimo libro della bibbia), i 12 pannelli di metallo smaltato in cui risalta il forte significato esoterico del numero 7 ed anche i simpatici gargoyle, figure mostruose notoriamente utilizzate a protezione dei defunti in luoghi sacri”. Turista …… è vero che un po’ ti ho incuriosito? Safari nje”. (aise) 

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