MARIA MANETTI SHREM: PRIMA “SANFRANCISCAN” NOMINATA GRANDE UFFICIALE DELL’ORDINE DELLA STELLA D’ITALIA – DI MAURO APRILE ZANETTI

MARIA MANETTI SHREM: PRIMA “SANFRANCISCAN” NOMINATA GRANDE UFFICIALE DELL’ORDINE DELLA STELLA D’ITALIA – di Mauro Aprile Zanetti

SAN FRANCISCO\ aise\ - “Per Maria Manetti Shrem il 2019 non poteva aprirsi con migliore auspicio e riconoscimento ad una vita e una carriera letteralmente esemplari. Su approvazione del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, lo scorso 14 gennaio 2019 le è stata conferita dall’Ambasciatore d’Italia, Armando Varricchio una delle onorificenze più alte mai riconosciute a una donna italiana negli Stati Uniti d’America: Grande Ufficiale dell’Ordine della Stella d’Italia”. Così scrive Mauro Aprile Zanetti su “l’ItaloAmericano”, magazine diretto a San Francisco da Simone Schiavinato.
L'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana. Normalmente si inizia guadagnandosi l’onorevole titolo di Cavaliere, e, dopo una lunga sfilza di successi, un giorno si può eventualmente raggiungere quello più alto di Ufficiale; e successivamente magari anche il terzo di Commendatore, e così avanti con assiduità nella maratona dei meriti verso il vertice delle cariche di Grande Ufficiale. Maria — come meglio nota con il semplice primo nome da amici e conoscenti ovunque nel mondo —, invece, dopo un lunghissimo e dettagliato dossier avviato nel 2013 dalle autorità italiane a San Francisco, successivamente sviluppato, approfondito e analizzato fino allo scorso anno dagli addetti tra l’Italia e la California — avendo praticamente la vita e l’intera carriera scansionate attraverso tutti i principali traguardi di assoluta eccellenza —, ce l’ha fatta, salendo direttamente al quarto livello dell’Ordine della Stella d’Italia. “The sky’s the limit”, il limite è il cielo. E non si potrebbe dire meglio per questa donna fuori dal comune, faro di ispirazione e modello civile di impegno sociale e culturale a trecento sessanta gradi.
La cerimonia. Con un’impeccabile cerimonia di grande festa all’italiana (cibo del ristorante piemontese Perbacco, musica operistica, eleganza naturale, ilarità, leggerezza e convivialità) ospitata dal Console Generale Lorenzo Ortona e la moglie Sheila in Consolato — alla presenza di alcuni degli amici più stretti dei Manetti-Shrem, artisti, filantropi, “top socialites” della business community della Baia di San Francisco —,l’Ambasciatore Varricchio è venuto appositamente da Washington D.C., a solennizzare lo speciale conferimento, dichiarando: “Sono eccezionalmente compiaciuto e orgoglioso di decorare Maria Manetti Shrem per il suo esemplare contributo all’internazionalizzazione dell’Italia, nella fattispecie l’industria della moda 'Made in Italy' in Nord America, in combinazione con la sua assolutamente straordinaria attività filantropica, il lungo e assiduo supporto per promuovere la cultura e la lingua italiana, gli artisti e il talento in ogni campo”.
La voce dell'Italia. Maria, dal canto suo, durante tutta la serata ha ammesso agli amici di sentirsi “particolarmente nervosa”, nonostante abbia parlato anche a Buckingham Palace alla presenza del suo caro amico, Prince Charles; e in così tanti altri palchi internazionali e luoghi esclusivi, dove lei è ben più che un habitué. Ma qui è l’Italia a chiamare, e come in un incantesimo d'amore, Maria risponde con il cuore in mano dall’altro lato dell’oceano in duetto con il suo paese di nascita e formazione culturale. Profondamente commossa durante la meravigliosa cerimonia di festa, anche per la “sorpresa musicale” che il direttore generale dell’Opera di San Francisco, Matthew Schilvock ha annunciato — due arie rispettivamente da Rigoletto di Verdi, e da La Bohème di Puccini, cantate dal vivo con accompagnamento al piano per Maria e i suoi amici.
L’Amica Magica degli Artisti. Shilvock ha anche fatto un breve discorso particolarmente toccante su “l’unicità del mecenatismo straordinario di Maria" a supporto dell’Opera di San Francisco (creata da italiani uomini di affari e artisti, Gaetano Merola), “avendo però lei preso il testimone in eredità e portato ad altissimo livello nel ventunesimo secolo come nessuno altro”; avendo fatto di “San Francisco un luogo di affetti speciali, persino una casa, per i tanti artisti stranieri", volati da tutto il mondo negli ultimi 40 anni, di cui lei si è per l’appunto "presa personalmente cura come fossero suoi familiari”. Motivo per cui artisti di fama internazionale si sono infine legati a Maria a vita: da Luciano Pavarotti e Placido Domingo a Michael Fabiano, da Renata Scotto e Renée Fleming a Nadine Sierra, solo per citarne alcuni dei più leggendari e delle nuove grandi stelle del firmamento operistico. Maria e Jan, tra le tante cose, sono anche i fondatori dell'Emerging Stars Program della San Francisco Opera, che permette di incubare i nuovi talenti e portarli alla luce del grande palcoscenico.
La certezza dell'infelicità per l'incertezza della felicità. Dopo aver ringraziato ogni presente, iniziando dal suo “dolce marito” e grandioso “mecenate dell’arte”, Jan Shrem, Maria ha sottolineato il suo contagioso orgoglio di essere nata a Firenze, “culla del Rinascimento e del mondo degli affari italiani sin dal Duecento”. Ha anche aggiunto di sentirsi “appena un piccolissimo seme collegato alla più grande tradizione del mecenatismo dei Medici a supporto del talento in musica, arte, scienza e istruzione”. Per ultimo, rivolgendo il suo cuore al “grande paese, l’America”, che le ha dato “ospitalità e opportunità” come nessun altro, riconoscendole i meriti e il valore dei sacrifici e del duro lavoro, Maria ha affermato di essere lei stessa “una prova diretta del sogno americano”, dal momento che lei iniziò la sua vita dal nulla in California agli albori degli anni ‘70, lasciando ogni certezza nella sua amata Toscana per abbracciare l'incerto. Non a caso, nessuno ha mai espresso e incarnato meglio di Maria il sogno, il bisogno e il desiderio che guidano profondamente ogni emigrante a “fare un salto di fede” (come si dice in americano) per abbracciare lo spirito di frontiera proprio dell’America del West, quando più di due anni fa inaugurando l’omonimo Museo di Arte Contemporanea, donato a UC Davis come una rinascimentale “bottega dell’arte fiorentina”, disse: “Ho preferito lasciare la certezza dell’infelicità per l’incertezza della felicità”.
La forza del sogno. Qui siamo ben oltre il celeberrimo “diritto a perseguire la felicità”; precisamente siamo al fondamento stesso di avere ancora e sempre la capacità di fare un sogno. Dunque, la forza del sogno come principio del sacro fuoco per vivere la propria vita con entusiasmo, gioia e pienezza. Da questo triplice indice si dovrebbe meglio misurare lo stato di salute degli abitanti di un paese, e nello specifico oggi del Bel Paese.
Donare per sostenere il sogno americano. Maria Manetti Shrem ha concluso il suo discorso di ispirata “gratitudine a Dio” e alle persone che l’hanno amata e le hanno permesso di amare, incoraggiando “tutti a collaborare nel “dare indietro” così da rendere il “sogno americano” ancora possibile per ogni talento, questi giorni più che mai, “non conta l’origine, l’etnicità e la cultura”. Le sue ultime parole di saluto sono state in italiano, quasi un cantato in crescendo: “Viva la Vita, Viva l’Amore! Viva l’Italia!” E il parterre internazionale le ha musicalmente fatto eco in coro nella “lingua del sì”, la lingua del suo conterraneo e compagno di zodiaco (gemelli!), Dante Alighieri, ringraziando con una formula magica: “Viva Maria!””. (aise) 

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