L'INIZIATIVA IMPRENDITORIALE DEGLI IMMIGRATI NELLE REGIONI ITALIANE: GLI APPROFONDIMENTI DI IDOS/ I DATI SUL PIEMONTE

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ROMA\ aise\ - L’iniziativa imprenditoriale degli immigrati è una realtà ormai diffusa e radicata su tutto il territorio nazionale. Nell’ambito della campagna di informazione promossa nell’ambito di “Voci di confine”, progetto cofinanziato dall’Agenzia Italiana per la cooperazione allo sviluppo, con capofila Amref e con il Centro Studi e Ricerche IDOS partner insieme a una rete di ulteriori enti e associazioni, sono state pubblicate schede di sintesi con i dati di ciascuna regione. Pubblichiamo oggi i dati sul Piemonte.
LA SCHEDA IDOS
Sono 44.667 all’inizio del 2018 le attività di lavoro autonomo e imprenditoriale condotte da cittadini immigrati in Piemonte, un decimo di tutte le aziende registrate nelle locali Camere di Commercio (9,8%): un’incidenza inferiore a quella calcolata nell’intero Nord-Ovest, dove lo stesso valore arriva a un nono (11,3%), ma analoga alla media nazionale (9,6%).
In linea con l’andamento registrato nell’ultimo quinquennio, durante il quale il loro numero è cresciuto di quasi un decimo (+9,1% tra l’inizio del 2013 e l’inizio del 2018), anche nel corso del 2017 l’aumento è stato sostenuto (+2,9% vs il -1,0% delle attività condotte dagli autoctoni), confermando il dinamismo occupazionale dei lavoratori migranti e il loro contributo agli equilibri del tessuto di impresa locale, sia pure – non raramente – nelle posizioni più fragili e meno strutturate.
Si conferma, infatti, anche la netta preminenza tra le attività indipendenti guidate da lavoratori di origine straniera delle ditte individuali: sono 35.424 gli immigrati titolari di un’impresa di questo tipo in regione, un numero pari a oltre 8 imprese “immigrate” ogni 10. In parallelo a quanto si può osservare per l’intero tessuto di impresa locale, la Città Metropolitana di Torino si distingue come il primo e principale polo di attività, concentrando sul suo territorio ben oltre la metà di questi piccoli imprenditori (20.980, il 59,2% del totale). Il lavoro autonomo e imprenditoriale dei migranti, in ogni caso, è una realtà diffusa e radicata sull’intero territorio regionale. All’area torinese seguono, in termini numerici, le province di Alessandria (3.328, 9,4%) e Cuneo (3.313, 9,4%), quella di Novara (2.834, 8,0%) e, quindi, Asti (5,4%), Vercelli (3,8%), Biella (2,5%) e Verbania-Cusio-Ossola (2,4%). In analogia al quadro nazionale, anche tra i piccoli imprenditori immigrati in Piemonte ancora da sviluppare è il protagonismo femminile, con le donne che coprono meno di un quarto delle posizioni qui considerate (23,5%).
Se nell’insieme le “imprese immigrate” della regione rimandano in 7 casi su 10 a cittadini non comunitari (70,8%), il dettaglio dei gruppi nazionali più rappresentati conferma la spiccata spinta all’autonomia dei lavoratori marocchini (23,2%) e romeni (22,9%), che nell’insieme rappresentano quasi la metà di tutti gli immigrati titolari di una ditta individuale in regione (46,1%), una quota pienamente raggiunta nel torinese (50,9%).
Rilevante anche la presenza di albanesi (9,7%) e cinesi (7,7%), seguiti da nigeriani (3,6%) ed egiziani (2,6%). Più nel dettaglio, i piccoli imprenditori marocchini rappresentano il gruppo più numeroso in tutte le province, con le sole eccezioni di Torino e Cuneo, dove sono preceduti rispettivamente dai romeni (28,9%) e dagli albanesi (22,0%).
Questi ultimi, inoltre, si distinguono come la seconda nazionalità più rappresentata ad Asti (22,9%), Alessandria (18,6%) e Novara (14,2%), mentre i romeni si evidenziano nello stesso ruolo a Vercelli, Biella e Verbania-Cusio-Ossola.
Il contributo dei cinesi, a sua volta diffuso sull’intero territorio regionale, si fa più evidente a Biella (10,1%) e Novara (8,8%), mentre a VerbaniaCusio-Ossola si fa rilevante la presenza senegalese (9,1%).
Ferma restando la prevalente partecipazione alle attività terziarie, in cui si concentra il 55,2% delle imprese qui considerate, la distribuzione per ambiti di attività rivela il maggiore impatto dell’industria rispetto al quadro nazionale (40,5% vs 32,8%), innanzitutto per la più marcata concentrazione dei piccoli imprenditori immigrati nell’edilizia (34,6% vs il 25,1% del totale nazionale), primo comparto di attività a livello regionale (e in diverse province: Torino 35,0%, Cuneo 34,2%, Asti 36,0% e Alessandria 42,1%).
Di rilievo è anche il contributo alle attività manifatturiere, un ambito in cui opera quasi un decimo degli immigrati titolari di ditte individuali a Novara (8,2%) e a Cuneo (8,3%). Nei servizi, oltre al consolidato e multiforme inserimento nelle attività commerciali (30,6%), che si fa particolarmente diffuso a Vercelli (45,9%) e Verbanio-Cusio Ossola (42,1%), si evidenzia la partecipazione al comparto ristorativo-alberghiero (6,9%) e a quello del “noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese” (6,1%). Notevole, infine, è anche l’inserimento dei migranti nelle attività di stampo agricolo: se a livello regionale vi operano nel 2,3% dei (vs il 3,1% calcolato a livello nazionale), la stessa quota sale all’8,7% a Cuneo e all’8,4% ad Asti. (aise) 

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