LA RICERCA ITALIANA E I SUOI RISULTATI

LA RICERCA ITALIANA E I SUOI RISULTATI

ROMA – focus/ aise - Siglata un’alleanza Confcommercio-ENEA per mitigare gli effetti dell’innalzamento del mare sulle attività economiche nei porti e nel settore turistico-balneare in Italia. Oltre a questa attività ENEA e Confcommercio hanno sottoscritto un protocollo d’intesa che prevede un’ampia collaborazione in altri settori, come l’uso efficiente delle risorse, il recupero dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) e la riqualificazione energetica. L’accordo è stato formalmente siglato a Roma dai presidenti di ENEA, Federico Testa, e di Confcommercio, Carlo Sangalli, nell’ambito del convegno “Pericolo Mediterraneo per l’economia del mare”. La collaborazione tra ENEA e Confcommercio prevede anche lo studio del rischio inondazione sui 21 principali porti commerciali italiani, oltre all’impatto sulle attività turistico-balneari. I porti italiani fanno parte di un sistema economico molto esteso, la cosiddetta blue economy, che conta circa 880mila occupati in 200mila imprese (il 3,2% del totale) tra pesca, cantieristica, trasporti marittimi e turismo. Inoltre, se si considera che ogni euro generato direttamente dal comparto ne attiva circa altri due sull’economia nazionale, si arriva a un valore aggiunto prodotto dall’intera filiera pari a 130 miliardi di euro all’anno, circa il 10 per cento del PIL italiano. Oltre allo studio sui porti, l’ENEA continuerà la mappatura dettagliata delle 40 zone costiere a rischio inondazione in Italia, dove sono presenti attività turistico-balneari, ferrovie, strade e autostrade, riserve naturali e città ad alta densità abitativa. Di queste 40, ENEA ha realizzato mappe ad alta definizione di 14 aree, con un’estensione totale di 5.686,4 km2, pari a una regione come la Liguria.
Si è chiusa il 14 febbraio scorso la 34esima Campagna estiva del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), nel corso della quale sono stati portati avanti oltre 50 progetti scientifici grazie alla partecipazione di 212 tra ricercatori e tecnici provenienti da istituzioni di tutta Italia. Dopo la messa in sicurezza degli impianti e delle infrastrutture, l’ultimo gruppo ha lasciato la base “Mario Zucchelli” per rientrare in Nuova Zelanda a bordo della Nave cargo olandese “Happy Delta”. Con la chiusura della base italiana prende ora il via la 15esima Campagna “invernale” presso la stazione italo-francese “Concordia” (Dome C), la base di ricerca permanente situata sul plateau antartico a 3.300 metri di altitudine. Per i prossimi nove mesi, fino a metà novembre, 13 “invernanti”, di cui 7 italiani, 5 francesi dell’IPEV (Istituto polare francese Paul Emile Victor) e 1 danese (un medico dell’Agenzia Spaziale Europea) rimarranno in completo isolamento, per mantenere attive le attrezzature sperimentali e condurre studi di glaciologia, chimica e fisica dell’atmosfera, astrofisica, astronomia, geofisica e biomedicina. La Campagna estiva, finanziata con 23 milioni di euro dal MIUR, attuata dall’ENEA per gli aspetti logistici e dal CNR per la programmazione e il coordinamento scientifico, è iniziata lo scorso ottobre e ha coinvolto diversi team di studio che, avvalendosi della collaborazione delle Forze Armate, hanno lavorato sfidando difficili condizioni ambientali. Tutti i dati e i reperti raccolti in Antartide verranno elaborati successivamente presso i laboratori italiani delle strutture che hanno preso parte ai progetti, per confluire poi nel Museo Nazionale dell’Antartide, che li terrà a disposizione per ulteriori ricerche e analisi. Infine, valutare la rigidità di un oggetto, determinare i dettagli della sua forma, pianificare l’interazione combinando in modo flessibile il controllo della forza e della posizione. Un compito assai difficile per un robot. Il corpo umano risolve il problema con un complicato sistema di sensori distribuiti nella pelle, articolazioni, muscoli e tendini. Negli ultimi anni, i dispositivi robotici che interagiscono con oggetti delicati sono diventati onnipresenti in molte applicazioni, come la riabilitazione robotica, la chirurgia assistita da robot, i robot umanoidi. Tuttavia, la maggior parte di queste tecnologie robotiche e ibride hanno capacità somato-sensoriali povere o completamente mancanti e si basano prevalentemente sulla visione. Ricercatori italiani e israeliani studiano assieme come migliorare queste tecnologie nel laboratorio congiunto "Artificial somatosensation for humans and humanoids": si punta a sviluppare dispositivi bionici e robot umanoidi. Tecnologie che, si auspica, potranno essere trasferite alle industrie del settore dei due Paesi, per migliorare la loro competitività nei mercati europei e globali. Il laboratorio, coordinato da Maura Casadio dell’Università di Genova e dalla ricercatrice Nisky Ilana della Ben Gurion University, coinvolge molti giovani e punta anche a formare la prossima generazione di scienziati e ingegneri biorobotici. La collaborazione, finanziata dal Ministero della Scienza e della Tecnologia israeliano (MOST), si iscrive nell’ambito dell’Accordo di cooperazione per la ricerca scientifica, tecnologica e industriale tra Italia e Israele (2002), che rappresenta il più importante programma di partenariato scientifico bilaterale promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. (focus\ aise) 

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